
La pillola blu dice che District 9 è un film spassoso. Dice che merita il suo tempo, i suoi euro, dice che è originale, strano, imprevedibile e geniale. La pillola blu mostra effetti speciali di prima categoria, ottimi attori, un trama avvincente e, finalmente, alieni vagamente chtulhiani.
E cazzo, ci sono persino dei Mech. Da quanto tempo non si vedono dei Mech sul grande schermo?
La pillola rossa dice tutt’altro. Dice che se si ci si sforza di leggere tra le righe District 9 rappresenta tutto il male che può nuocere l’industria dell’intrattenimento a delle idee geniali. La pillola rossa racconta quanto una mente acuta, potenzialmente sovversiva, debba essere controllata, annacquata da una dozzina di milioni di dollari e rediretta in maniera produttiva.
Se pensate che District 9 sia il nuovo “Essi vivono” allora mi dispiace. Quello è il guard rail e quelli con il suv che stanno per uscire di strada siete voi.
Voi della pillola rossa allacciatevi la cintura. Gli altri possono solo tapparsi il naso.
Il corto realizzato nel 2005 da Neil Blomkamp, “Alive in Joburg”, è geniale per due singole idee che colpivano rispettivamente la forma e il contenuto dell’opera stessa.
Se le due idee fossero state solo di forma, o solo di contenuto, ci saremmo trovati di fronte ad un cortometraggio semplicemente carino, bello, stupendo. Non geniale.
Per esempio, un film di alto contenuto metaforico ma di banale realizzazione rischia di essere un “segone mentale”. Al contrario, un film senza contenuto metaforico ma colmo di stile [dal montaggio, alla fotografia, alla narrazione] diventa un “segone per esteti”. [A riguardo vorrei aggiungere, per esempio, che Lynch è il Gran Maestro Assoluto dei Gran Segoni Estetici e Mentali. E' troppo di tutto, e va benissimo così.]
“Alive in Joburg” era una fortissima metafora dell’apartheid in salsa sci-fi incrociato con la “multi narrazione” tipica di un documentario.
Ha contenuto e forma.
Bene. Ora pensate di fermarvi in un chioschetto dove fanno i panini. Hanno un prosciutto da favola che non è quello lucido che sembra fatto con la cera rubata in chiesa. E poi hanno salame, pancetta e soppressata e persino il peperoncino non è quel rosso E 122. E’ proprio peperoncino.
E finisce che ordini il panino, il tizio ti chiede se vuoi altro “peparedda“, e poi ti annegano una fettina di salume in 400gr di panino bianco malcotto e raffermo.
Alive in Joburg è la fettina di salame annegata in District 9.
Non c’è una sola idea che sia stata migliorata e non c’è un momento in tutta la narrazione che recuperi la bontà del corto di origine.
E’ ancora peggio capire quanto il contenuto sia stato edulcorato.
Ci sono fattori essenziali che non sono potevano venir eliminati e che rendono District 9 “reale”. Il Sud Africa, Johannesburg, non fanno pensare alla solita americanata alla Indipendence Day, ma fanno paura. Sono reali, sono la faccia della medaglia che ti convince del disagio, delle difficoltà, della sporcizia e del disordine di quel momento storico.
Tutto questo allarmerebbe qualsiasi spettatore.
Il Sud Africa rappresenta il problema in tutto il suo silenzio.
Sei con il culo a terra, in mezzo a contrabbandieri e ovunque c’è un gran cazzo di casino da Terzo Mondo.
Però c’è il supererore. C’è Capitan Hollywood travestito da Peter Jackson che con il suo trucchetto rende la storia sopportabile e divertente.
Un paio di trovate ed ecco che l’effetto desolante di un documentario svanisce, la storia si scolla dalla realtà e torna una bobina che si srotola sullo schermo.
Si rischia di sperare davvero che non arrivi Bruce Willis con un trapano a manovella pronto a ridurre in un colabrodo la nave spaziale per salvare la figlia di Steve Tyler.
District 9 sarebbe riuscito a far davvero male. A gettare di nuovo la gente nel panico, a spaventarla davvero.
District 9 sarebbe riuscito a ricordare l’11 settembre come nessun altro film. E non solo. Lo avrebbe fatto parlando di segregazione razziale. Di apartheid. Di cose vere.
District 9 doveva parlare di cicatrici e doveva far vedere le ferite, le mutilazioni, i danni. Non parlare di cerotti colorati con la faccia di Bart Simpson che ti regalano con il McScroto Menù al McDonald.
Per quanto Obama dica di non dimenticare, tutti vogliono dimenticare.
Tutti vogliono godersi un film con alieni, navi spaziali, esplosioni, creature mutanti, lanciagranate e coltelli a serramanico, un cazzo di mitragliatore dell’altro mondo e una pistola Gauss, uno sfigato di turno, sistemi di navigazione olografiche e, di nuovo, dei fantastici Mech che saltano e sembrano veri e tu sai quanta coda non faresti in città con uno di quegli affari, eh? Cioè te ne basterebbe uno e basta, il tuo vicino di casa che sta al piano di sopra e tu gli applichi altri tre buchi il culo optional mentre è seduto sul cesso e i suoi 90kg di moglie non la smettono di camminare per il corridoio con i tacchi a spillo da 10cm.
E infine lanciare manciate di pop-corn.
Liberi.
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