[Racconto] >>FFW>> Pinokkio
“Legami che tanto spacco tutto lo stesso.”
Tutte queste migliaia di volte che non sono servite a niente, non sono più da secoli “C’era una volta.”
Se guardi il mio naso, sai che ti sto dicendo la verità.
Se questa videocassetta sta per ricominciare, potresti uscire dal reparto ‘Videocassette per Bambini’, sgambettare dritto in ‘Video per Adulti’. Dovresti girare a destra, di fronte al commesso che ti ha fatto l’occhiolino appena siete entrati, poco prima di fissare le gambe di chi ti ha accompagnato.
Quel commesso si chiama “Duncan”.
Il vero nome del reparto in cui ti trovi ora, colonne ripiene di DVD e VHS di cartoni animati, era ‘Intrattenimento per le Progenie di Madri Fedifraghe.’
Non ‘Videocassette per Bambini.’
Poi il capo reparto è stato denunciato da una madre cattolica praticante.
Guarda il mio naso, piccolo, e questa è la verità.
Questo che è l’ultimo giorno della settimana, tu potevi dormire fino a tardi perché oggi non vai a scuola, ma tua madre sta tenendo in mano questa custodia e ti sta dicendo: “Non trovi sia spiritoso?”
Dice: “Hai mai visto una volpe parlare con un gatto? Hai mai visto che un burattino possa diventare di carne e ossa? Hai già visto Pinocchio?”
Tu ascolti, e magari ieri ti eri fatto la tua prima sega. Per quanto è attenta tua madre, potresti aver iniziato a trovare più divertente la masturbazione che le favole.
Dovresti dirle: “In fondo a destra, passato il commesso “Duncan”, reparto ‘Video per Adulti’.”
E per quanto sei grande tu, adesso, potresti essere mio padre. Io sono nato con una sega. E tra tutte le bobine della mia storia, tutti i capitoli dei DVD, il multinangolo, il widescreen, il dolby surround, le versioni postmoderne, nessuno ha mai detto: “Ma tuo padre Geppetto, quella sera, non poteva farsi una sega?”
Sul mio naso, ora, non ci starebbe neppure un colibrì rachitico, per quanto è vera questa storia.
Tua madre insiste e dice: “Secondo me Pinocchio è una grandissima fiaba”, mentre tu sei ancora qui, in questo supermercato, a farti convincere se comprare la VHS della mia vita.
Quello al centro della copertina, guance rosse, pantaloncini corti marroni sul ginocchio, bretelle da frocetto, nasino piccolo a punta, quello sono io.
Sono Pinocchio, e ti sto parlando.
Tua madre tiene in mano la mia faccia e ha gli occhi sull’altra mano, quella che tiene un paio di calze a rete di zucchero.
Come se qualcuno dovesse mangiarle le gambe.
Come se potesse essere dolce, per davvero.
Il mio naso è sempre uguale perché non ti ho raccontato neppure una stronzata. Non ancora.
Se questa videocassetta sta per cominciare, io ne ho già le palle piene.
C’è solo una cosa che puoi imparare dalla mia storia. Quello che vorrai essere nella vita probabilmente non lo sarai. Oppure lo sarai soltanto per pochi avvolgimenti. Sarai di legno per un tempo proporzionale al novantacinque per cento della tua vita. E il cinque per cento lo salterai per un incidente, per una macchina che sbanda, per un alce in mezzo alla strada, per un tumore.
Perché salterà la corrente all’ospedale e il tuo respiratore si fermerà.
Tua madre, che ora sbuffa e ti sta implorando di andare, stasera ti dirà: “Sentilo a volume alto, il dvd di Pinocchio, almeno ti godrai il full immersion della qualità digitale, vivrai meglio i colori.”
I colori non c’entrano nulla con l’audio. Ma lei ti dirà: “Se lo tieni abbastanza alto, non sentirai nient’altro.”
E così non sentirai quelle vocine, quei “gemiti”, e non sentirai tua madre con tuo zio, o con il vicino di casa. Magari tutti e tre spariranno sotto la voce di Geppetto, mentre godono.
Se guardi il mio naso, sai che ti sto dicendo la verità.
Trattieni quelle lacrime. Fammi questo favore.
Perché nella mia storia c’è una balena che continua a vomitarmi.
Un insetto che continua a parlarmi.
Una volpe e un gatto, un bambino di nome “Lucignolo”, che continuano a consigliarmi.
Tutte queste migliaia di volte, ti dico che non sono servite a nulla.
Faccio sempre gli stessi errori.
Dimmi “C’era una volta”, e io scoppio a ridere.
In fondo io sto peggio.
La mia storia è stata riprodotta in serial, in film, in cartoni animati, in rappresentazioni teatrali, in musical, in recite scolastiche, e il mio naso è finito in qualsiasi orifizio di un corpo umano.
Occhi-orecchie-naso-fiche-culi.
Ma questa storia non vuole sapere di consumarsi, di smagnetizzarsi da tutte le bobine che la raccontano.
“C’era una volta” sempre, ogni volta. E’ immortalità.
E tua madre, al supermercato, ti sta ancora dicendo: “Ok, allora decido io. Prendiamo questa.”
Se adesso sei di nuovo a casa, tua madre è scappata al piano di sopra con un uomo che non hai mai visto, se lei ti ha strappato di mano il telecomando e ha messo il volume al massimo, allora la mia storia sta per srotolarsi.
Ma ti dico io come inizia.
E come va a finire.
Solo che tu dovresti farmi il favore di guardare gli ultimi cinque minuti di questa videocassetta, metterli in loop, e per farmi essere quel bambino che ho desiderato diventare per due milioni di volte, in tutte le salse.
Qualcuno mi ha rappresentato come uno zombie. Qualcuno come un killer.
Qualcuno ha pensato che io sarei una metafora di insegnamento.
Tu invece puoi fare questa bella cosa: metti in loop il mio cinque per cento di vita realizzata e non farmi partire da capo.
Permettimi di essere in anticipo e per più tempo quello che diventerò comunque.
Invece che sperare nel 5% di vita che sarà il tuo successo, invece di rincorrere qualcosa, dovresti aiutare a realizzare il sogno di qualcun altro.
In fondo, sai che tra i noi due io sono l’unico che avvererà sicuramente il proprio desiderio.
Questo, succede ogni volta che rivivo la mia storia.
Ogni volta è il Mio Gran Finale.
Ogni volta divento un Bambino. E il pubblico piange. Padri compresi.
Ogni volta non spero più. Faccio finta. Tanto sarò un bambino, comunque. Sempre.
Puoi chiamarlo “destino”.
Oppure “tasto play”.
Tu spera pure nel cinque per cento di vita in cui potenzialmente potresti realizzare ogni speranza. Forse morirai prima, forse fallirai e il tuo cinque per cento sarà peggiore di tutto il resto.
Questo perché tu non sei Pinocchio.
Non sei un pezzo di legno marcio. Non sei il parente di una barca che affonda, di una chitarra sfasciata su un palco, non sei il parente di una cagata di tarlo.
Tu non vivi una storia dettata, nata per l’happy ending strappalacrime.
Se guardi il mio naso sai che sto dicendo la verità.
Io non posso fallire.
Io realizzo sempre il mio desiderio.
Il mio naso è sempre piccolo uguale a prima.
O forse non cresce perché sono Lucignolo e queste sono solo cazzate.
pure style.
minchia…bellissimo!!!