Archivio

Archivio per la categoria ‘lettura’

In breve, su Brooks, Guerre Mondiali e Zombie

1 Luglio 2009 Caino Lascia un commento

Warld War Z è un libro che ho letto per un terzo ma sbrodola da ogni pagina potenza, visionarierà, intelligenza che da anni nulla mi colpisce così tanto.
Posso fregarmene di arrivare in fondo prima di dire quello che penso. E questo mi è capitato al massimo un paio di volte.
Gli zombi diventano contenuto e metafora, acquistando piena dignità narrativa senza venir trattate come macchiette comiche al pari dell’uomo lupo e del Dracula di turno.
Il 2009 è un anno poco zombificato, causa la moda vampiresca che si è diffusa con Twilight, ma il libro di Brooks risplende in qualsiasi scaffale si possa mettere.
E’ troppo bello e troppo intelligente.
Mi fa vergognare di essere una mezza calzetta.
E quindi è un libro perfetto.

Contro il giorno

22 Giugno 2009 Caino 5 commenti

Non so se sentirmi idiota subito per aver speso 32 euro per un libro, roba che ho sterminato almeno un albero tutto da solo visto le mille e quasi duecento pagine, oppure se sentirmi in colpa perchè nello stesso paese dove ho portato via un albero con 32 euro avrei potuto diventare Berlusconi.
E poi essere anche libero di amare “carne fresca”.
Comunque sono un feticista di Pynchon.
Sicuro che non capirò un cazzo, sicuro di aver trovato  i miei Converge in letteratura, sicuro che quest’opera enciclopedica mi lascerà atterrito, spaventato, inutile come una banana al polo sud.
Sudato come Batman.
Sicuro che sto preparando l’Estante Pynchoniana 2009, e la Total Global Dance Compilation 2009.

Scusate, ora torno ad accarezzarlo.

Desert Session

8 Gennaio 2009 Caino Lascia un commento

[Desert+Sessions+1&2+2.jpg]

Alle sei del mattino siamo nati nel deserto insieme al Sole.
Siamo dentro piccoli canyon e un cammello mastica. Le pietre stratificate tutto intorno, ogni strato è simile ma diverso. Più spesso, più giallo, più pietroso.
Ogni strato è un pianeta Terra precedente. Viviamo sopra una matrioska di pianeti Terra.
Questo presente riveste il passato come un guanto. Il futuro ci seppellirà. Fisicamente.
Viviamo dentro un pianeta sempre più grosso, secolo dopo secolo, e finiremo per inglobare la Luna. Basterà un ascensore per arrivarci.
Fa un caldo che anche Dio vede doppio. Mancano pochi minuti alle 9 ed io sono convinto che le persone possano sublimare in pochi istanti.
Solide, gassose. Svanirebbero come scoregge. Se immagini mezzogiorno in mezzo all’asfalto, in Sicilia, non ci sei neanche vicino. Il caldo è simile, il tuo stupore però ti spalanca gli occhi che le pupille rotolano fuori.
Il cammello mi guarda, io guardo l’albero che sembra la  versione wallpaper di un albero del deserto. Quant’è storto e bianco e figo e per bruciarlo basterebbe davvero sbattere un pezzo di selce contro l’altra come dice il Manuale dell’Uomo Primitivo.
La polvere sa di Africa e il mio sputo è pittura. E’ tutto così rosso e giallo ocra che le mie scarpe non sono in tono con il mondo.
Striscio kitsch pressato dal Sole e il cammello mi guarda.
Lui che è vestito di velluto e che si è cagato anche addosso.

Lo spazio di Dick

5 Gennaio 2009 Caino Lascia un commento

Non mi stupisce che i fratelli Wachowski si siano legati a Neuromante di Gibson. E non mi stupisce che una delle maggiori opere cinematografiche degli ‘80 sia tratta da “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”.
La mia generazione non ha avuto il tempo di sognare tra i satelliti di Urano e di Giove. Non ha mai immaginato il formaggio lunare o la distesa di bottigliette contenenti il senno dell’umanità.
La mia generazione è nata che l’uomo già andava e veniva dalla Luna.
Con gli avvistamenti ufo e lucette colorate annesse. Fotografie a colori.
E’ nata che l’Apple non era più un frutto e che Bill Gates aveva perso la verginità da qualche giorno e la Microsoft era già poco “micro”.

Siamo nati che eravamo già troppo sporchi e troppo pessimisti per Asimov e le fantasie di Adamski. Sognavamo già di mettere la testa dentro il Commodore64, o un 8086 sulla nuca. 
Non mi stupisce che in fondo il cyberpunk, la post-fantascienza, le reti neurali e informatiche, il cyberspazio, non mi stupisce che siano solo pretesti. 
E noi, pretestuosamente, cerchiamo di comunicare, di spiegarci, di fare informazione e informatica.

Antagonisticamente parlando con Keplero.

Frasi

21 Marzo 2008 Caino Lascia un commento

“You can approach the act of writing with nervousness, excitement, hopefulness, or even despair–the sense that you can never completely put on the page what’s in your mind and heart. You can come to the act with your fists clenched and your eyes narrowed, ready to kick ass and take down names. You can come to it because you want a girl to marry you or because you want to change the world. Come to it any way but lightly. Let me say it again: you must not come lightly to the blank page.” - Stephen King, On Writing

via Write to Done

Sei nato in una darkroom. Beato te.

21 Febbraio 2008 Caino 2 commenti

Sei in autostrada. Rispetti i limiti di velocità, hai le cinture di sicurezza allacciate. Nel cassetto portaoggetti hai dello Zantac, del Maalox, Aulin, Vasellina, Dildo dual vibro, cerotti alla nicotina, due stecche di Camel light, Lisomucil tosse sedativo, collutorio, lamette Credo, utensili con lame arrugginite, una fiala di antitetanica, garze, paracetamolo, mercurio cromo, antibiotici per il cavo orale, morsette per capezzoli, metanfetamine, passaporto, tessera sanitaria, un coltello con lama retrattile, guanti in lattice, preparazione H, fazzoletti imbevuti di etere dietilico per anestesia. Seduta sul lato passeggero c’è la tua ex moglie. State andando in vacanza. L’odore del suo shampoo alle mimose si confonde con l’arbre magic al mentolo. Sei sull’autostrada in direzione Catanzaro, ma ti sembra di stare in Danimarca. Cristo. [...]

Questo è il miglior post che abbia mai letto.
Nonché una delle cose più belle che letto da parecchio tempo.
http://www.hotelmessico.net/archivio.asp?id=712

Palahniuk’s essays – #25 : Uccidere il tempo [parte 1]

18 Febbraio 2008 Caino 1 commento

“Immagina una ballerina di strip-tease che sale sul palco, la musica a tutto volume, luci colorate, il momento in cui entra, e la ballerina si leva il vestito ed è già nuda. Completamente. In quel primo momento alla luce lei è già nuda, non balla, e sta semplicemente ferma la sua faccia severa e dice: ‘Questa è la mia vagina, qualche domanda?”

E’ così che riprendono le lezioni di Don Chuck Palahniuk. Per le prime 24, pagate, mentre queste saranno gratuite a patto di aspettare un mese di ritardo dalla messa online ufficiale.
Posso dirvi che alcune meritano, altre meno. Altre non dicono nulla. Alcune vi faranno scrivere come lui e basta.
Riprendiamo.

“Questo è il motivo per cui la fiction – o nonfiction – necessita di un buon plot per rivelare i segreti di una storia in maniera graduale, tenendoci alla corda così come ci insegnano molte cose della nostra vita. E’ un constante gioco di presa in giro e gratificazione. Una specie di tensione tantrica. Se la stripper si strappa i vestiti troppo in fretta, non abbiamo bisogno di arrivare fino in fondo. Troppo lenta e noi perdiamo interesse, stufi di troppa tensione protratta per troppo tempo. E se la stripper balla nuda per troppo tempo, la scena diventa stupida, priva di tensione. Se la ballerina si mostra nuda troppo poco, allora noi rimaniamo confusi e ci sentiamo presi in giro.
[...]Quest’anno mi concentrerò sui metodi che potresti considerare per tenere il tempo e i personaggi in movimento durante il tuo lavoro. Nella realtà il tempo ha il vizio di passare. Nella fiction… bisogna aiutarlo.[...]
Poche storie sono scritte in tempo reale. Una storia che descrive dieci minuti in dieci minuti porterebbe il lettore a logorare quella storia. Uno scambio minuto per minuto. No, nella fiction il tempo si condensa, riassumendo giorni e anni in poco tempo di lettura. Pensa a tutti i film che dicono ‘Dieci anni prima…’, ‘Un anno fa…’: queste frasi sono come segnaletiche smussate che fanno in modo che tu non ti perda cronologicamente, che tu possa seguire il percorso narrativo nonostante il fatto che la trama non sia lineare.
Prova con frasi collaudate.
‘Due ore dopo, Stephanie non aveva ancora chiamato’. Oppure ‘Dopo giorni di guida, arrivarono nella baracca isolata…’. [...]
Prima di questo, considera gli altri metodi per implicare nella narrazione il tempo che passa o per far saltare il tuo lettore sulla linea temporale. Controlla i tuoi film preferiti e nota gli strumenti usati per comprimere il tempo. [...]
Un modo effettivo per uccidere il tempo è di far usare due narrazioni parallele, una presente e una piazzata nel passato. Ad ogni salto tra le due narrazioni puoi rientrare a raccontare il momento successivo che avevi abbandonato. [...]
Un vecchio trucco degli scrittori per uccidere il tempo, per rallentare, è chiamato “scarico di informazioni”. Questo è il passaggio in cui lo scrittore si perde in dettagli o nella storia di qualcosa, partendo per la tangente e spiega qualcosa al lettore. Tutte le tue preziose ricerche finiscono qui.
Ovviamente, deve essere un gesto bilanciato. Non stai scrivendo un libro sulla aristocrazia francese.
Per prima cosa, Lo “scarico di informazioni” implicano che il tempo sia passato. Ogni volta che tagli la storia con queste informazioni potrai riprendere a raccontare da un punto successivo.
Secondo, informazioni e dati danno peso alla tua autorità o a quella del narratore.
Terzo, puoi usare lo “scarico di informazioni” per descrivere meglio un stato mentale dei tuoi personaggi.
Quarto, i fatti necessitano di una qualità di narrazione differente, che contrasta con il modo di raccontare la tua storia.
[...]
Ricordati che tutto ciò che non è fiction non deve competere con la storia. Rendi queste informazioni interessanti e comprensibili. Non dare conoscenze ai tuoi personaggi che il loro passato non includa.
Ma anche, fregatene se tutti i tuoi personaggi sanno o meno di cosa stai parlando. Appiccica i fatti alla storia, anche se non hai reso chiaro il livello culturale dei tuoi personaggi.
Quello che stai facendo in una storia è mimare una vita reale. Di rado percepiamo ogni pensiero con la completa coscienza del concetto applicato a quel pensiero.
Pensiamo ‘Il sole splende’ e non ‘Il sole splende perchè Mrs. Francisco in terza elementare ci lesse un libro chiamato ‘Il nostro sistema solare’ che spiegava che quella luce era causata dalla reazione di atomi di idrogeno all’interno della fusione nucleare…’
[...]
Come esercizio, riguardati i tuoi film preferiti e prendi nota di come lasciano scorrere il tempo. Leggi un romanzo e nota lo ’scarico di informazioni’ [...]
Fai una lista di cose veramente interessanti che il tuo personaggio potrebbe sfruttare. Di nuovo, rendi ogni fatto contaminato. E rendili brevi e curiosi.
[...]
E ora starò zitto…”

Nulla di nuovo.
Però non le leggerei se non mi sforzassi di scriverci un post. Quindi non ringraziate.

Concretezza e definizione

28 Gennaio 2008 Caino 1 commento

In Cormac McCarthy i dialoghi sono scritti un po’ in questa maniera. Nell’asciuttezza fotografica della narrazione non ci sono “amabili personaggi”, descrizioni emozionali, non c’è il sogno e il desiderio dei personaggi.
In “No country for old man”, che a breve uscirà al cinema, c’è l’utopia di ogni singolo protagonista che prende a facciate la realtà.
Se hai presente una camera a tenuta stagna, anche un caveau di una banca, quella è una buona metafora della realtà che troveresti in un suo libro.
E nessuno entra o esce da lì, se non in una sacca da morto.
Vedendo il trailer di “Non è un paese per vecchi” sono tornato indietro ai tempi delle sceneggiate teatrali di fine 800. Baffi finti fatti di pelliccia di coniglio, vestiti scenici di taglie sbagliate. Attori che si scambiano occhiate e comportamenti dettati.
L’iperealismo di McCarthy finisce liquidato nel tentativo di somigliare a quello descritto nelle pagine.
Il nudo e crudo volere diventa seriosità ostentata.
Guarderò il film, in fondo dei fratelli Coen è giusto fidarsi.
Non ne hanno colpa se quella storia l’ha raccontata McCarthy.
Tra il Messico e il Texas qualsiasi cosa accada, in pellicola, è almeno bello da vedere.

Categories: cinema, letteratura, lettura, libri

Scrittore, narratore.

12 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento

Mi sento molto vicino a queste parole, se mai dovessi usare parole di questo tipo.
Perché lo scrittore ha una passione per lo strumento, per l’utilizzo e lo studio, per la purezza delle creazioni e il rispetto della tradizione che lo spinge a non voler ignorare classici, a fare citazioni, a paragonarsi a un Beckett.
Beh, signori e signore, un narratore è perlopiù un ciarlatano che manda in onda la pubblicità nel punto cruciale di una scena. E’ quello che vi lancia i petardi a destra, per assaltarvi a sinistra. E’ quello che vi prende per il naso, mentre lo scrittore cerca di prendervi per tutti i vostri sensi.
Lo scrittore non dimentica di dirvi che gusto c’è nell’aria, e il narratore non dimentica di lasciarvi frustrare per la soluzione.
E se entrambe le cose convivessero, allora sarebbe il caso di averne un libro, magari un romanzo, di questo prodigio.
Magari scrivere di uomini e di topi in cinquantamila parole.

Lost: il “character driven novel” contro il “plot driven novel”

3 Gennaio 2008 Caino 8 commenti

Molti pensano che per scrivere la prima cosa che devi fare è avere in mente un riassuntino di questo tipo.

Quindi e_s__p___a___n____ d_____ e _______r________e.
Nah.
Una volta vidi Lucarelli fotografato in un’intervista. Pelato, polpastrelli su polpastrelli alla Dylan Dog, giacca di velluto marrone, pantaloni fuori dal riquadro della foto. Quindi pensate qualsiasi tipo di pantalone possa stare male su una giacca di velluto a coste larghe marroni e la vostra immaginazione andrà bene. Dietro la schiena aveva una lavagna e una miriade di post-it gialli, quadrati, scribacchiati, messi in un certo ordine. Formavano una specie di quadrato.
L’intervista diceva che stava scrivendo un nuovo libro, e suppongo che quel nuovo libro oggi sia un vecchio libro che io non ho letto.
Quei foglietti erano la struttura completa del suo romanzo. Era una storia dettata dal plot.
La “plot driven novel” è consigliabile per gialli, thriller. Soprattutto per quel genere di storia dove il personaggio è funzionale alla storia, non dove la storia è scaturita dai personaggi.
Lost ad oggi è parsa una storia di questo genere. Dettata e raccontata da sceneggiatori macchiavellici, cerebrali, pieni di marchingegni, di algoritmi e calcolatrici.
La verità, dimostrata alla fine della terza stagione, invece è diversa.
Il tono della storia è diventato più umano e disperato. Meno numeri, più empatia.
Ha smesso di farmi chiedere cosa sia quell’isola per farmi chiedere perchè Jack piangeva.
Così Lost sta diventando una “character driven novel”. Ne è una dimostrazione l’improvvisazione degli sceneggiatori, le otto puntante girate e le otto in sospeso senza un’idea su carta.
Se Lost fosse stata scritta da Lucarelli, beh, io non voglio pensare a quanti post-it avrebbe dovuto usare.
Se “Anna Karenina” è scritta partendo dai personaggi ed “Almost Blue” è partendo dalla storia stessa, Lost è l’incrocio bastardo dei due stili.
Io credo che in fondo una storia vada pensata a enormi linee, pallidissime tracce, che vada scritta seguendo i personaggi e poi vada riscritta seguendo unicamente la logica.
E’ per questo che un libro di Lucarelli non mi tira particolarmente un cazzotto nello stomaco.
O perchè Anna Karenina è una tassa pagata in fazzoletti da qualsiasi lettore.
Ed è per questo che mi aspetto che Lost in fondo mi deluderà.
La soluzione sarà qualcosa di improbabile e inimmaginabile, totalmente di fantasia. I personaggi non saranno mai reali e completi, ma solo approssimazioni.
E il finale sarà come un Sherlock Holmes che all’ultima pagina prenderà l’arma del delitto è dirà: “E’ stato il protoneutrino positivo dell’antimateria”.
Lost non urlerà mai “l’assassino è il maggiordomo”.
E voi non rimarrete realmente sorpresi.