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Articoli taggati ‘musica’

Alice in catene, altro che paese delle meraviglie

12 Luglio 2009 Caino 5 commenti

Degli Alice in Chains mi ricordo la faccia di Layne Staley riversa sul suo vomito e la puzza di cadavere vecchio di due settimane. Tapparelle o persiane socchiuse, la polvere di una galassia intera nella stanza, i pavimenti macchiati di piscio e sangue e vomito.
Quella scena me la sono immaginata un miliardo di volte.
Layne Staley che si fa una dose, si accascia e per quindici giorni, un tempo utile per fare la spesa 3 volte, fare una cinquantina di telefonate, diverse scopate, qualche offerta di un operatore telefonico, almeno trenta viaggi in metropolitana, due o quattro serate alcoliche, una mezza dozzina di prove in sala, per tutto quel tempo lui viene ignorato.
Me lo sono immaginato, e mi sono chiesto come una persona possa essere ignorata per tutto quel tempo.
Un albero fa rumore se cade in una foresta dove non c’è nessuno che possa sentire lo schianto?
E lo schianto di Layne ha fatto rumore?

Quattordici anni dopo, come le la band dovesse scontare un anno di reclusione per ogni giorno che hanno ignorato il loro cantante, gli Alice in Chains tornano.
Ed il pezzo è buono, il nuovo cantante sembra Lenny Kravitz ed è nascosto e tampinato da Jerry Cantrell.
A Looking in View mi fa ancora quell’effetto tipico degli Alice in Chains.
Un esemplare di essere umano dalla bellezza così annichilente che non puoi immaginare possa essere posseduta da qualcuno.  Da qui ecco l’assurdità delle catene nel loro monicker. Ti passa vicino, sullo stesso marciapiede e nel senso inverso, ed è un incrocio bastardo di asiaticità e tratti negroidi che ti guarda dai suoi due metri nordici di altezza.
Gli Alice in Chains scivolano.

Della correttezza di un percorso

23 Novembre 2007 Caino 7 commenti

Di tutte le persone che domattina si alzeranno, prenderanno il telefono, oppure allungheranno l’orecchio per sentire di cosa vibrano le tue cuffie e cercheranno la tua attenzione per dirti “Dovresti sentire / leggere / vedere / assaggiare”, potresti fare a meno.
I consigli e i percorsi corretti sono miseri surfisti che sbandano sui tuoi set di onde.
E se tratti di cinema, scrittura, musica o pittura, alla fine tornerai a parlare di “correttezza di un percorso”.
Ti diranno che se ami i Van Gogh Post Scriptum allora devi comprarti il cd dei Kozza Bestiale.
“Eh si. Perché loro li hanno anticipati di trent’anni.”
Dovresti sapere tutto e subito. E dovresti saperlo bene.
La gente ti inseguirà per tutta la vita dicendoti cosa dovresti leggere, cosa dovresti sentire, cosa dovrebbe piacerti. E tutto questo per poter amare consenzientemente quello che già ami. Per poter creare con la dovuta consapevolezza.
Ora, sappi che per leggere tutti i classici di qualunque materia spenderai una porzione della tua vita che ti lascerà come resto dei capelli bianchi e un morbo di Parkinsons.
Questo per il numero di secoli di storia che ci portiamo sulla schiena.
I consigli hanno a che fare con i surfisti. Devono avere una tavola sopra gli 8″ per il mare non troppo mosso, e devono stare al largo. Oppure possono avere una tavoletta californiana da 5 piedi scarsi e beccare onde enormi.
Il problema è il tempo.
Il problema è l’attimo giusto.
Sforzarsi di prendere un consiglio è sprecarlo.
Bisogna entrare nel mood. Sentire il vento. I gabbiani. Pedalare con i piedi in acqua e guardare la riva, con tutti quegli ometti che dal molo ti guardano sotto il loro capello di lana. Guardare il cielo striato e non ascoltare le lamentele di chi ti sta attorno. Ignorare quanto vanno veloci quelli che hanno preso l’onda che tu invece hai scartato.
Non fissarsi sul quanto freddo stia facendo. Sui polpastrelli che sembrano fave cotte.
Ascolta te stesso e trova il tuo tempo.
Prenditi i tuoi consigli nel momento giusto. Con la tua giusta ossessione.
Non pensare ad un percorso corretto, ad un dovere.
Sei in acqua e puoi tornartene a casa e non prendere nessuna onda. O magari divertirti prendendone una penosa a cinque metri dalla riva.
Devi leggere Melville.
Devi sentire i Beatles.
Non hai mai guardato Casa Blanca?
Devi assaggiare l’olio del frantoio.
Devi farti una rossa sul divano di tua nonna.
Oppure tua cugina.
Invece potresti trovare la tua onda perfetta, il tuo consiglio, il tuo classico, in qualcosa che chiunque eviterebbe.
Negli MC5, per esempio.
E tutto questo sarà molto meglio che sprecare un onda da dodici metri che non ti sentivi di prendere.

[Scritto tra questi pensieri e questo pensatore.]

Photowalk: The Octopus Art

29 Settembre 2007 Caino 1 commento

Lui me ne aveva parlato mentre era in lavorazione, magari raccontandomi di una donna vestita con un tutù, mezza nuda, in cima ad un tetto dove il bitume era stato azzannato dal vento e dal tempo. O forse era un bambina.
E mi aveva detto delle facce che li guardavano come se fossero scemi.
Mi diceva: “vado sabato”, “vado domenica”.
Poi mi disse che c’era anche Palmasco e Samuele Silva.
Così quelle idee, le sue descrizioni che diventavano scatti dentro la mia testa, mi piacevano.
Tanto che prima o poi mi piacerebbe riprendere il concetto,  per applicarlo altrove.
Forse perchè il mio approccio alla scrittura è legato alla fotografia, alla scelta della luce, dei toni, all’ottica o a quale “filtro di blu” usare.
Pazientate fino al 9 ottobre.