Resuscito, quindi sono.

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Yet another useless writer.

Della correttezza di un percorso

Di tutte le persone che domattina si alzeranno, prenderanno il telefono, oppure allungheranno l’orecchio per sentire di cosa vibrano le tue cuffie e cercheranno la tua attenzione per dirti “Dovresti sentire / leggere / vedere / assaggiare”, potresti fare a meno.
I consigli e i percorsi corretti sono miseri surfisti che sbandano sui tuoi set di onde.
E se tratti di cinema, scrittura, musica o pittura, alla fine tornerai a parlare di “correttezza di un percorso”.
Ti diranno che se ami i Van Gogh Post Scriptum allora devi comprarti il cd dei Kozza Bestiale.
“Eh si. Perché loro li hanno anticipati di trent’anni.”
Dovresti sapere tutto e subito. E dovresti saperlo bene.
La gente ti inseguirà per tutta la vita dicendoti cosa dovresti leggere, cosa dovresti sentire, cosa dovrebbe piacerti. E tutto questo per poter amare consenzientemente quello che già ami. Per poter creare con la dovuta consapevolezza.
Ora, sappi che per leggere tutti i classici di qualunque materia spenderai una porzione della tua vita che ti lascerà come resto dei capelli bianchi e un morbo di Parkinsons.
Questo per il numero di secoli di storia che ci portiamo sulla schiena.
I consigli hanno a che fare con i surfisti. Devono avere una tavola sopra gli 8″ per il mare non troppo mosso, e devono stare al largo. Oppure possono avere una tavoletta californiana da 5 piedi scarsi e beccare onde enormi.
Il problema è il tempo.
Il problema è l’attimo giusto.
Sforzarsi di prendere un consiglio è sprecarlo.
Bisogna entrare nel mood. Sentire il vento. I gabbiani. Pedalare con i piedi in acqua e guardare la riva, con tutti quegli ometti che dal molo ti guardano sotto il loro capello di lana. Guardare il cielo striato e non ascoltare le lamentele di chi ti sta attorno. Ignorare quanto vanno veloci quelli che hanno preso l’onda che tu invece hai scartato.
Non fissarsi sul quanto freddo stia facendo. Sui polpastrelli che sembrano fave cotte.
Ascolta te stesso e trova il tuo tempo.
Prenditi i tuoi consigli nel momento giusto. Con la tua giusta ossessione.
Non pensare ad un percorso corretto, ad un dovere.
Sei in acqua e puoi tornartene a casa e non prendere nessuna onda. O magari divertirti prendendone una penosa a cinque metri dalla riva.
Devi leggere Melville.
Devi sentire i Beatles.
Non hai mai guardato Casa Blanca?
Devi assaggiare l’olio del frantoio.
Devi farti una rossa sul divano di tua nonna.
Oppure tua cugina.
Invece potresti trovare la tua onda perfetta, il tuo consiglio, il tuo classico, in qualcosa che chiunque eviterebbe.
Negli MC5, per esempio.
E tutto questo sarà molto meglio che sprecare un onda da dodici metri che non ti sentivi di prendere.

[Scritto tra questi pensieri e questo pensatore.]

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Photowalk: The Octopus Art

Lui me ne aveva parlato mentre era in lavorazione, magari raccontandomi di una donna vestita con un tutù, mezza nuda, in cima ad un tetto dove il bitume era stato azzannato dal vento e dal tempo. O forse era un bambina.
E mi aveva detto delle facce che li guardavano come se fossero scemi.
Mi diceva: “vado sabato”, “vado domenica”.
Poi mi disse che c’era anche Palmasco e Samuele Silva.
Così quelle idee, le sue descrizioni che diventavano scatti dentro la mia testa, mi piacevano.
Tanto che prima o poi mi piacerebbe riprendere il concetto,  per applicarlo altrove.
Forse perchè il mio approccio alla scrittura è legato alla fotografia, alla scelta della luce, dei toni, all’ottica o a quale “filtro di blu” usare.
Pazientate fino al 9 ottobre.

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