La serie Dime, la signature di Diamond “Dimebag” Darrell, nacque intorno alla metà dei ’90.
I primissimi dischi dei Pantera vennero suonati con le Dean, poi Washburn divenne endorser e per il 90% della storia della band, e per la vita breve di Darrell, la chitarra “a stella amorfa” fu un loro simbolo.
Non ho mai suonato una Dean, ma la Dime era uno strumento eccezionale.

La mia Dime 333 era il top di gamma della serie import, ovvero di quella non americana. A parte i pickup, il Floyd Rose licensed, si parlava soprattutto di dettagli e finiture. Legni di maggiore qualità, areografie non stampate. Differenze che mettevano insieme il divario economico, ma molto meno quello sonoro e tecnico.
Una volta cambiati i pickup subito, i chili e chili di legno pieno li sentivi tutti. Li sentivi sui suoni puliti e sulle spalle dopo due ore di sala prove.
Suonava davvero bene, come per mio gusto tutte le Washburn suonano. Pochi fronzoli, come la Idol che ho adesso che non ha altro di estetico oltre ad essere nera.
Ho ricordi di me a semi-nudo ad agosto mentre suonavo dentro sale prove imbottite di gomma piuma grigia, circondato da ceres e becks, con cavi che sembravano grovigli di serpenti. Mi ricordo bene quanto sudore e quanto cazzo di caldo faceva.
Le orecchie che ronzavano fino al giorno dopo. Ed il tutto per un dieci quarti che ancora oggi ricordo.
Oggi la mia Dime 333 è andata via, nelle braccia di un diciassettenne che manco mi somiglia. Capelli emo, semibiondo, molto butterato.
E’ la storia di una vita.
Gli ho detto: “Tienimela bene”, come se mai dovessi riaverla o risuonarla. Come se fosse davvero un pezzo della mia vita.
Se c’era qualcosa che mi rendeva “Thrasher” era anche quella chitarra. Senza quella chitarra, di Thrasher mi è rimasta l’email, qualche dozzina di cd, nessuna maglietta da skate e quasi più nessun amico metallaro. Chi è cresciuto è cresciuto, gli altri si sono fatti fuori da soli.
La mia Dime è morta.
La mia Dime suonerà ancora.