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Samuel R. Delany

24 Settembre 2007 Caino 3 commenti

Fate finta di non capire, ma succede così.
Nasci troppo tardi o troppo presto, o peggio ancora nasci quando nasce qualcuno di mostruoso, di geniale.
Metti che sei davvero bravo in moto, tipo Capirossi, ma nel frattempo è nato Valentino Rossi.
Nasci Damon Hill ma c’è Schumacher.
Sei un geniaccio tipo Aphex Twin, ma c’è pure Trent Reznor o i Krafkwerk, i KMFDM, i Godflesh.
Così Delany nasce quando c’è Philip Dick proprio in mezzo alle balle.
D’altronde, con quel nome lì.
Comunque Delany, io che sono uno dei pochi viventi ad aver letto per intero Dhalgren ed aver detto che è un capolavoro, oggi lo trovate dal giornalaio. E costa 4.90 euro.
Nasce nel 1942 e per non dire che è “negro” si dice che è nato “nella Harlem di New York”.
Oppure dici che è nato in una famiglia inter-razziale della buona borghesia nera americana.
Gli eufemismi su uno dei pochi scrittori di colore di fantascienza, che alcuni osano definire “il miglior scrittore del secolo”, si sprecano.
Si laurea in matematica, così bene che poi si cimenta nella poesia.
Dopo il suo primo ciclo di narrativa, I gioielli di Apoter e il ciclo delle Torri, tutti pensano che sia l’ennesimo Ballard, Bradbury, Vonnegut o Bester. Uno che inizia con la fantascienza ma che poi la smette con l’erba. O che si uccide.
Ma lui se ne va in giro a pescare, a suonare e/o cantare musica folk. Tira su una band, The Heavenly Breakfast.
Il secondo ciclo di narrativa [Einstein Perduto, Babel-17, Nova] conferma la sua scrittura cinematografica, fatta di azione e colpi di scena, e nel 1968 fa la prima cosa che gli servirà per guadagnarsi la mia assoluta e totale devozione.
Nel 1968 scrive un saggio su come si debba scrivere ogni singola frase di un romanzo.
Dopo Nova sembra non scrivere più, e sette anni dopo esce quel “romanzetto” di 900 pagine di Dhalgren: una storia dove narratore e protagonista si confondono tra di loro, come liquidi con la stessa densità, che genererà una forma narrativa identica al nastro di Moebius. [Forma narrativa che molti ricorderanno per quel misto di incazzatura e presa per il culo di Strade Perdute di Lynch.]
Con Dhalgren ecco il suo terzo delirante ciclo di scrittura.
Viene etichettato come più intelligente di quanto gli converebbe”.
I neri intellingenti, si sa.
Per di più bisessuale, che bisessuale è come dire “sei il gay dei gay”.
E pure nero.
Praticamente la gente non la smetteva di pensare che fosse intelligente, ma anche gay, anzi no, peggio, perchè gli piacevano anche le donne, e che era sposato con una donna bisessuale che andava con altre donne, se non con uomini.
Mentre tutto questo gli esplodeva nei loro benpensieri, ecco che arrivava il fatto che i Delany erano anche di colore. Così la gente ripartiva da capo: gay, anzi no peggio, bisex, perdipiù in due, legalmente sposati.
E neri.
Che si scambiano i compagni di letto.
E lui, Samuel R. Delany, così dannatamente intelligente.
Per farla breve, nero bisessuale in America tra i ‘50 e i ‘60 è come dire “Sono il vietcong che ha partorirà Saddam Hussein e Bush Jr, datemi amore!”
Dopo Dhalgren esce Triton ed altri esperimenti letterari, dove scabrosità, sessualità sfociano in un romanzo pornografico The Tides of Lust. Dello stesso filone faranno parte Hogg, 1995, e The Mad Man, 1994.
Tornando a Triton, è fondamentale dire quanto sia un Mattia Pascal della fantascienza, dove il protagonista cambia luogo, tempo, sesso e rimane sempre lo stesso.
A metà degli ottanta escono saggi, altri libri, come Stars in my pocket e Neveryon.
Dal 2001 insegna letteratura comparata all’università del Massachusetts.
Non sa ancora se è un musicista, uno scrittore o un matematico.
Ora andate.
Giornalaio, 4.90 euro, Babel-17.

p.s. tutte le altre info, wikipediamente serie, qui, mentre i libri su ibs sono davvero pochi.