Archivio Mensile: ottobre 2010

Avviso ai signori naviganti

Nei pochissimi social network in cui sono attivo troverete di tutto.

Insulti, prese per il culo, sfoghi, rigurgiti, turpiloqui. Mi trattengo ma potreste trovarci anche bestemmie, consigli, siti porno e link a materiale illegale di cui non sono responsabile.
Una cosa che non troverete mai, per ovvie ragione legali, sono le diffamazioni esplicite.
Se avete la coda di paglia, non leggete.

Tutti gli altri vorrei capissero quanto segue.

Io scrivo il cazzo che mi pare e che mi passa per la testa.
Che io abbia torto o ragione, sinceramente, non me ne frega un cazzo.
Chiamatelo SFOGO NETWORK invece che SOCIAL NETWORK. Non è una cena di gala. Questi posti sono miei e decido io se mettere i gomiti sul tavolo.

Vivo la mia vita dentro la mia testa, 365 giorni all’anno, per un numero di anni che non mi è dato sapere.
Vivo di gioie e di delusioni e frustrazioni come tutti. E come tutti penso di avere ragione.

Se sei partecipe delle mie parole, se le leggi, se le segui, accetti in qualche modo di essermi amico e di entrare nel mio mondo.
Come amico mi devi un favore.

Lasciami in pace. Non usare queste parole per ritorcermele contro quando ti viene comodo. Sopportale, come io sopporto tante cose di voi.
Non metterti nel ruolo del “collega”, del “marito”, del “postino”, del “commesso” per rileggere qualcosa che ho scritto e rigirarmele addosso.

Se parlerò male dei salumi da qualche parte, non metterti il cappello da cuoco per venire a dirmi “ah, ma hai detto che il grasso di maiale fa schifo!”.

Io qui scrivo quello che mi pare. Senza filtri.
E tu puoi anche non leggere.

E se mai avrai idea che io parli male di te, tu che stai leggendo,  chiedimelo. Ma sono convinto che se sei mio amico non sarai mai nelle mie parole.
Non ho amici che non apprezzi.

 

 


Goodbye, Washburn Dime!

La serie Dime, la signature di Diamond “Dimebag” Darrell, nacque intorno alla metà dei ’90.
I primissimi dischi dei Pantera vennero suonati con le Dean, poi Washburn divenne endorser e per il 90% della storia della band, e per la vita breve di Darrell, la chitarra “a stella amorfa” fu un loro simbolo.
Non ho mai suonato una Dean, ma la Dime era uno strumento eccezionale.

La mia Dime 333 era il top di gamma della serie import, ovvero di quella non americana. A parte i pickup, il Floyd Rose licensed, si parlava soprattutto di dettagli e finiture. Legni di maggiore qualità, areografie non stampate. Differenze che mettevano insieme il divario economico, ma molto meno quello sonoro e tecnico.
Una volta cambiati i pickup subito, i chili e chili di legno pieno li sentivi tutti. Li sentivi sui suoni puliti e sulle spalle dopo due ore di sala prove.
Suonava davvero bene, come per mio gusto tutte le Washburn suonano. Pochi fronzoli, come la Idol che ho adesso che non ha altro di estetico oltre ad essere nera.
Ho ricordi di me a semi-nudo ad agosto mentre suonavo dentro sale prove imbottite di gomma piuma grigia, circondato da ceres e becks, con cavi che sembravano grovigli di serpenti. Mi ricordo bene quanto sudore e quanto cazzo di caldo faceva.
Le orecchie che ronzavano fino al giorno dopo. Ed il tutto per un dieci quarti che ancora oggi ricordo.
Oggi la mia Dime 333 è andata via, nelle braccia di un diciassettenne che manco mi somiglia. Capelli emo, semibiondo, molto butterato.
E’ la storia di una vita.
Gli ho detto: “Tienimela bene”, come se mai dovessi riaverla o risuonarla. Come se fosse davvero un pezzo della mia vita.

Se c’era qualcosa che mi rendeva “Thrasher” era anche quella chitarra. Senza quella chitarra, di Thrasher mi è rimasta l’email, qualche dozzina di cd, nessuna maglietta da skate e quasi più nessun amico metallaro. Chi è cresciuto è cresciuto, gli altri si sono fatti fuori da soli.
La mia Dime è morta.
La mia Dime suonerà ancora.


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