La Strada è un libercolo di neppure 200 pagine. A leggere Cormac McCarthy, che basa una storia su due protagonisti senza meta e senza futuro, mi è venuto da pensare che in fondo l’avrei potuto scrivere pure io.
Però solo un autore che non ha nulla da dimostrare è in grado di portare a termine, e sugli scaffali, un libro così minimale.
Di fatto, io c’avrei messo molto altro. Come le donne non proprio belle e non proprio giovani che esagerano con il trucco.
Per chi non l’avesse letto The Road/La Strada è una sorta di rivisitazione on the road di Io sono leggenda di Richard Matheson in chiave padre-figlio.
Trovo difficile non consigliarne la lettura proprio per questo motivo. E’ narrativa basilare, scheletrica, asciutta. E’ “nuova” ma è vecchia. In qualche modo inventa qualcosa, è orginale, ma di carne sul fuoco non se vede una traccia.
Lessi questo libro per il solo fascino della fine del mondo. La fine del mondo vende sempre. E forse speravo in uno zombie.
La rivisitazione cinematografica con il poco sopportabile Viggo Mortensen, poco sopportabile perché pare che il suo culo di fronte alla telecamera ci stia sempre bene peccato che in ogni occasione si tratti a tutti gli effetti di un “culo sporco”, è da considerare per alcuni motivi, che riporto di seguito:
- aumenta l’impatto apocalittico del libro
- aggiunge un’inutile Theron come madre
- azzecca il mood, l’umore
- aggiunge una dose sufficiente di dinamismo alla storia che, dopo poche dozzine di pagine e due tequila sunrise, rischia di diventare grottescamente tragicomico
In Italia pareva non volessero distribuirlo, in America mi stupisce l’abbiano anche completato.
E’ immediato definirlo angosciante.
Rileggendo la storia, indipendentemente dalla versione, possiamo associare i tre ruoli della narrazione in questo modo:
- il bambino rappresenta le pulsioni naturali dell’uomo, i suoi bisogni
- il padre rappresenta il mediatore di queste pulsioni, ovvero colui che procaccia il cibo e ottiene sostentamento
- il mondo esterno/i cattivi rappresentano, ovviamente, la realtà
La Teoria Strutturale di Freud stabilisce che l’angoscia si manifesta nello scontro tra Io ed Es, ovvero nel caso in cui il primo freni le pulsioni del secondo in base alle considerazioni metabolizzate dal Super-Io.
E’ quindi evidente che l’Io è il padre e l’Es è il bambino.
Es vuole mangiare, Io si procura mangiare senza rubare perché il Super-Io conosce le regole della società.
In The Road/La Strada se il padre rappresenta l’Io non vi è una situazioni di angoscia, quanto più di frustrazione. Il figlio di fatto chiede qualcosa che non è possibile ottenere in barba a qualsiasi possibile stratagemma. La richiesta non è solo di cibo e calore, ma fondamentalmente di assoluzione totale alla sofferenza.
Il grande assente della storia è il Super-Io.
Il Super-Io muore e si porta dietro la civiltà, i televisori al plasma, i supermercati, le carote in bocca a Glenn Close, la stitichezza della nazionale con la Nuova Zelanda, l’iPhone4, i display a retina, la Vodafone e le connessioni dati a scoregge, i moduli apache per l’url rewrite, le conferme via email, le riunioni alle 17 del pomeriggio ma sopratutto anche i Soundgarden, Londra, il rhum, i buchi di culo e la vasellina.
Insomma in The Road non esiste Super-io, e questo rappresenta un errore. Penso sia questo che renda il film unico nel suo genere e che sia difficile da gestire, inglobare e ricordare.
Qualsiasi storia tratti la fine del mondo, o semplicemente l’apocalisse, in qualche modo ripropone una società con dei valori.
La prima cosa che ti insegnano in un corso di scrittura, soprattutto nella scrittura fantascientifica, è che devi immaginare una sola variazione alla nostra realtà e seguire la reazione a catena. In ogni storia rimodelli l’environment, ovvero tutto quello che è intorno all’individuo.
In “The Walking Dead”, fumetto pubblicato dalla Image Comics a partire dall’ottobre 2003 creato da Robert Kirkman ed illustrata da Tony Moore, si narrano ancora le vicende di un mondo che ha perso se stesso e dove un manipolo di individui lottano per la sopravvivenza.
Fame, calore, tranquillità.
Tutti i buoni film di zombie trattano questo. Di società distrutte e di individui che vogliono ricostruirle passando per l’individualismo della sopravvivenza.
Sputiamo addosso per una vita alla noia e allo normalità ma pare che in fondo non possiamo volere altro.
In tutte queste storie l’uomo ha bisogno di ricostituire, o forse di ripiazzare abbastanza in alto, il Super-Io, il controllore della morale.
Prendi Mad Max, 2012 la Fortezza, Daybreakers, ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.
Dato un Super-Io abbastanza grosso e comune a più individui si ottiene Dio, per esempio.
Nella totale assenza del Super-Io che The Road prende il sopravvento sopra una storia di serie B. Non vi è mai una lettura di una situazione che possa essere ricongiunto ad una morale o ad uno schema, quindi tantomeno ad una speranza.
Le constatazioni non rimbalzano contro il muro che argina il dilagare dell’Es e dell’Io. La voracidità dell’uomo non ha limite e non ha sfogo, ma soprattutto non ha regole e non ha confini.
Qualsiasi sentenza e azione è nuda, unicamente dettata da un bisogno, ovvero l’Es.
E’ un uomo morto, ne hai già visti mille, dice il padre.
Per chiarire, il Super-Io, detto SuperEgo [ma da non confondere con l'ego], è un sistema di regole comportamentali che un individuo crea durante la propria esistenza e si forma soprattutto partendo dal rapporto con e dei genitori. Potremmo indicare soprattutto i primi anni della sua esistenza, tutto il resto della vita vaga intorno alla raffinatezza di queste regole e al saperle scavalcare utilizzando l’Es.
Se quindi per lo spettatore Viggo Mortensen è l’Io mentre il bambino è l’Es, dal punto di vista del bambino non è assolutamente così.
Per il bambino il padre è l’environment, ovvero la realtà.
Cosa vuol dire? Vuol dire che il bambino sta crescendo senza una figura che possa suggerirgli la costruzione del suo Super-io.
Molto probabilmente in un’ipotetico La Strada 2 il bambino diverrà un’individuo menomato, privato di leggi morali che possano condizionare le sue esigenze.
Allo spettatore, o al lettore, questo messaggio arriva, più o meno consciamente. E questo spaventa.
Quindi, cosa accresce il senso di disagio in questa storia rispetto ai Gremlins?
C’è un aspetto finale, che io trovo molto personale, ed è proprio nella parte non-metaforica del libro. Ovvero il rapporto padre-figlio-vita.
Ne La Strada il momento straziante è l’abbandono del padre, più di quello della madre che peraltro nel libro non viene neppure raccontato. In parte penso che per apprezzare questo “senso” si debba essere in linea con Cormac McCarthy e il suo senso di partenità, in parte credo che la figura che più ci “rilasci” al mondo sia proprio il padre.
E La Strada parla “banalmente” di questo.
