[...] questo non toglie che io spesso ami incondizionatamente cose che non capisco. Forse è perchè intuisco lo spessore, o forse non lo intuisco affatto, forse perchè non accetto di aver capito tutto e mi costringo a pensare a certi libri, dischi, film, quadri, sculture come nascondingli di concetti tra concetti superficiali.
Un po’ come “Stipo antropomorfico” o “Giraffa in fiamme” di Dalì.
I film di zombie.
Ci sono cassetti e io non li vedo.
Per questo molti mi dicono che amo solo i film “girati al contrario”. I libri senza soggetti. Trame criptiche, inaccessibili, poco voyeuristiche.
Per questo scrivo e spesso non capite.
Perchè tutto sta diventando digitale.
Perchè sono cresciuto ascoltando dischi che non mi piacevano fin quando non ne trovavo un senso, non scaricandone mille gratuitamente, accatastandoli, infilandoli come scarafaggi dentro un cesso di hard disk da duemila tera.
La bellezza è nel pubblico, non nell’opera.
Il capolavoro è il pubblico nel momento che cede attenzione e interesse.
La Guernica è un impiastro verde di facce storte. E’ il pubblico e la storia che l’hanno resa “qualcosa”.
Le cose che non capisco meritano attenzione.
Le cose complicate meritano attenzione.
Quando hai poche cose, dedichi loro maggiore attenzione.
Sarei un uomo migliore con poche cose incomprensibili.
[...]
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