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	<title>Resuscito, quindi sono.</title>
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		<title>Resuscito, quindi sono.</title>
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		<title>Se riesci a immaginarlo, esiste.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 19:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei pensieri che più mi disturba è quello degli universi paralleli.
L&#8217;idea che esistano infiniti universi che rappresentano qualsiasi, e sottolineo qualsiasi, possibilità di eventi mi distrugge. Potrebbe esistere un universo dove questo post è scritto in sanscrito. Uno dove sono una donna. Uno dove sono un transessuale. Uno dove sono un uomo, nato donna, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=738&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Uno dei pensieri che più mi disturba è quello degli universi paralleli.<br />
L&#8217;idea che esistano infiniti universi che rappresentano qualsiasi, e sottolineo qualsiasi, possibilità di eventi mi distrugge. Potrebbe esistere un universo dove questo post è scritto in sanscrito. Uno dove sono una donna. Uno dove sono un transessuale. Uno dove sono un uomo, nato donna, esperto in sanscrito.<br />
Pensare che esiste tutto, qualsiasi combinazione, seppur solo come volo pindarico o parto mentale, mi distrugge.<br />
Solo dopo la distruzione e la demotivazione, solo dopo l&#8217;arresa  arrivo alla conclusione ultima.<br />
L&#8217;immaginazione non esiste.<br />
Non esiste nulla che si chiami &#8220;fantasia&#8221;.<br />
Se stai giocando ad un videogame, se stai leggendo un libro fantasy, se sei al cinema o se stai riguardando &#8220;Atto di Forza&#8221;.<br />
Quella è realtà.<br />
Da qualche parte. In qualche universo, in qualche galassia, in qualche pianeta, in qualche città.<br />
Non è infinita l&#8217;immaginazione.<br />
E&#8217; infinita la realtà.<br />
C&#8217;è un pianeta con Alien e uno con Predator. C&#8217;è Belushi da qualche parte vivo e vegeto. Esiste Goku e le sette sfere del drago. Esiste uno sport nazionale, in un pianeta fatto di cubi monocromatici, giocato da due lastre rinchiuse in un quadrato che si rimbalzano addosso una pallina. C&#8217;è uan realtà dove Alba Parietti è un uomo, ed ha questo nome. Dove Maurizio Costanzo è una donna.<br />
Da qualche parte sono già morto e  da qualche parte un ragazzo di nome Jimi H. venera i miei dischi come chitarrista prima che soffocassi nel mio vomito.<br />
Tutto esiste.  Niente è fantasia.<br />
Tutto è successo, tutto sta succedendo e tutto succederà.<br />
E&#8217; tutto così possibile, ed è così sconcertante.</p>
Posted in scrittura Tagged: filosofia, pazzia, seghe mentali, spazio, tempo, vomito <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/738/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/738/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/738/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=738&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Del perché District 9 è una cagata e del perché nessuno ve lo verrà a dire</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 08:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[rigurgito]]></category>
		<category><![CDATA[district 9]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[neil blomkamp]]></category>

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		<description><![CDATA[
La pillola blu dice che District 9 è un film spassoso. Dice che merita il suo tempo, i suoi euro, dice che è originale, strano, imprevedibile e geniale. La pillola blu mostra effetti speciali di prima categoria, ottimi attori, un trama avvincente e, finalmente, alieni vagamente chtulhiani.
E cazzo, ci sono persino dei Mech. Da quanto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=734&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="vertical-align:middle;border:initial none initial;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/d/d7/District_nine_ver2.jpg/200px-District_nine_ver2.jpg" alt="" width="200" height="296" /></p>
<p style="text-align:left;">La pillola blu dice che District 9 è un film spassoso. Dice che merita il suo tempo, i suoi euro, dice che è originale, strano, imprevedibile e geniale. La pillola blu mostra effetti speciali di prima categoria, ottimi attori, un trama avvincente e, finalmente, alieni vagamente <em>chtulhiani</em>.<br />
E cazzo, ci sono persino dei Mech. Da quanto tempo non si vedono dei Mech sul grande schermo?<br />
La pillola rossa dice tutt&#8217;altro. Dice che se si ci si sforza di leggere tra le righe District 9 rappresenta tutto il male che può nuocere l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento a delle idee geniali. La pillola rossa racconta quanto una mente acuta, potenzialmente sovversiva,  debba essere controllata, annacquata da una dozzina di milioni di dollari e rediretta in maniera produttiva.<br />
Se pensate che District 9 sia il nuovo &#8220;Essi vivono&#8221; allora mi dispiace. Quello è il guard rail e quelli con il suv che stanno per uscire di strada siete voi.<br />
Voi della pillola rossa allacciatevi la cintura. Gli altri possono solo tapparsi il naso.</p>
<p style="text-align:left;">Il corto realizzato nel 2005 da Neil Blomkamp, &#8220;Alive in Joburg&#8221;, è geniale per due singole idee che colpivano rispettivamente la forma e il contenuto dell&#8217;opera stessa.<br />
Se le due idee fossero state solo di forma, o solo di contenuto, ci saremmo trovati di fronte ad un cortometraggio semplicemente carino, bello, stupendo. Non geniale.<br />
Per esempio, un film di alto contenuto metaforico ma di banale realizzazione rischia di essere un &#8220;segone mentale&#8221;. Al contrario, un film senza contenuto metaforico ma colmo di stile [dal montaggio, alla fotografia, alla narrazione] diventa un &#8220;segone per esteti&#8221;. [A riguardo vorrei aggiungere, per esempio, che Lynch è il Gran Maestro Assoluto dei Gran Segoni Estetici e Mentali. E' troppo di tutto, e va benissimo così.]<br />
&#8220;Alive in Joburg&#8221; era una fortissima metafora dell&#8217;apartheid in salsa sci-fi incrociato con la &#8220;multi narrazione&#8221; tipica di un documentario.<br />
Ha contenuto e forma.<br />
Bene. Ora pensate di fermarvi in un chioschetto dove fanno i panini. Hanno un prosciutto da favola che non è quello lucido che sembra fatto con la cera rubata in chiesa. E poi hanno salame, pancetta e soppressata e persino il peperoncino non è quel rosso E 122. E&#8217; proprio peperoncino.<br />
E finisce che ordini il panino, il tizio ti chiede se vuoi altro &#8220;<em>peparedda</em>&#8220;,  e poi ti annegano una fettina di salume in 400gr di panino bianco malcotto e raffermo.<br />
Alive in Joburg è la fettina di salame annegata in District 9.<br />
Non c&#8217;è una sola idea che sia stata migliorata e non c&#8217;è un momento in tutta la narrazione che recuperi la bontà del corto di origine.<br />
<span style="background-color:#ffffff;"><br />
E&#8217; ancora peggio capire quanto il contenuto sia stato edulcorato.<br />
Ci sono fattori essenziali che non sono potevano venir eliminati  e che rendono District 9 &#8220;reale&#8221;. Il Sud Africa, Johannesburg, non fanno pensare alla solita americanata alla Indipendence Day, ma fanno paura. Sono reali, sono la faccia della medaglia che ti convince del disagio, delle difficoltà, della sporcizia e del disordine di quel momento storico.<br />
Tutto questo allarmerebbe qualsiasi spettatore.<br />
Il Sud Africa rappresenta il problema in tutto il suo silenzio.<br />
Sei con il culo a terra, in mezzo a contrabbandieri  e ovunque c&#8217;è un gran cazzo di casino da Terzo Mondo.<br />
Però c&#8217;è il supererore. C&#8217;è Capitan Hollywood travestito da Peter Jackson che con il suo trucchetto rende la storia sopportabile e divertente. </span><br />
<span style="background-color:#ffffff;">Un paio di trovate ed ecco che l&#8217;effetto desolante di un documentario svanisce, la storia si scolla dalla realtà e torna una bobina che si srotola sullo schermo.<br />
Si rischia di sperare davvero che non arrivi Bruce Willis con un trapano a manovella pronto a ridurre in un colabrodo la nave spaziale per salvare la figlia di Steve Tyler.</span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="background-color:#ffffff;">District 9 sarebbe riuscito a far davvero male. A gettare di nuovo la gente nel panico, a spaventarla davvero.<br />
District 9 sarebbe riuscito a ricordare l&#8217;11 settembre come nessun altro film.  E non solo. Lo avrebbe fatto parlando di segregazione razziale. Di apartheid. Di cose vere.<br />
District 9 doveva parlare di cicatrici e doveva far vedere le ferite, le mutilazioni, i danni. Non parlare di cerotti colorati con la faccia di Bart Simpson che ti regalano con il McScroto Menù al McDonald.<br />
Per quanto Obama dica di non dimenticare, tutti vogliono dimenticare.<br />
Tutti vogliono godersi un film con alieni, navi spaziali, esplosioni, creature mutanti, lanciagranate e coltelli a serramanico, un cazzo di mitragliatore dell&#8217;altro mondo e una pistola Gauss, uno sfigato di turno, sistemi di navigazione olografiche e, di nuovo, dei fantastici Mech che saltano e sembrano veri e tu sai quanta coda non faresti in città con uno di quegli affari, eh? Cioè te ne basterebbe uno e basta, il tuo vicino di casa che sta al piano di sopra e tu gli applichi altri tre buchi il culo optional mentre è seduto sul cesso e i suoi 90kg di moglie non la smettono di camminare per il corridoio con i tacchi a spillo da 10cm.<br />
E infine lanciare manciate di pop-corn.<br />
Liberi. </span></p>
Posted in cinema, pensieri, rigurgito Tagged: district 9, narrativa, neil blomkamp <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/734/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/734/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/734/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=734&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Homo Sapiens Ikeus</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 08:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;atto di svegliarti al mattino [check], di stropicciarti gli occhi [check], di infilarti le mutante al contrario [check], poi al rovescio [check], di smascellarle e slinguare con la tua bocca perchè hai bevuto troppo [check], tutto è perfettamente coronato dall&#8217;istante cacca+catalogoikea2010.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;atto di svegliarti al mattino <em>[check]</em>, di stropicciarti gli occhi <em>[check]</em>, di infilarti le mutante al contrario<em> [check]</em>, poi al rovescio <em>[check]</em>, di smascellarle e slinguare con la tua bocca perchè hai bevuto troppo<em> [check]</em>, tutto è perfettamente coronato dall&#8217;istante cacca+catalogoikea2010.<br />
Sul trono hai un intero campionario di cose a basso costo, a basso consumo, a basso impatto ambientale, sul quale hai potere.<br />
Ordinare mentre si caga.<br />
Questo è il vero atto di onnipotenza.</p>
Posted in scrittura  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/729/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/729/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/729/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/729/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/729/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/729/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/729/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/729/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/729/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/729/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=729&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Rifiuto&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 19:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2006 con lui c&#8217;ero anche io.
Tiro Rapido [perchè Giro Rapido era del 2007, se non erro] era un&#8217;occasione unica. Non c&#8217;entrava chi organizzava la manifestazione, chi avrebbe letto i racconti. Non c&#8217;entrava chi avrebbe partecipato e meno che mai la speranza di conoscere un famoso editore.
Era una maratona, e una seduta di scrittura in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=727&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;">Nel 2006 con <a href="http://www.cronachesorprese.it/2009/09/02/the-real-nowhere-place-where-to-play" target="_blank">lui </a>c&#8217;ero anche io.<br />
Tiro Rapido [perchè Giro Rapido era del 2007, se non erro] era un&#8217;occasione unica. Non c&#8217;entrava chi organizzava la manifestazione, chi avrebbe letto i racconti. Non c&#8217;entrava chi avrebbe partecipato e meno che mai la speranza di conoscere un famoso editore.<br />
Era una maratona, e una seduta di scrittura in 911 minuti senza staccare era un trip. In privato, senza concorsi, non ho mai ripetuto una prestazione del genere. Scrivo in modo discontinuo, vado avanti ad urti e non in constante tensione.<br />
Potevi conoscere gente strana. Frequentare scrittori incapaci e lettori accaniti.<br />
Stare lì e scrivere male era un momento di comunione, una raccolta di personaggi e di storie.<br />
Perderselo era un delitto e la prima cosa che devi fare, come scrittore, è cercare persone, luoghi e storie. Ovunque.</p>
<p>Credo che il mio racconto fosse &#8220;troppo&#8221; per ogni palato. Lungo, strano, cattivo.<br />
In qualche misura, ancora oggi mi piace.<br />
L&#8217;idea di base era tratta dal libro di <strong>Scrittura Creativa di Burroughs</strong>. E tutto si conclude con una frase degli <strong>Alice in Chains</strong>.<br />
E tutta questa gente si faceva di eroina con le siringhe per i cannoli siciliani.<br />
Diciamocelo, mica potevano pubblicarmi davvero su un giornale che deve vendere.
</p>
<p style="text-align:center;">- o -</p>
<p align="center"><strong><em>Rifiuto</em></strong></p>
<p>Era dall’umido che scendavano le idee, le parole. Gocciolavano debolmente.</p>
<p>I ricordi, da qui dentro, all’interno del ventre, li sentivo rimbombare tra il mio respiro ed il battito del cuore.</p>
<p>“Sono cadavere, come te” pensai.</p>
<p>Nel ventre della terra c’erano urla che squarciavano il silenzio. Piccoli singhiozzi e bestemmie. Tutto questo mentre io contavo i respiri ed i sorsi d’aria degustandoli come vino, conscio che sarebbe stato  un piacere passeggero. Teso a terminare in questo buio.</p>
<p>Venti boccate al minuto, per non ubriacarmi, per non farmi girare la testa. Per controllare l’iperventilazione e la perdita di coscienza. Volevo stare in prima fila, quando sarei morto.</p>
<p>Ero freddo, religiosamente freddo.<br />
<span id="more-727"></span></p>
<p>In quell’istante “fine” era il Resto, che con abitudine si accese. End, direbbero in Inghilterra.</p>
<p>Era la sonorità l’aspetto principale Resti.</p>
<p>Il cervello compone continuamente idee e memorie, disseziona sillabe e ricompone le parole. Gioca. Ogni tanto tra i neuroni scivolano via pezzi di questi esperimenti, di lemmi ricombinati, che si impigliano a uno strato superiore della coscienza. Allora, riconoscendo questi frutti, iniziai a chiamarli “Resti”.</p>
<p>End, il Resto con cui presi a lambiccarmi, lo scomposi in una vocale, aperta e violenta come il gemito di un neonato, e due consonanti, un ponte, metafora della vita, ed un suono secco, la “d”, sordo come la morte. Volevo trovare un senso a tutti i Resti che avevo ignorato, alle parole che non avevo ascoltato.</p>
<p>Ero alla D e sapevo che non ci sarebbe stato un dolore particolare nel nel sospiro che l’avrebbe preceduta. Non avrei paragonato niente di tutto ciò ad un triste addio. Dopo tutto ciò che ero diventato, che siamo diventati, questi discorsi avevano il gusto inutile di un testamento, di una preghiera atea spesa al vento.</p>
<p>Tutto questo mentre intorno le urla continuavano, rendendo singhiozzi e preghiere la moquette dei miei pensieri.</p>
<p>Io contavo i miei diciotto respiri passati nel minuto precedente. Loro alternavano preghiere e bestemmie. Io affrontavo il tonfo sordo, gli altri volevano concludere la loro esistenza alla ricerca di attenzione, come petardi a Capodanno. Urlando, pregando. Invocando pietà, maledicendo il destino. Chiedendo attenzione per l’unicità genetica che rapprensentavano.</p>
<p>Dentro questa fossa, insieme al mio cervello che dettava frasi sconnesse, parole metaforiche, stavo per la prima volta dopo molto tempo al sicuro. Morto nel cuore per aver perso anche Giorgia. Tranquillo su quello che sarebbe stato e su quello che era stato. Ero definitivamente cullato nell’humus che avrebbe divorato i miei muscoli.</p>
<p>Nel ventre della Terra, nel sottosuolo, con le dita che cercavano compulsivamente qualcosa, inquiete, c’eravamo io e forse altri cento. Seppelliti in piccole fosse, forse a centinaia di metri di profondità, soffocanti. Eravamo tutti sotto quel giardino che tra qualche anno, concimato dai nostri corpi, sarebbe cresciuto perfetto e meraviglioso.</p>
<p>Nell’umido, con in testa una jam session di rumba ed urla straziate, aspettavo.</p>
<p>Quando la forza di gravità perse il suo verso ed io la cognizione dello spazio, un capogiro mi disse che l’aria era lì lì.</p>
<p>Vicino alla fine.</p>
<p>Ed ormai ero sempre più cadavere, come te, Louise.</p>
<p align="center">-o-</p>
<p>Nel 2037 la gente aveva iniziato a morire.</p>
<p>Pensavo fosse un fenomeno da vampiri, quello di abbandorare la vita come per implosione interna, per autocombustione, in maniera romantica, autonoma e senza patemi.</p>
<p><em>&lt;&lt; Buongiorno New York, da Canale9 qui è il vostro&gt;&gt;</em></p>
<p>“Salomon McDread” ripetei calcando la erre moscia.</p>
<p>Feci fischiare la sedia contro il pavimento, rabbiosamente, per punire il senso inverso del mio stato d’animo. La tv mi faceva compagnia al mattino, ma non con quelle notizie.</p>
<p>Sorseggiavo mango ed avevo chiamato Giorgia già due volte. La terza di solito è quella che fa effetto, ma solo se mischiata ad una sincera ed articolata minaccia.</p>
<p>Il gioco era divertente nei giorni in cui non c’erano cadaveri, ma oggi con Salomon contento di descrivere un altro morto, di arraffare altro audience, non avevo voglia di fare il padre giocherellone.</p>
<p>Non ero più un buon padre, senza Louise. Con lei mi ero sforzato d’esserlo.</p>
<p><em>&lt;&lt;E’ stato trovato un nuovo cadavere all’angolo della 51esima e Lex Avenue…&gt;&gt;</em></p>
<p>Il mio bicchiere era al gusto vodka. Dentro c’era proprio del succo di mango.</p>
<p>Il trucco è che erano riusciti a sterilizzare ogni contenitore per vivande ed alimenti, a pulirlo a fondo sterminando batteri e germi, senza scollarne via il gusto.</p>
<p>Era un trucco furbo. Ogni giorno avresti mangiato il melone nel piatto che forse da trent’anni serviva per quel frutto che, inesorabilmente, perdeva, maturazione dopo maturazione, ogni gusto.</p>
<p>Loro questa l’avevano chiamata Tecnica di Compensazione del Gusto.</p>
<p><em>&lt;&lt; Corpo devastato dal plesso solare fino dalla fronte, un unico grande solco&gt;&gt;</em></p>
<p>Le trasgressioni, come mischiare alimenti in piatti non esclusivamente dedicati, erano punite e segnalate come inquinamento atmosferico.</p>
<p>Mango e bicchiere gusto vodka alla mattina. Mi accontentavo di tradire la legge, ogni tanto.</p>
<p>Solomon continuava preciso e puntuale nel fornire una fotografia mentale agli ascoltatori.</p>
<p>Casomai avessero problemi nel dormire senza incubi.</p>
<p><em>&lt;&lt;..come un vitello, senza organi. Dovrebbe essere ormai la 344esima vittima in città e la polizia dice di aver individuato almeno una dozzina di personaggi sospetti. Notizie sconcertanti ed un approfondimento molto importante nella prossima edizione. Qui Salomon McDread, a voi studio!&gt;&gt;<strong> </strong></em></p>
<p>Al futuro, e all’inquinamento, ci pensarà qualcun altro, borbottai buttando via la mia colazione alcolica.</p>
<p>Pianeta terra gusto cadavere, ridacchiai, pensando agli omicidi.</p>
<p>“Giorgia, me ne sto andando. Alzati o perderai la lezione. Perdere la lezione significherà non essere in grado di affrontare l’esame. Sbagliare l’esame vuol dire che la nuke te la fai comprare dal tuo fidanzato. ” e chiusi la porta.</p>
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<p>“Quello che hai sentito alla tv è parziale. La verità è che Lui sta mutando. Non si limita più ad aprire come vocabolari le vittime per giocare con i loro resti.”</p>
<p>“Non vorrei ricordarti che conosco la scena, evitami i dettagli”. Trinciai il discorso.</p>
<p>”Sappiamo che usa sempre lo stesso tipo di arma, simile ad un’alabarda orientale, ma ora ha deciso di collezionare un pezzo di ogni vittima.”</p>
<p>Ero arrivato al distretto e tutte le volte mi faceva lo stesso effetto.</p>
<p>Simile allo schifo. E Bock non aiutava.</p>
<p>Poni il caso che un giorno torni a casa, appena premiato e promosso di un livello. E’ lo stesso giorno in cui compri un mazzo di fiori, una bottiglia di chardonet, due cd di musica romantica e una scatola di preservativi alla fragola. Per festeggiare.</p>
<p>Metti il caso che rientri tardi, qualche ora dopo la solita routine.</p>
<p>Questo lo fai solo perché ci tieni a dimostrare di essere uno dei migliori agenti del dipartimento, che non trascura le cartacce burocratiche. Perché ami essere puntuale e preciso.</p>
<p>Vicino alla toppa della serratura trovi un paio di macchie, rotonde, che sembrano ruggine.</p>
<p>Quel giorno, con lo chardonet nella destra alla temperatura perfetta da guida enologica, mentre giri la chiave, vedi che quella ruggine si stacca, sottile. Diventa polvere e nel tuo sudore torna rossastra e liquida.</p>
<p>Forse, dopo l’immagine che ti aspetta, non avresti più così voglia di festeggiare e l’odore del cardonet, misto al sangue, lo ricorderesti ancora ora, come me.</p>
<p>Annuivo a Block, al suo resoconto, e lui, con tutta la sua stazza, aspettava un parere. Mi grattai la nuca, vicino alla scritta tatuata:</p>
<p>“ &#8211; - &#8211; - -Tagliare lungo la riga tratteggiata &#8211; - &#8211; - -”.</p>
<p>Sembrava provato, triste. Lui di parenti ne aveva persi tre. E’ pelato, grasso e supera il metro e ottanta. E’ l’unico mio collega che pianse davvero per Louise.</p>
<p>“Beh, almeno non è banale” dissi a Block.</p>
<p>Prese a fissarmi torvo.</p>
<p>“E abbiamo trovato il solito cartellino giallo all’alluce destro con scritto ‘Il mio gemello’…”</p>
<p>Oggi “storto” sembra essere il Resto, la parola scappata dal mio cervello giocherellone. Storto è anche il nome di un locale di spogliarelliste tra la trentacinquesima ed Herald Square. E’ anche la stessa imprecazione del frullatore che macina il ghiaccio, pensai.</p>
<p>Lui era dietro la scrivania e, fissandomi, giocava con una penna sopra l’unico foglio della stanza che usava per pasticciare quando era al telefono. La carta nel 2037 in realtà non serviva a nulla, se non in bagno.</p>
<p>L’ufficio in tek era lindo, l’aria ionizzata e fresca. Il computer ronzava impercettibilmente.</p>
<p>“e cosa si sarebbe tenuto?” chiesi ormai incuriosito.</p>
<p>“Un seno ed il cuore”</p>
<p>“Buongustaio” aggiunsi.</p>
<p>Non rise.</p>
<p>Quel giorno smisi di vivere nell’istante in cui i fiori sul pavimento presero ad inzupparsi. In quel giorno, “di esempio”, per qualche istante non fui altro che un corpo morto. La porta, i preservativi e la casa svanì. Tutto da rifare, da ri-progettare. Sciaquati dal nulla e nel nulla.</p>
<p>“Ed io ora…” piansi “Sono cadavere come te, mi hai lasciato solo”.</p>
<p>Fu un Resto, un intera frase di Resti, forse il più importante. Galleggiò attraverso i miei sentimenti, attraverso il dolore. Vide la luce. Lo dissi mille volte all’ora per giorni, mesi.</p>
<p>Dalla porta accostata, spingendo solo la testa, vedevo i piedi di mia moglie penzolare dal letto. Vedevo il suo intestino, il suo cuore, i polmoni ed i reni. Senza raggi x, in bella vista, sparsi per la casa.</p>
<p>La milza dormiva rilassata sopra la lampada accesa con il suo colore che si sposava meravigliosamente con le tende. Il fegato, maciullato e poroso, sembrava fare la guardia alle ciabatte di Louise. Brandelli di carne, filiformi ed inermi, decoravano la tappezzeria floreale.</p>
<p>Quel giorno alla radio le scosse elettrostatiche mi dicevano “ssss&#8230;hoooo….rrrrr..y”.</p>
<p>Il viso non lo ricordo ma i suoi piedi viola, i grumi di sangue sul letto, l’odore acre, si.</p>
<p>“Sono cadavere, come te” oggi penso, perché a volte per morire davvero, dentro,  non basta una vita.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>“Per la 345esima vittima cosa hai preparato?” chiesi, con tono di sfida, nascondendo la rassegnazione.</p>
<p>“Che è ora di spremerti” rispose Block.</p>
<p>“Ah ecco. Pensavo fosse il giorno di mandarmi in pensione. Magari invalidità mentale.”</p>
<p>“A 33 anni?” rise sadicamente “Dai, Cristo. Stamane cosa hai sentito venendo qui?”</p>
<p>“Storto”</p>
<p>“Mi fai paura,” ma il suo sorriso non scomparve dalla sua faccia rotonda “oggi in Alabama sono morte 2 persone. Travolte da un cavo della luce. Un certo Johnny lo Storto, un mafioso che non piaceva più tanto alla Yakuza locale, è stato lanciato, legato al sedile, in autostrada con l’acceleratore bloccato. Fai te i conti per il resto.”</p>
<p>Noto solo adesso che la sua giacca rimane sbilenca, pesante da un lato, con il colletto asimettrico. Mi chiedo perché la pistola la porta in tasca e non nella fondina.</p>
<p>“Sa di Nostradamus, sta cazzata. Interpretazione post-evento.”</p>
<p>“Tu prova a seguirle ‘ste cazzate’..”</p>
<p>Mi tocco la pancia, dove prima avevo otto morbidi chili avvolti intorni agli addominali, e dove ora trovo solide ossa, e pelle.</p>
<p>“Terry Dillinger. PROVA” continuò.</p>
<p>“Ok. Allora…. Terra.”, aggiunsi aspettando di vedere cosa sarebbe successo, “sento la parola Terra, da mesi,  almeno dalla terza vittima”</p>
<p>“Non ha senso” sbottò Block, posando la penna rumorosamente “solo questo???”</p>
<p>Voltai le spalle, d’altronde mi aveva chiesto lui qualcosa ed ora me ne volevo andare.</p>
<p>Dissi all’ascensore, camminando, “Forse il senso non c’è mai stato, quasi come dici tu”.</p>
<p>Era sempre sera, fuori. In città poteva piovere in continuazione. Dannatamente.</p>
<p>La coltre di smog si stendeva per migliaia di kilometri senza falle ed imperfezioni. Se alla tivù avessere trasmesso quel cielo, nel secolo precendente, transistor, diodi e resistori sarebbero esplosi. Canale9 e Solomon McDread avrebbero pagato i milioni di apparecchi danneggiati. Sarebbero falliti per permettere alla concorrenza di tornare a guadagnare.</p>
<p>L’idea, come per i contenitori per bevande ed alimenti, fu di riciclare in qualche modo la situazione, di usare proiettori. Come se trovare un culo in perizoma, sparato a duemila metri dal suolo al posto della luna, fosse rasserentante e stimolasse davvero l’acquisto di biancheria intima.</p>
<p>L’estremismo di sostituire la natura con la pubblicità.</p>
<p>Su quelle nuvole ora ci potevi trovare costellazioni di scatole di cereali, di giocattoli per bambini, di sigarette. Cassiopea dei latticini, l’Orsa Maggiore del porno.</p>
<p>Era come  vivere in un tunnel. Eravamo tutti sparati verso qualche futuro. Quale fosse, poi…</p>
<p>Io stesso sentivo lo strazio dell’assassino, il fatto di dover “spaccare in due” l’essere umano per esorcizzare il male che conteneva l’involucro della carne. Forse era solo un pazzo che amava giocare con i due metri dell’intestino, forse mi illudevo che avesse un qualche tipo di anima.</p>
<p>Il vento, ad esempio, in quell’istante non diceva più “terra” e il mio cervello non aveva spurgato nessun Resto. Semplicemente, nell’unica sera dell’anno asciutta, il vento aveva ripreso con mia moglie. Soffiava, turbinava, mi sfiorava la faccia come le sue carezze.</p>
<p>Smuoveva foglie e cartacce con ferocia artistica.</p>
<p>Urlava il suo nome durante la sua furia.</p>
<p>“Louisesshhhe.”</p>
<p>I rumori, le lingue a me sconosciute mi comunicavano parole, frasi che si combinavano con i miei Resti. Questo era il dono che Block diceva che io possedevo. Per me era il tanto acclamato “seme della follia”.</p>
<p>Ero un ascoltatore “mediatico”, mi aveva detto eccitato.</p>
<p>Sempre che possa essere considerato un dono non godere del silenzio e dei rumori perché ogni cosa, ogni particella di ossigeno che vibrava e trasmetteva un suono, mi veniva indirizzata, con precisione, con cattiveria.</p>
<p>Cartelloni pubblicitari mi consigliavano cosa mangiare mentre le lavatrici mi avvisavano degli effetti indesiderati di un certo tipo di deodorante.</p>
<p>Avevo una stazione radio senza sintonia, che sparava direttamente sulle mie onde celebrali, creando un filo diretto con qualcosa di simile a Dio.</p>
<p>Ma Dio non era, perché Dio concede anche la pace e mai mi avrebbe rinfacciato il nome di mia moglie morta.</p>
<p>Forse era l’effetto aleatorio dell’alcol, della depressione e delle droghe.</p>
<p>Forse ero io che iniziavo a perdere le connessioni con la razionalità.</p>
<p>A Block semplicemente piacevo, quindi lui non mi licenziava. Io non lavoravo e lui campava felice, convinto di avere un sensitivo nella squadra. Era convinto che io fossi in grado di sentire la natura, io glielo lasciavo pensare.</p>
<p>Ma spesso eravamo io ed il vento… e quella realtà che non mi piaceva.</p>
<p>“Louisessseeeeee”.</p>
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<p>Con l’indice, a braccio teso, iniziai a puntare il marciapiede del palazzo di fronte. Un taxi mi notò subito.</p>
<p>“Stasera… facciamo…. l’Orchidea, và!” gli dissi, quasi sdraiandomi sul sedile.</p>
<p>“Ok, ma non è neppure mezzogiorno” rispose quell’uomo dalla faccia rotonda e con una barba che faceva sembrare le guance dei puntaspilli. Doveva chiamarsi Boris, secondo la licenza appesa al cruscotto. Sempre che non fosse un assassino con un nuovo taxi e una licenza falsa.</p>
<p>“Già, diciamo che ho da pensare” gli dissi.</p>
<p>In quel momento al posto della luna c’era un pallone da rugby che pubblicizzava il Superbowl.</p>
<p>La musica languida, l’atmosfera viziosa. Seduto al balcone del bar avrei continuato fino a tarda serata grattandomi, sbevazzando e guardando.</p>
<p>Lei si avvicinò, guardandomi negli occhi, con le sue labbra plumbago che danzano insieme alla lingua, e mi disse:</p>
<p>“Cosa faresti davanti ad un occasione tanto ghiotta quanto mortale?”</p>
<p>“Non vedo il problema. Se passo d’altra parte potrei trovarlo persino divertente. Magari ci trovo anche un sacco di cose da fare.”</p>
<p>Lo spacco sulla gamba, quello sul petto, mi ricordò una lezione di geometria ed io iniziai calcolare quanto poco vestito ci fosse sopra questa donna.</p>
<p>“Offrimi da bere” pronunciò languida.</p>
<p>Faccio segno al barista, vestito da pirata con bandana e camicia larga, e gli dico di portarci due drink, asciutti, non troppo forti. Magari alla frutta.</p>
<p>Ho la faccia smunta, gli occhi infossati. Le mie dita si muovevano senza motivo.</p>
<p>Lei mi fissa, fa un sorriso. Si è seduta proprio sul ciglio del suo sgabello e spunta il canale anale, armonioso, dal fondo di un altro spacco che fino a quel momento avevo lasciato fuori dai conti geometrici.</p>
<p>“Mai pensato ad una lametta?” disse</p>
<p>“Si qualche volta. Ma il sangue da qualche tempo non lo sopporterei. Stessa cosa per l’ipotesi di afforgarmi nello chardonet. E poi ho a cuore Giorgia, mi spiacerebbe farle tirar su tutto quel liquido viscoso.”</p>
<p>“Per la barba” dice. Con le dita gioca con la collana di perle, probabilemente finte come la quarta abbondante che tiene sotto il vestito.</p>
<p>“Sono comunque poco propenso, non si sa mai che rischio di vedere come sono diventato”</p>
<p>“200$ e ci passo sopra, ok?”</p>
<p>Quando mi fece l’occhiolino scoprii il mascara più bello che avessi mai visto ed i suoi occhi avevano un colore pesto, malatamente perverso.</p>
<p>“Potrei anche starci, visto che il latte è versato, e speriamo fosse acido” e questa gliela dissi perché volevo vederla ad occhi chiusi, nel piacere.</p>
<p>Quando il barista torna, con due piccole vasche da bagno colme di succhi colorati, fragole, ombrellini e asciugamani, io sono già nella camera di Labbra Plumbago, nudo.</p>
<p>Barbara la conosco almeno da una vita. Era già nella mia quando mi sposai.</p>
<p>Non è mai stata gelosa. Non che prentendesse nulla di più che un ricompenso mensile.</p>
<p>Detesto chiamarla per nome e lei detesta farlo gratis.</p>
<p>Giochiamo a non conoscerci, tanto per tenere un alibi in pubblico.</p>
<p>Quando si avvicina e dice “bla bla bla Mortale bla bla la” vuol dire che ha sentito cose, che vuole 100$ extra e che la cosa potrebbe essere urgente.</p>
<p>Altrimenti avrebbe usato “dottore”, “sveltina” e “saluto”, in ordine decrescente per importanza e compenso.</p>
<p>Di cose, lei, se ne fa raccontare. Sa come tirarle fuori dalle persone, specialmente durante gli incontri. Il fatto di avere in qualche strano modo clienti importanti non fa altro che stabilire la “qualità” delle informazioni.</p>
<p>Barbara sa bene che la gente non aspetta altro che svuotarsi, raccontarsi. Dire dove inizia e dove finisce il proprio ego. Con le amanti la via è ancora più semplice.</p>
<p>Questa volta non mi fa nomi e cognomi.</p>
<p>“Aveva delle stranezze” accendendosi una sigaretta, nuda “e puzzava di terra. Aveva una valigetta sporca e pesante, era tarchiato, capello corto e ricciolo. Il classico personaggio che vedresti a Little Italy.”</p>
<p>“Ah beh, è quasi meglio il consiglio che mi hanno dato, quello di spremermi” le dico.</p>
<p>“Aveva lo strano tic di tracciarmi una linea immaginaria dalla fronte fino allo sterno, ripetutamente. Appena finimmo lo mandai via e andai giù al bar, per rimanere nella folla. Comunque io un’occhio a casa sua ce la darei…” e mi porge il biglietto da visita, quello del Tizio che Puzza di Terra.</p>
<p>“Hmmm e dove l’hai preso? Dalle mutande?”, prendo a rivoltarmelo tra le dita, scrutandolo.</p>
<p>“Più o meno” risponde con il sorriso voglioso.</p>
<p>Qualcosa di strano, dico, qui c’è.</p>
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<p>A casa del Tizio che Puzza di Terra, al secolo Trent Ramirez, c’è casino in ogni angolo.</p>
<p>Sembra essere dedito e dipendente dal gioco “Trova un posto originale per le cose comuni”.</p>
<p>Il cesso è nel mezzo del salotto, ripieno di riviste. Il divano, con un buco al centro, è in bagno. Blatero tra me e me che forse ama stare comodo in certi momenti.</p>
<p>Il frigorifero è di traverso, nel soppalco, pieno di vestiti. Il televisore, che li batte tutti, è dentro il lavandino in cucina.</p>
<p>Potrebbe essere benissimo il tizio che squarta i corpi e tira fuori gli organi interni per ballarci sopra, per tirarli, morsicarli e schiacciarli.</p>
<p>L’odore ha una qualcosa di casalingo ma è estremamente acido, generato da chissà quale cosa. Non me la sento di trovare un corpo intero o un pezzo solo, meglio chiamare gli eroi.</p>
<p>La polvere, cresciuta uniforme come il pelo di un barboncino, sopra ogni cosa mi mette a disagio. I mobili, quelli che ancora non hanno giocato alla riallocazione fantasiosa, sono caduti a pezzi nel buio.</p>
<p>Le lampadine sono fracassate e le finestre sprangate.</p>
<p>“Niente entra, niente esce” osservo.</p>
<p>Prendo il telefono, faccio il solito numero.</p>
<p>“Passatemi Block, sono l’agente Dillinger”</p>
<p>“Un secondo solo” con tono cordiale.</p>
<p>“Block, vieni nel quartiere di TriBeCa, dall’angolo di Starbucks”</p>
<p>“Dove c’è il macellaio equino?”</p>
<p>“Proprio da lui, ma non in negozio”</p>
<p>Evado silenzioso dall’abitazione, lascio il campo ai motivati.</p>
<p>Ho voglia di perdermi per strada.</p>
<p>E’ in strada che tutto mi assale e dove decido di ascoltare le fantasie di Block, di capire un po’ del me stesso che avanzava, dell’amore per Louise.</p>
<p>Mi basta evitare di ricordare lui e la sua faccia identica alla mia.</p>
<p>La sua colpa così simile alla mia.</p>
<p>Prendo a camminare veloce, nelle vie piene di negozi, con il giaccone che diventa sempre più pesante, mentre le mie gambe lente ciclano pesanti nel loop di musica ambient che mi trascino in testa dall’Orchidea.</p>
<p>Il vento ha smesso di chiamare mia moglie.</p>
<p>Un arabo, davanti Macy’s, mi urla, concitato, “Adesso cosa sei disposto a fare??”</p>
<p>“Aspetto che mi chiamino per dirmi che sono un genio e che ho indovinato alla prima”… ma non si sta rivolgendo a me. Vedo perfettamente il suo mento e le sue orecchie, mentre nella sua lingua d’origine discute con una donna ricoperta da una tenda azzurra, con una zanzariera sugli occhi.</p>
<p>Burka, dovrebbe chiamarsi.</p>
<p>Cammino, inciampo su un tombino. Rattoppo la figuraccia nel marciapiede con un imprecazione a voce bassa.</p>
<p>Mi rendo conto che Trent Ramirez sarebbe anche la persona giusta per ammazzare 344 persone in 1 anno scarso, ma è ovvio che qualcosa non torna.</p>
<p>Un barbone mi guarda male mentre mi spremo, pensoso.</p>
<p>Calcolo la quantità di forza che ci vuole per brandire una simile arma e sconquassare tutte quelle ossa dalla testa allo sterno. Una quantità che coincide con le capacità di un esperto macellaio.</p>
<p>Quanto è alto il primo spruzzo di sangue. Quante sono le fratture, le lesioni e i millisecondi di vita che rimangono alle vittime.</p>
<p>Mi convinco che siano dettagli importati. Microscopici ed importanti.</p>
<p>E’ lì che qualcosa continua a chiamarmi. Guardando lo smog qualcuno mi chiama.</p>
<p>E poi dice “Terra”.</p>
<p>Sollevando gli occhi al cielo, leggo “soluzione”.</p>
<p>Il Resto in quell’istante mi dice “Tornare”.</p>
<p>Mi scappa da ridere perché non ho voci nella testa, non vivo stati mentali diversi dal mio. Ho quarantasei cromosomi tutti a posto. Non accetterei mai di essere rinchiuso in un manicomio ed accettare il mio problema.</p>
<p>E’ il fatto macroscopico che non voglio accettare l’ovvietà ed il destino.</p>
<p><em>Tornare. Soluzione. Terra.</em></p>
<p>Inizio a parlare con la voce roca, alterata, facendo spaventare una vecchia.</p>
<p>“Perché non provare, tanto ormai continuo ad essere cadavere, come te…”</p>
<p>“Louise” aggiunge sibillina una folata di vento.</p>
<p>Ed è lì che gli altri dubbi muoiono e capisco di essere dentro un disegno superiore.</p>
<p>Il cellulare squilla e forse è l’ora che mi fanno dectetive e santo.</p>
<p>“Ciao Terry, l’indovinello è ‘dove ci hai mandati?’ ” irrompe Rupert, l’assistente di Block.</p>
<p>“E perché non mi chiama Block?” rispondo lentamente, con tono da sfinge.</p>
<p>“Al momento si sta beccando un richiamo per perquisizione ed intrusione senza mandato” e sento la voce che si allontana, come se stesse facento sentire la telefonata ad altri,  “C’erano dei sistemi di allarme silenziosi”</p>
<p>“In mezzo a quel casino?” chiedo.</p>
<p>“Proprio lì, in mezzo a quel casino, sotto lo strato di terra, genio.”</p>
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<p>Il primo errore che ha fatto è stato di non avermi legato mani o piedi. Appena sveglio mi ritrovo in un posto che sa di vecchio.</p>
<p>In bocca il sapore denso e dolce del sangue inizia a darmi la nausea e con un conato di vomito innaffio un ciuffo d’erba grasso e sporco.</p>
<p>Sono all’aperto e nel cielo un bambino ride. Un ghigno di soli denti, di trenta metri, per il suo latte sterilizzato. L’assassino ce l’ho lì davanti, non per la prima volta, e la cosa non mi agita perché osservo quieto, metodico. Aspetto.</p>
<p>D’altronde adesso sono un pochino di più un cadavere, quasi come te.</p>
<p>Dopo la telefonata con Rupert mi ero gettato per la metropolitana, verso TriBeCa. Ero tornato in quella folle abitazione perché la terra sparsa sul pavimento non era normale, e le mie voci continuavano a dirla quella parola da troppo tempo.</p>
<p><em>La soluzione è la terra.</em></p>
<p>Ma lui era lì, nel buio ad aspettare il mio arrivo.</p>
<p>“Terra mi ha detto che stavi arrivando, finalmente” urlò prima del tonfo sulla mia nuca, e l’oscurità mi avvolse come un mantello.</p>
<p>Adesso, da sveglio, sputacchiando sangue, cercavo di ricomporre il quadro. Cercavo di ordinare le idee, di capire la banalità degli eventi.</p>
<p>Lui è tozzo, come aveva detto Barbara, ed è sporco di terra. Le unghie nere, la bocca chiusa che argina l’irrazionalità delle sue parole.</p>
<p>“Adesso tocca a te”. La sua voce è ridicola.</p>
<p>Mi aspettavo di morire per mano di un folle geniale, con voce profonda, di diaframma. Il macellaio, il signor 344, invece ha la voce di un bambino rincoglionito, cantilenante. E’ il classico individuo da bocciatura in prima elementare.</p>
<p>“Non sei contento? Ti cedo il testimone? Io sono stanco, molto stanco. D’ora in avanti continuerete voi e mi ricorderete come uno dei padri.”</p>
<p>Lo guardo con aria interrogativa, da dietro il bavaglio non ero bravo a parlare, ed il discorso non è esattamente quello che mi sarei aspettavo di sentire.</p>
<p>Il suo corpo è minuto, scimmiesco. Si muove davanti ai miei occhi nervoso, a scatti.</p>
<p>Ha lo stesso sorriso di un posseduto.</p>
<p>“E’ arrivato la fine del turno ed ora, per qualche tempo, parlerai con Terra”.</p>
<p>Non fu gentile nell’accompagnarmi verso la mia fine e qualche momento dopo mi ritrovai seppellito, in mezzo ad urla dantesche, soffocante.</p>
<p>Nell’umido.</p>
<p>Questa non doveva essere una giornata ideale secondo il mio oroscopo.</p>
<p>Rimasi fermo immobile, ascoltando gli altri urlare, cantare e pregare.</p>
<p>Quando l’ossigeno finii e l’anidride carbonica iniziò a farmi fischiare le orecchie, come un rombo ingesibile, nell’istante in cui il volume dei miei timpani divenne assordante, lei prese a parlare lentamente.</p>
<p>Subito pensai fosse Louise, perché la voce aveva le stesse note sensuali e monotone. Capii solo dopo che questo era un discorso famoso, che presto mi avrebbe cambiato l’esistenza.</p>
<p>“Dalla mia nascita sono stata vostra amica. Amicizia pura, pulita, immacolata.</p>
<p>Nel ciclo degli esseri viventi, nel lento scorrere del tempo il mio rapporto è stato di pura generosità. Non ho chiesto nulla di più di quanto voi foste coscienti e disposti a dare volontariamente.</p>
<p>Ho accettato le vostre guerre. Ho visto i vostri orrori. Ho respirato per oltre un secolo il vostro smog, la vostra plastica. Come esseri immaturi e curiosi siete portati a fare errori, che è necessaria la “sopportazione”, la pazienza.</p>
<p>Credo che un milione di anni di pazienza possa essere sufficiente.”</p>
<p>Rimase qualche istante in silenzio, lasciando crescere l’attenzione.</p>
<p>“E’ stata l’atto più innaturale che io possa concepire convincere una creatura ad uccidere un suo simile, ma la mia vita dipende da chi mi abita e voi siete ormai solo un batterio fastidioso, ingordo.</p>
<p>Ho provato con il primo e l’esperimento ebbe successo. 23 vittime in poche settimane. L’unico errore fu di non capire che la persona più vicina a quella donna aveva doti innate e particolari. Sai di chi parlo, sai che la prima vittima fu Louise.</p>
<p>Tu sei quella persona con doti eccezionali, invidiabili. L’unico in grado di ascoltare l’essenza di una civiltà, di prevedere gli eventi ad essa strettamente legata.</p>
<p>Sai che tuo fratello gemello fu il primo serial killer che riuscii a creare.</p>
<p>Ora tocca a te, tocca agli altri 100 seppelliti in questa fossa. Vi scaglierete gli uni contro gli altri ed io tornerò pulita, sicura, ospitale. Avete spinto il pedale a fondo, ora il motore vendica l’usura.</p>
<p>Chiamatelo ‘Rifiuto’.”</p>
<p>Non ho parole per rispondere, non c’è l’aria necessaria per modulare suoni, per far vibrare particelle. La mia testa sembra in apnea e cedo alla pressione dell’arresa.</p>
<p><em>La Terra</em><em> ha la soluzione.</em></p>
<p>Era questo che mi diceva la mia dote, i miei Resti, non “la soluzione è la terra”.</p>
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<p>Sento la mia mano sinistra sdridere dal dolore, fossilizzata in un male eterno, come se un incudine l’avesse stritolata e stirata. Il mondo tornò a flutti, lentamente. In gola sentivo il retrogusto del sangue e un paio di denti traballanti.</p>
<p>Tiro il respiro, profondo, e mi stupisco di trovare abbastanza aria per riempire i polmoni completamente.</p>
<p>Sento qualcosa sbattermi contro la testa.</p>
<p>Vedo rosa attraverso le palpebre, come se fossi illuminato da una luce fortissima.</p>
<p>“Bella collana” mi dice qualcuno.</p>
<p>E’ Block.</p>
<p>Mi tasto il collo e scopro una ferita, nuova, simile al segno che le calze lasciano sui polpacci. Potrebbe essere viola, come un segno di strangolamento. Ha bordi frastagliati e profondi. Sanguina leggermente. Sono sdraiato, sento un peso addosso. Sono intorpidito dal dolore.</p>
<p>“Il macellaio, quel signore che ti siede addosso, e che ha un foro decorativo sulla testa che devi avergli regalo tu, è stato imbeccato a vendere resti umani al mercato nero, poche ore dopo la nostra perquisizione irregolare. Gli è venuta voglia di farla fuori dal vaso, di guadagnarci in organi di contrabbando, mangiando alcuni resti e vendendo filmini snuff.</p>
<p>Dio ti ha fatto bello, Terry… non ti avrebbe ucciso comunque, probabilmente”.</p>
<p>Iniziò ad armeggiare con la giacca, in cerca di qualcosa</p>
<p>Mi tasto il collo, ipnotizzando dalle sue parole. Meravigliato fin al midollo di non essere vicino a Louise, ad accarezzare i suoi capelli.</p>
<p>Di “Terra” Block non sa nulla, ed io non ho nessuna voglia di dirglielo. Magari domani.</p>
<p>“Dal canto suo, non aveva neppure torto, faceva fuori tutti quelli che avevano dei punti in comune con lui, che in qualche modo gli somigliassero. Aveva iniziato da ragazzino su internet, uccidendo le identità che assumeva e che poi non riusciva più a gestire. Da cosa nasce cosa.”</p>
<p>“Fantasioso” sussurai grattando le corde vocali.</p>
<p>“Se così si può dire&#8230; “</p>
<p>“L’essere umano non vuole farsi rinfacciare nulla, da nessuno.”</p>
<p>“Vai a farti dare un occhio al pronto soccorso, filosofo. Hai Giorgia in ospedale per overdose di nuke, ma dicono sia fuori pericolo… anche questa giornata per te non sembra un gran affare, eh?”</p>
<p>“Cazzo!”</p>
<p align="center">-o-</p>
<p>Forse di mortale, per la strada, da oggi ci sono io.</p>
<p>Era un sogno o Terra mi aveva sputato via, espulso verso il suolo, scegliendomi per la mia dote? Mi aveva fatto uccidere il macellaio? Cosa era successo in quegli istanti scomparsi? Gli altri 100 vicino a me erano morti?</p>
<p>Forse sono io il nuovo serial killer.</p>
<p>Davanti ad un negozio di musica gli Alice in Chains rimbombavano debolmente. Ammettono, sopra le ultime note, “… killer is me” .</p>
<p>Il Resto del momento, lucido e nuovo, è “Urgenza”.</p>
<p>Il suono di questo Resto è arzigogolato ma agile.</p>
<p>“Sono cadavere, come te Louise”, pensai, baciando mentalmente l’immagine che avevo di lei.</p>
<p align="center"><strong>fine.</strong></p>
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		<title>Finalmente, Amy Hempel</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 07:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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Lessi la notizia da una fonte che mi vergogno di conoscere. Non ricordo il titolo, ma doveva essere qualcosa come Donna Moderna, Intimità o Marie Claire. La cosa ancora più brutta è che no, non ero in bagno, non ero alle prese con le mie deiezioni solide e no, non ero annoiato dalle etichette dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=724&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="/Users/GARAU%7E1.DAT/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-2.png" alt="" /><img src="/Users/GARAU%7E1.DAT/AppData/Local/Temp/moz-screenshot-3.png" alt="" /></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.librimondadori.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/9490b6b3-9450-11de-932d-85a85a98536c/Cover_GRA.jpg" alt="foto libro" width="160px" /></div>
<p>Lessi la notizia da una fonte che mi vergogno di conoscere. Non ricordo il titolo, ma doveva essere qualcosa come Donna Moderna, Intimità o Marie Claire. La cosa ancora più brutta è che no, non ero in bagno, non ero alle prese con le mie deiezioni solide e no, non ero annoiato dalle etichette dei prodotti per la pulizia di un gabinetto che conosco già a memoria.<br />
[Tipo, lo direste mai che in Anitra WC Citrus c'è l'acido lattico e la citronella?]<br />
Il fatto è che quando sai qualcosa di sensazionale da qualcosa o qualcuno che sarebbe meglio non conoscessi è come portarsi dietro un segreto in una tomba. Lo sai, e se ti scappa di dirlo qualcuno ti chiederà come lo hai saputo.<br />
Di certo, non posso dire di conoscere Amy Hempel.<br />
Tuttavia.</p>
<p>Esce &#8220;Ragioni per vivere&#8221; edito da Mondadori che racchiude tutti i racconti della scrittrice in questione e, anche se il titolo sembra riferirsi a &#8220;Reasons to live&#8221; uscito in America, la versione italiana racchiude anche &#8220;Alle porte del regno animale&#8221; .<br />
Mi pare di capire quindi che corrisponda a questo &#8220;<a href="http://www.amazon.com/Collected-Stories-Amy-Hempel/dp/0743291638/ref=ntt_at_ep_dpi_1" target="_blank">The Collected Stories of Amy Hempel</a>&#8220;.<br />
E&#8217; ancora più  curioso che questo libro sia stato lanciato come una novità,  con tanto di copertina rigida e prezzo mediamente esorbitante, considerando che Alle porte del regno animale venne pubblicato nel 1990 da Serra e Riva Editori. [nda: anche se a primo acchitto direi che è stato ritradotto.]</p>
<p>Per chi non lo sapesse, &#8220;Il Raccolto&#8221; è il miglior racconto mai scritto.<br />
C&#8217;è chi definiva Hempel un sacchetto della spesa ripieno di elio o come una scoreggia dentro un paio di mutande.<br />
Cazzate. E&#8217; divina, spiazzante.<br />
Lei è la frase ed il racconto perfetto.</p>
<p><a href="http://resuscito.wordpress.com/2007/05/31/al-ricovero-per-animali/" target="_blank">p.s. ne parlai ai tempi qui.</a></p>
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		<title>AmpCorp, The Octopus</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 22:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[                                     
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img style="border:0 initial initial;" src="http://www.greatdreams.com/political/world-octopus.jpg" alt="" width="260" height="250" /> <img style="border:0 initial initial;" src="http://www.enchantedlearning.com/ogifs/Octopus_bw.GIF" alt="" width="243" height="161" /> <img style="border:0 initial initial;" src="http://visual.merriam-webster.com/images/animal-kingdom/mollusks/octopus/morphology-an-octopus.jpg" alt="" width="275" height="192" /> <img style="border:0 initial initial;" src="http://home.comcast.net/~dougmillison/saeki_octopus.jpg" alt="" width="152" height="210" /> <img style="border:0 initial initial;" src="http://www.doobybrain.com/wp-content/uploads/2007/11/glass-octopus.jpg" alt="" width="300" height="215" /> <img style="border:0 initial initial;" src="http://www.montereybayaquarium.org/lc/activities/content/images/coloring_pages/g_coloring_octopus.gif" alt="" width="350" height="411" /> <img 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		<title>Keywords: quante ne sapevi Will, prima di sparare a tua moglie?</title>
		<link>http://resuscito.wordpress.com/2009/08/05/keywords-quante-ne-sapevi-will-prima-di-sparare-a-tua-moglie/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 19:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; bello vedere che le proprie keyword fanno interi discorsi. Mentre ho di meglio da fare e mentre il blog non viene aggiornato. Gli utenti arrivano qui. E non si trovano. E lasciano impronte.
E queste impronte fanno discorsi e sono discorsi migliori dei miei.
Tipo questo.
Se la vita fosse una driven plot novel, magari di cose [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=720&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E&#8217; bello vedere che le proprie keyword fanno interi discorsi. Mentre ho di meglio da fare e mentre il blog non viene aggiornato. Gli utenti arrivano qui. E non si trovano. E lasciano impronte.<br />
E queste impronte fanno discorsi e sono discorsi migliori dei miei.<br />
Tipo questo.</p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;"><em>Se la vita fosse</em></span><em> una driven plot novel, </em></strong><em>magari di</em><strong><em> cose che non capisco, </em></strong><em>come</em><strong><em> se Jared Leto fosse fidanzato, </em></strong><em>come</em><strong><em> le frasi straight edge, </em></strong><em>come se </em><strong><em>Maryln Manson diventasse un albero di fronte a Tania Dervaux, </em></strong><em>allora </em><strong><em>la prima lezione di Chuck Palahniuk sul prenderlo in culo con la vasellina </em></strong><em>dimostra che</em><strong><em> Cloverfield è una storia vera.<br />
&#8220;Amo Layne Staley: è grave? Pamela Lyndon è scomparsa?&#8221;<br />
</em> <span style="font-weight:normal;"><em>Metteteci </em></span><em>una cascata di immagini di Blade Runner, </em></strong><em>di </em><strong><em>frasi di David Foster Wallace.</em></strong><em><br />
</em> <strong><em>Recensioni.<br />
Tutto contro il giorno, </em></strong><em>come se fossi</em><strong><em> John Dillinger.<br />
</em> <span style="font-weight:normal;"><em>O forse in verità preferite </em></span><em>la solitaria campagnola porno, </em></strong><em>invece di </em><strong><em>Resuscito. </em></strong></p>
<h5>p.s. Vi faccio notare che le parole NON in grassetto non sono keywords e le ho usate come tessuto connettivo.<br />
Impressionante.</h5>
Posted in letteratura, scrittura, scrittura creativa, scrivere  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/720/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/720/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/720/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/720/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/720/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/720/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/720/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/720/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/720/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/720/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=720&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ce l&#8217;ho in canna</title>
		<link>http://resuscito.wordpress.com/2009/07/14/ce-lho-in-canna/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 19:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[rigurgito]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[vomito]]></category>

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		<description><![CDATA[La verità è che ho una storia così bella e così tanta voglia di scriverla che sapere che non verrà letta da almeno un milione di persone mi fa passare la voglia.
Una storia bella, con piume colorate, che vi farebbe vergognare.
E se c&#8217;è una cosa in cui sto diventando &#8220;meglio&#8221;, è quella di capire le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=716&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La verità è che ho una storia così bella e così tanta voglia di scriverla che sapere che non verrà letta da almeno un milione di persone mi fa passare la voglia.<br />
Una storia bella, con piume colorate, che vi farebbe vergognare.<br />
E se c&#8217;è una cosa in cui sto diventando &#8220;meglio&#8221;, è quella di capire le pieghe psicologiche delle persone.<br />
Una volta mi hanno detto che non ha senso scrivere se non vieni letto da tutti, o almeno da tanti.<br />
Forse è un po&#8217; vero.<br />
Forse questa è una mia piega psicologica, un tratteggio &#8220;taglia qui&#8221;.<br />
Forse sono pesante e palloso e un finto-smartguy.<br />
Quindi sollevo pesi.<br />
Almeno le braccia le noterete.<br />
E vaffanculo.</p>
Posted in pensieri, rigurgito, scrittura, scrittura creativa Tagged: vomito <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/716/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/716/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/716/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=716&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Alice in catene, altro che paese delle meraviglie</title>
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		<comments>http://resuscito.wordpress.com/2009/07/12/alice-in-catene-altro-che-paese-delle-meraviglie/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 12:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[rigurgito]]></category>
		<category><![CDATA[alice in chains]]></category>
		<category><![CDATA[laney stanley]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Degli Alice in Chains mi ricordo la faccia di Layne Staley riversa sul suo vomito e la puzza di cadavere vecchio di due settimane. Tapparelle o persiane socchiuse, la polvere di una galassia intera nella stanza, i pavimenti macchiati di piscio e sangue e vomito.
Quella scena me la sono immaginata un miliardo di volte.
Layne Staley che si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=710&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Degli Alice in Chains mi ricordo la faccia di Layne Staley riversa sul suo vomito e la puzza di cadavere vecchio di due settimane. Tapparelle o persiane socchiuse, la polvere di una galassia intera nella stanza, i pavimenti macchiati di piscio e sangue e vomito.<br />
Quella scena me la sono immaginata un miliardo di volte.<br />
Layne Staley che si fa una dose, si accascia e per quindici giorni, un tempo utile per fare la spesa 3 volte, fare una cinquantina di telefonate, diverse scopate, qualche offerta di un operatore telefonico, almeno trenta viaggi in metropolitana, due o quattro serate alcoliche, una mezza dozzina di prove in sala, per tutto quel tempo lui viene ignorato.<br />
Me lo sono immaginato, e mi sono chiesto come una persona possa essere ignorata per tutto quel tempo.<br />
Un albero fa rumore se cade in una foresta dove non c&#8217;è nessuno che possa sentire lo schianto?<br />
E lo schianto di Layne ha fatto rumore?</p>
<p>Quattordici anni dopo, come le la band dovesse scontare un anno di reclusione per ogni giorno che hanno ignorato il loro cantante, gli Alice in Chains tornano.<br />
Ed il pezzo è buono, il nuovo cantante sembra Lenny Kravitz ed è nascosto e tampinato da Jerry Cantrell.<br />
A Looking in View mi fa ancora quell&#8217;effetto tipico degli Alice in Chains.<br />
Un esemplare di essere umano dalla bellezza così annichilente che non puoi immaginare possa essere posseduta da qualcuno.  Da qui ecco l&#8217;assurdità delle catene nel loro monicker. Ti passa vicino, sullo stesso marciapiede e nel senso inverso, ed è un incrocio bastardo di asiaticità e tratti negroidi che ti guarda dai suoi due metri nordici di altezza.<br />
Gli Alice in Chains scivolano.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://resuscito.wordpress.com/2009/07/12/alice-in-catene-altro-che-paese-delle-meraviglie/"><img src="http://img.youtube.com/vi/THVvdx4BpEQ/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
Posted in rigurgito Tagged: alice in chains, laney stanley, musica <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/710/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/710/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/710/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/710/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/710/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/710/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/710/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/710/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/710/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/710/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=710&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Umanamente parlando: Google</title>
		<link>http://resuscito.wordpress.com/2009/07/08/umanamente-parlando-google/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 12:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caino</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[rigurgito]]></category>
		<category><![CDATA[google chrome os]]></category>
		<category><![CDATA[grande fratello]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Metti che il Grande Fratello è un innovazione tecnologica embrionale.
Che diventi uno strumento che usi ogni giorno, che invada la quotidianità delle tue azioni.
Supponi che il Grande Fratello è lo strumento più smart che tu possa usare. E che tu possa farlo gratuitamente.
Metti che il Grande Fratello si faccia usare da te e che un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=701&subd=resuscito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>&#8220;Metti che il Grande Fratello è un innovazione tecnologica embrionale.<br />
Che diventi uno strumento che usi ogni giorno, che invada la quotidianità delle tue azioni.<br />
Supponi che il Grande Fratello è lo strumento più smart che tu possa usare. E che tu possa farlo gratuitamente.<br />
Metti che il Grande Fratello si faccia usare da te e che un giorno lui decida di raccogliere e rappresentare le notizie per te. Di selezionarle secondo i tuoi gusti.&#8221;</em></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://resuscito.wordpress.com/2008/06/11/da-big-brotha/" target="_blank"><em>http://resuscito.wordpress.com/2008/06/11/da-big-brotha/</em></a></p>
<p>Google lancerà un sistema operativo, tale <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/07/introducing-google-chrome-os.html" target="_blank">Google Chrome OS</a>.<br />
Mi hanno detto che la Grande G potrebbe esser stata &#8220;costretta&#8221; dall&#8217;ineluttabile evidenza che<a href="http://www.youtube.com/results?search_query=android+netbook&amp;search_type=&amp;aq=f" target="_blank"> gli smanettoni abbiano iniziato a compilare Android per farlo girare sui netbook</a>.<br />
Io non sono fiducioso, tantomeno non sono convinto che Google sia ineguagliabile in tutto ciò che crea. Resuscito ha già parlato male di Google una volta, e sono sicuro che avrò infiniti modi per parlarne sempre peggio.<br />
Potrei inaugurare una serie &#8220;Non può che peggiorare&#8221; dedicata a Google. Ma in fondo, poco mi importa dell&#8217;informatica come passione, mi importa solo come risorsa da sfruttare fino all&#8217;osso.<br />
Ora, i fatti.<br />
Chrome è un browser privo del 80% delle funzionalità di Firefox 3.5 ed è sostanzialmente inferiore a IE8 per diversi aspetti.<br />
Chrome non ha ancora estensioni, Chrome si schianta. Chrome non apre al volo i file che scarichi. Te li devi salvare, punto.<br />
In verità Chrome è decisamente opzionale per utenti che non abbiano un schermo piccolo o un pc dalle basse prestazioni. Oppure è utile per chi ha infarcito Firefox di estensioni e all&#8217;improvviso si è ricordato che &#8220;nessuna feature è sinonimo di browser veloce&#8221;.<br />
Se vogliamo parlare di Android, beh mi pare proprio che non sia privo di difetti.<br />
E se vogliamo puntualizzare riguardo l&#8217; open source, di codice aperto, allora c&#8217;è già chi da secoli lavora su quel fronte.<br />
Così oggi sento parlare di svolta perchè Google vuole creare un suo OS.<br />
Questo è un dramma che si aggiugne al dramma reale dell&#8217;informatica e dei geek. Ovvero &#8220;chi ne sa qualcosa&#8221; si sta differenziando in due categorie.<br />
I feticisti dell&#8217;hardware.<br />
I feticisti del software.<br />
Persone così lontane dal mondo materiale, con la testa dentro un monitor, che si perdono per colpa di un peccato carnale.<br />
Invece di supportare ciò che è giusto, ciò che è umanamente e intellettualmente importante, tutto verrà spazzato via dal proprio feticismo.<br />
Per ora non temo che Linux e Ubuntu subiranno reali perdite, o quantomeno perdite importanti. Ma sono convinto che ogni utente che passerà da Linux a Chrome OS segnerà un fatto grave quanto un cane abbandonato per strada, quanto l&#8217;8 per mille ad un&#8217;associazione umanitaria, quanto il rifiutarsi di donare il sangue.<br />
Sarà grave come tirare dritto di fronte ad un incidente.<br />
Per me, sarà sputare in faccia alle persone, agli sviluppatori, ad un intera comunità che insegue la libertà e la condivide con tutti. Gratuitamente.<br />
In fondo, ciò che detesto è non poter avere opzioni.<br />
Non posso scegliere di &#8220;trasportarmi&#8221; senza un mezzo a benzina.<br />
Non posso scegliere di lavorare senza Windows.<br />
Non posso scegliere di non sprecare il mio voto per evitare, come la peste, Berlusconi.<br />
Non posso usare un feed reader online che non sia Google Reader.<br />
Oppure posso fare tutto ciò a patto di peggiorare la mia vita, il mio fegato, accettando di dimuire il numero dei miei capelli ed iscrivendomi ad un corso di meditazione Zen.<br />
Ci stanno mettendo a nostro agio, ci metteranno sempre più comodi,  riempendoci di cose che considereremo fondamentali.<br />
Muoversi senza pedalare, lavorare senza impazzire, votare senza lottare, leggere delle news senza esser controllati.<br />
Anche in questo, Google è il male assoluto.<br />
In più Google sa tutto e Google sa che non vi sta regalando assolutamente nulla.<br />
Google sa che le vecchie fonti di ricchezza valgono zero. Il modello economico sta cambiando. E tutto questo lo sta sfruttando nella miglior maniera possibile.<br />
Tutto girerà sempre di più intorno all&#8217;informazione.<br />
Mentre voi litigherete per il metallo satinato di un case, oppure per il numero di &#8220;O&#8221; colorate che compaiono sul vostro schermo,  avremo perso la libertà anche nell&#8217;unico luogo in cui ne avevamo guadagnata un po&#8217;.<br />
Ricorderemo quella &#8220;Internet libera dell&#8217;inizio 2000&#8243; come oggi ricordiamo le spiagge senza strutture balneari e senza ville abusive.<br />
E i nostri figli ci guarderanno stupiti, occhi spalancati, bocca aperta e il rivoletto di bava di chi desidera tornare indietro nel tempo con le ultime estrazioni del lotto.</p>
Posted in pensieri, rigurgito Tagged: google chrome os, grande fratello <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/resuscito.wordpress.com/701/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/resuscito.wordpress.com/701/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/resuscito.wordpress.com/701/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/resuscito.wordpress.com/701/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/resuscito.wordpress.com/701/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/resuscito.wordpress.com/701/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/resuscito.wordpress.com/701/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/resuscito.wordpress.com/701/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/resuscito.wordpress.com/701/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/resuscito.wordpress.com/701/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=resuscito.wordpress.com&blog=857108&post=701&subd=resuscito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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