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A proposito di anticristi

Corre il ‘94 e il capolavoro massimo non è arrivato. Antichrist Superstar è ancora nelle balle del reverendo, un gioiello feticista così vivido che avrebbe appannato la musica a favore dell’immagine.
Seppure Marylin Manson dichiarò che all’inizio sembravano una brutta copia degli Slayer, di musica ne ha sempre fatta poca e male. Antichrist Superstar era un concetto a tutto tondo, un concetto fatto di protesi, apparecchi odontoiatrici, lacci emostatici, sedie da barbiere, corsetti, larve e farfalle, confusioni sessuali multiple ed un Willy Wonka scappato dalla sua fabbrica di cioccolato al latex.
Con “High End of a Low” Marilyn Manson è diventato un cake face*, e tutti i suoi dischi sono dei cake date**.
Incasellato, ordinato e predetto.
Ma prima che tutto fosse Reznor-izzato, prima che Antichrist Superstar venisse prodotto e prima che Brian Warner iniziasse a scendere la china con Dita Von Teese, c’era un ritratto americano, di una famiglia americana, che è andato perduto.
Persino per il sottoscritto che venne affascinato da Beautiful People, quando ai tempi Silvestrin aveva i capelli lunghi e viveva a Londra e su MTV passavano persino i Soungarden e i P.U.S.A., persino il sottoscritto non riuscì a tracciare la rotta e il significato dei primi due dischi di Marilyn Manson.
La cosa bella della musica alternativa dei primi anni 90 era che potevi amarla senza capirci un cazzo di come avrebbe suonato il disco o la canzone successiva.  Sarebbe stata più country, più lenta, più elettronica, magari rubata da un disco dei Killing Joke o da uno di Morrisey. Ti sarebbe piaciuta al settimo e sudato ascolto e ne avresti capito il significato.
Se Antichrist Superstar è un caso completo, studiato in tutte le sue sfumature morbose,Portrait of An American Family è solo naturale: suonato come un disco punk più lento e porno da un band glam lobotomizzata [e Twiggy Ramirez non stava neanche tanto in piedi e non portava neppure i pantaloni].
Portrait è un disco che non restituisce un’immagine finta, è un disco seviziato, preso in giro, legato e allucinato. E’ mansoniano prima che Manson venne generato, è Brian Hugh Warner da bambino.
E’ la larva che diventa la misera farfalla di Holy Wood o Eat me, Drink.
Gli unici che hanno ascoltato questo disco nel 1994  sono quelli che l’hanno comprato per errore. Un metallaro l’avrebbe trovato ridicolo, un punk l’avrebbe trovato noioso, le persone normali l’avrebbero trovato rumoroso.
Eppure è un caso di spontaneità musicale e di contenuti fantastico.
E’ un disco per umanisti, filosofi, ma soprattutto per sociologi.
Get your Gun, Lunchbox, Cake and Sodomy predicono Columbine e massacri correlati. Non perchè traumatizzano giovani menti in fase di crescita, ma perchè fotografano quelle menti.
In “Ritorno dal nulla” , anno 1995 tratto da Basketball Diaries di Jim Carroll [a suo volta scrittore e musicista "punk"], DiCaprio entra nella sua classe con un Remington 870 e mentre sorride trasforma la sua classe in intonaco vermiglio.
Nel 2005 è uscito l’inguardabile “Super Columbine Massacre RPG!”, simpatico gioco per ascoltare Manson in pace senza commettere reati involontari.
E se Columbine è il caso più famoso, beh, pensate che ci sono stati solo 13 morti [autori esclusi].
In Virginia nel 2007 i morti sono stati 33.
Se vi state chiedendo se è una cosa “moderna” allora nel 1966 ad Austin, in Texas, i morti furono 14.
Pare che il cielo sia blu, che l’acqua sia bagnata, che le donne abbiano i loro segreti e che due fucilate in una scuola facciano così tanto ritratto americano.
Non è tanto colpa di Manson se questo “Portrait of An American Family” riflette la realtà.
E’ colpa sua se in fondo ha fatto un disco musicalmente così mediocre per raccontare qualcosa di importante.
Però negli anni ‘90 ascoltavi un disco quindici volte, perchè ogni canzone era così dannatamente diversa dall’altra.
Alla fine te lo facevi piacere.
E così mi piace. Tanto.

“You can not sedate all the things you hate”,
Dogma, Portrait fo An American Family [1994], Marilyn Manson.

* cake face si dice di persona troppo truccata, il cui viso di squaglierebbe al contatto con l’acqua.
** cake date
si dice di appuntamento dove c’è solo la torta [in pubblico] e niente sesso.


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