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Articoli taggati ‘cinema’

Slipstream

29 Febbraio 2008 Caino Lascia un commento

Dice: “Questo film rappresenta la mia percezione del mondo e della realtà.”
Dice: “E’ la mia metafora della vita. Mi sono stufato di guardare film con il solito svolgimento. La vita non è così, la vita è caotica e anarchica, io volevo incasinare tutto.”
Antony Hopkins scrive e dirige il suo terzo film in preda a Memento e Lynch.
C’è del Mullholland Drive lì dentro, ovunque. E’ un opera sul confine labile tra reale e onirico, tra il ricordo e il déjà vu.
E’ il flusso ingarbugliato di uno sceneggiatore assillato dai suoi personaggi nati dalle sua mani e vengono incompresi, massacrati dalla produzione del film.
Ho persino dormicchiato durante i 96 minuti. Non c’è molto da capire. E dormire quel tipo di sonno in cui non tieni gli occhi aperti ma neanche troppo chiusi, è giusto. Ti stai calando nel film.
Mi sono ripreso nel finale. Dove si sveglia anche il protagonista.
E’ bello. Ci sono autocitazioni e ricorsività. Puoi sentirti infastidito per gli attimi in cui si sovrappongono altri frame, in cui qualcosa si inceppa e la stessa persona ripete la stessa frase otto volte, in cui l’immagine diventa bianca o nera o viola o verde. C’è la tangente dell’Invasione degli Ultracorpi che viene vomitata da Christian Slater, così come i Puffi in Donnie Darko.
Antony Hopkins è giovane. E bruciato. Slipstream sembra una versione di Spun filosofica. E’ la definizione su pellicola di narrazione “slipstream” [vedi wikipedia].
Potrebbe diventare un film di culto, pieno di ammiccamenti all’avantpop e il postmoderno, se non fosse stato girato da un vecchio che non si alcolizza più da trent’anni e che va in giro pettinato.

Della correttezza di un percorso

23 Novembre 2007 Caino 7 commenti

Di tutte le persone che domattina si alzeranno, prenderanno il telefono, oppure allungheranno l’orecchio per sentire di cosa vibrano le tue cuffie e cercheranno la tua attenzione per dirti “Dovresti sentire / leggere / vedere / assaggiare”, potresti fare a meno.
I consigli e i percorsi corretti sono miseri surfisti che sbandano sui tuoi set di onde.
E se tratti di cinema, scrittura, musica o pittura, alla fine tornerai a parlare di “correttezza di un percorso”.
Ti diranno che se ami i Van Gogh Post Scriptum allora devi comprarti il cd dei Kozza Bestiale.
“Eh si. Perché loro li hanno anticipati di trent’anni.”
Dovresti sapere tutto e subito. E dovresti saperlo bene.
La gente ti inseguirà per tutta la vita dicendoti cosa dovresti leggere, cosa dovresti sentire, cosa dovrebbe piacerti. E tutto questo per poter amare consenzientemente quello che già ami. Per poter creare con la dovuta consapevolezza.
Ora, sappi che per leggere tutti i classici di qualunque materia spenderai una porzione della tua vita che ti lascerà come resto dei capelli bianchi e un morbo di Parkinsons.
Questo per il numero di secoli di storia che ci portiamo sulla schiena.
I consigli hanno a che fare con i surfisti. Devono avere una tavola sopra gli 8″ per il mare non troppo mosso, e devono stare al largo. Oppure possono avere una tavoletta californiana da 5 piedi scarsi e beccare onde enormi.
Il problema è il tempo.
Il problema è l’attimo giusto.
Sforzarsi di prendere un consiglio è sprecarlo.
Bisogna entrare nel mood. Sentire il vento. I gabbiani. Pedalare con i piedi in acqua e guardare la riva, con tutti quegli ometti che dal molo ti guardano sotto il loro capello di lana. Guardare il cielo striato e non ascoltare le lamentele di chi ti sta attorno. Ignorare quanto vanno veloci quelli che hanno preso l’onda che tu invece hai scartato.
Non fissarsi sul quanto freddo stia facendo. Sui polpastrelli che sembrano fave cotte.
Ascolta te stesso e trova il tuo tempo.
Prenditi i tuoi consigli nel momento giusto. Con la tua giusta ossessione.
Non pensare ad un percorso corretto, ad un dovere.
Sei in acqua e puoi tornartene a casa e non prendere nessuna onda. O magari divertirti prendendone una penosa a cinque metri dalla riva.
Devi leggere Melville.
Devi sentire i Beatles.
Non hai mai guardato Casa Blanca?
Devi assaggiare l’olio del frantoio.
Devi farti una rossa sul divano di tua nonna.
Oppure tua cugina.
Invece potresti trovare la tua onda perfetta, il tuo consiglio, il tuo classico, in qualcosa che chiunque eviterebbe.
Negli MC5, per esempio.
E tutto questo sarà molto meglio che sprecare un onda da dodici metri che non ti sentivi di prendere.

[Scritto tra questi pensieri e questo pensatore.]