Questa è la cosa più bella del titolo in questione:

Per tutto il resto, passate oltre.
Se stai per entrare al cinema, evita. Tra un paio di minuti vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finchè non sei ancora deluso. Salvati.Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli. Tanto, ringiovanire non ringiovanisci. Quello che succede qui all’inizio ti farà incazzare. e poi sarà sempre peggio.
Quello che trovi qui è una brutta trasposizione cinematografica. E la cosa triste è che non è come tutte le trasposizioni cinematografiche, condensate-stuprate-amputante, ma è solo brutta. E vuota.
Non è neppure più la stupida storia di un ragazzino stupido.
[*parafrasato da*]
Clark Gregg, che proprio non poteva far a meno di essere anche attore oltre che regista nel suddetto film, poteva fare di meglio. Sopratutto, dell’altro. Un corso serale. Due palline anali in gomma anallergica e una paletta da spanking in cuoio texano.
La trasposizione di Choke, ovvero di Soffocare di Palahniuk, uno dei quattro libri che rappresentano l’apice del suddetto scrittore, anche se in verità il sessodipendente Victor Mancini rappresenta il personaggio meno riuscito rispetto a Tyler Durden o Brandy Alexander o Tender Branson [il mio preferito da "lucchetto sul ponte"], è fiacca e falsa. E’ un cartonato poco colorato e con belle facce sorridenti e ben pettinate.
Ma facciamola corta.
Non sono tanto gli attori e non è tanto la mancata aderenza della pellicola al film, discreta se dimenticate il finale [e fidatevi che se avete letto il libro il finale lo maledirete a sufficienza], ma è l’incapacità della sceneggiatura e della regia, e direi anche degli scenografi e dei direttori della fotografia, a non rendere il libro.
Non c’è il ritmo, anche se c’è un ritmo diverso, e non ci sono “i colori” della storia.
Il sarcasmo diventa comocità.
Il grottesco diventa cazzata.
Il tragico diventa una specie di scena seria all’interno di un film comico.
C’è un parallelo tra due libri che adoro e le loro trasposizioni cinematografiche. Uno è questo Choke, e il rispettivo Soffocare, e l’altro è Scanner Darkly, e il rispettivo Un oscuro scrutare di Dick.
C’è una sottile somiglianza. Nessuno dei due film sgarra troppo nei confronti del libro, nessuno dei due ha brillato nei cinema, gli attori sono stati bravi. Ma qualcosa non va. In qualche modo hanno lo stesso spessore come “bontà di realizzazione” o come “grado di riuscita”.
Scanner Darkly è coraggio montato a neve con il rispetto al libro, oltre che l’amore di Linklater per lo scrittore.
Choke invece è un film “solo”. E’ un film divertito dalla propria esistenza. E’ un film che si chiede: “Cazzo, mi hanno davvero girato con degli attori famosi a Hollywood?”
E questo film allora sorride a tutti e ammica come una sedicenne in tutù.
La cosa tragica, lasciatevelo dire, è che a Portland, quello stesso giorno che il libro correva in tutina in lycra, c’era Chuck Palahniuk e il suo compagno in tutù che correvano per strada urlando “Perfida!” o “Arcigna!” a chiunque capitasse a tiro.
Chiamatelo isterismo ormonale, poi passate oltre.
Così Choke appare senza dimensione mentre affoga la sua storia in mezzo a pochi personaggi stolti. Non c’è un mondo, non c’è uno spazio di normalità per fare il confronto. Siamo in alto, a diecimila metri, ma non vediamo terra. Allora potremmo essere anche a duecentomila metri, oppure su un tapis roulant con un cartone azzurro tutto intorno.
Non abbiamo riferimenti.
Questo film, preso così, è idiota quanto uno Scary Movie. Tutti sono scemi e tutti sono pervertiti.
Ahimè, questo non è il sarcasmo di Palahniuk, tantomeno la sua voglia di strafare.
Palahniuk lo prendi sempre sul serio, sempre. E questo è difficile da rendere e questo non è stato reso.
E il finale, cazzo, il finale, ecco l’addio alle metafore e all’unica cosa che rendeva quel libro davvero unico.
Per tutti gli altri: OK, guardatelo. E’ divertente.
p.s. ovvero rigurgito parte b: Altre piccole cose pignole da notare. O da dire.
Non fate film di libri che necessitano mezzi economici e coraggio.
La madre di Victor non dimagrisce, non si avvizzisce e non sparisce fra le lenzuola. Prendete The Machinist, e quello sì che era un Bale “adatto alla parte”. Quella era dedizione e soldi. E poi prendete Bale sei mesi dopo in Batman.
Altra dedizione, altri soldi.
In Choke, Denny non diventa muscoloso.
In Choke, Victor non cambia colore, e non dico blu, ma non diventa neppure un po’ pallido mentre soffoca.
In questo film nulla si muove.
Ripetono le battute e i fatti del libro diligentemente, anche con trasporto e interpretazione.
Per dire, io ho imitato il sergente Hartman insieme a mio cugino durante il pranzo di Natale.
“Io vi ammazzo a forza di ginnastica vi faccio venire i muscoli al buco del culo che ci potrete succhiare il latte senza cannuccia!!!” [cit.]
Ed è stato un successone.
p.p.s. ovvero rig. parte c.
Potrei dire che, anzi ho detto che, scrivere Infinite Jest non rende felici.
Forse potrei dire che scrivere Fight Club, farlo dirigire da Fynch, interpretare da Norton e Pitt, vedere il risultato, rende un pochino felici. Forse molto felici.
Però ecco, potrei dire che scrivere Choke, sentirlo nominare da migliaia di persone come “il loro libro preferito” e “il tuo miglior libro”, apprendere che diventerà un film e poi vedere il risultato potrebbe farti aspirare al suicidio.
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