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Articoli taggati ‘cloverfield’

OH MIO DIO! Cos’è quello?!?!

4 Febbraio 2008 Caino 5 commenti

A riportarmi alla concezione metaforica di Cloverfield è stato lui.
Io, invece, ero troppo impegnato a denigrarlo come “se non mi mostri il mostro non vengo”.
Che poi è la mia ripicca personale verso J.J. Abrams e le tre stagioni di Lost.
Che poi è la mia ripicca verso i fenomeni da baraccone come “Io sono Will Smith e i leoni in CGI con la faccia quadrata”.
Tuttavia Cloverfield non è tanto un film di mostri, quanto un film che rappresenta un’America sotto assedio. Manhattan devastata è l’11 settembre. Ed il film vuole tentare di essere l’esorcizzazione psicologica di quella ferita.
Questo lo dice sempre Tambu.
“Cadi da cavallo”, direi io. “O ti prendi una zoccolata. Allora tuo padre di mette a dormire in una stalla, fin quando non esci in sella, al galoppo, sfidando John Wayne.”
C’è anche chi ha ripreso il concetto di “Godzilla americano” estendendo il fatto che Cloverfield rappresenti non solo una pellicola di “materializzazione di fobie”, ma soprattutto il primo film 2.0 dove il narratore principale sia un utente.
E’ utile pensare, per questa idea, che se quel film fosse stato parole, sarebbe stato un blog.
E come dice Tambu, se ci saranno seguiti potrebbero essere altri punti di vista. Altri blog.
Cloverfield diventerebbe così un “low-budget fake social movie “.
Il mostro di Cloverfield sarebbe il Beppe Grillo di una blogosfera inventata. L’agomento saliente di tutte le vostre narrazioni. Il punto focale delle vostre idee.
Per andare oltre schematizziamo alcuni elementi.

Fiction.

The Blair Witch Project è il primo film, datato 1999, che vede l’utilizzo della soggettiva amatoriale per la narrazione della vicenda.
Da quel momento molti capiscono due cose.
Non c’è niente di meglio di “Tratto da una storia vera” nei titoli di coda di un film e il footage amatoriale per trascinare qualcuno dentro una sala buia.
E’ quindi presumibile aspettarsi il film definitivo che incrocerà i due tipi di narrazione. Una storia vera raccontata in pura soggettiva.
Immaginate: cosa venderebbe di più del Massacro di Columbine ripreso da una videocamera amatoriale?
Il comune denominatore di Cloverfield e T.B.W.P. è l’impossibilità di fornire un finale e una spiegazione. Questo è il pegno che devono pagare per poter essere così interessanti.
Ogni tipo di narrazione ha difetti e pregi.
A ben pensarci, stiamo vivendo la nostra vita senza capirci granchè. E senza vedere il finale. Mentre di Lara Croft sappiamo che da alcune angolazione le tette possono riempire il monitor.
Ogni scelta narrativa impedisce ed obbliga uno svariato numero di azioni.
Fai questo esercizio: scegli la prima persona singolare in un libro, la stretta prima persona in una pellicola, e poi pensa al colpo di scena di quelle storie. Se lo trovi allora soffermati al fatto che in tutte quelle storie, se c’è davvero una motivazione, un moto a luogo, una spiegazione, allora ci sarà sempre questo leit motif: il narratore non era fedele ai fatti, era bugiardo, era pazzo, aveva due personalità o una memoria fallata.
Un’altra limitazione della soggettiva è che mentre nella vita scoprire qualcosa che non si sospettava minimamente è una sorpresa, in una storia non lo è.
In ogni storia devi “seppelire una pistola per poi tirarla fuori”.
Se tiri fuori una pistola dal cappello, se l’assassino non è il maggiordomo allora mi hai fregato. Mi hai tenuto all’oscuro dei fatti per non farmi arrivare allo soluzione prima del detective. Hai barato.
Detto questo, considero Blair Witch geniale, Cloverfield molto più costruito e attento.

Non-fiction.

Il mostro di Cloverfield in verità non è mai troppo simile a se stesso. Durante il film sembra cambiare e nella scena finale rischi di sussurrare “Ma non è quello di prima”. Questo è un indizio.
Facciamo un elenco.
Negli ultimi 70 anni sono stati avvistati qualcosa come venti o trenta tipi differenti di navi spaziali ed oltre una dozzina di specie di esseri extrarrestri. I cosiddetti grigi e i dischi volanti hanno vinto le primarie, in questo caso.
Negli ultimi 50 anni ci sono stati diversi scienziati a sostenere che non ci fosse stato alcun genocidio nazista. Ci sono stati analisi fotografiche, analisi dei luoghi e interrogatori alle persone.
Le scie chimiche sembrano essere un metodo americano per determinare e controllare alcuni fenomeni meteorologici: tifoni, uragani, alluvioni.
L’11 settembre si dice fosse programmato dagli americani.
In Iraq sembra non c’erano armi chimiche e di distruzione di massa, nonostante questa fosse la causa principale che ha spinto Bush ad una guerra preventiva.
Questa serie di fatti mettono in risalto quanto netta la differenza tra il reale e l’assurdo. Quanto siamo convinti che gli ufo non esistano. Che le scie chimiche siano ridicole.
Tuttavia si inizia a pensare che Bin Laden sia americano. E che la verità non sia più là dentro, nello schermo di una tv.
In questo caso Cloverfield potrebbe non essere solo un film di esorcizzazione di una paura, la metafora di un evento, la materializzazione di un problema.
Cloverfield è la storia di un fantomatico cover-up.
E il mostro è stato scelto solo perchè potesse essere un film.

Fermi.
Siete confusi.
Immaginate questo futuro.
Domani mattina vi svegliate e non esiste più Manhattan.
Dicono sia stato un ufo. Un mostro. E’ colpa di una bomba atomica iraniana.
E dicono che c’è una registrazione che testimonia tutto questo, fatta da un banale turista del Minnesota. Uno che pagava le tasse ed era stato in Italia dal Papa a farsi benedire.
In quella registrazione si vede tutto così male ed è tutto così reale.
Non ci sono primi piani.
Ci sono punti in cui il proprietario della videocamera dice “Aspetta l’ho registrato, guardiamo un attimo il mostro/bomba” e tutto si interrompe.
E’ coerente. E’ sfocato.
E’ un albero caduto in mezzo al bosco e c’era qualcuno con un videofonino acceso.
Tutti oggi hanno un videofonino.
In futuro nessuno sarà così scemo da inventarsi un perfetto mostro in CGI e cercare di spacciarcelo per vero.
Basterà un caccia con una grossa supposta nucleare attaccata alla pancia.
E pensate che trovate tutto questo già modellato e pronto su rapidshare.

 

p.s.

via hardcore judas

Cloverfield in meno di 30 fotogrammi. Mostro compreso.

30 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento

Mi hanno detto che J.J. Abrams è un genio.
Ora, se tempo fa scrissi che molte persone per raccontare una storia pensano di dover avere in testa un mirabolante riassunto per poi e_s__p___a____ndere, e visto che utilizzando questa tecnica la parte finale esce fuori compressa [per cui il lemma che indica l'allargamento ha questa nuova grammatica], la cosa che trovo divertente è la ricompressione forzata.
Non è un caso che sia capitato alle opere del genio di cui sopra.
E il motivo c’è.
Così, ribattezzo “OH MY GOD” questa versione esaustiva, in 30 fotogrammi, o forse meno, di Cloverfield.
Io so che un giorno Lost verrà ricompresso [tutte e 64 le stagioni] in meno di 3 minuti e 27 secondi.
Questa non è l’era della narrazione di riflessione.
Questa è l’era della narrazione sadomaso.
Storie di cui potreste fare a meno, ma che sono indispensabili come la borsetta di Vuitton.