«Noi non siamo pedine sacrificabili. Ma che t’è successo?» Dice Dutch
«Io mi sono svegliato. Svegliati anche tu.» risponde Dillon
Presupposto primo: qualsiasi opera intenzionalmente ludica non ha alcun valore se privo di significato e di concetto. Non esiste il godimento fine a se stesso e non esiste opera umana sufficientemente vuota che sia in grado di far provare piacere.
Non esistono lustrini, luccichii, pensieri superficiali che diano piacere. Per quanto qualcosa di “semplice” e “inutile” possa sembrare innocuo, privo di metafore e fine a se stesso, in realtà nasconde simboli, letture e differenti gradi di analisi.
Ovvero, le cazzate non piacciono se sono solo cazzate. E se piacciono, allora non sono solo cazzate. Rappresentano qualcosa.
E le cazzate che non ti piacciono, quelle non contengono nulla che tu sia in grado di capire.
In realtà, delle cazzate ti piace proprio il contenuto che sfugge ma che viene assorbito indirettamente.
Nel 1986 tal Jonathan Pollard viene dichiarato colpevole per aver venduto documenti top secret americani a Israele, in Oklahoma un impiegato di nome Patrick Sherrill abbatte a colpi d’armi da fuoco 14 colleghi prima di suicidarsi e in Italia il 27 ottobre si tiene il Giorno Mondiale della Preghiera.
L’anno dopo esce Predator di John McTiernan ed in Italia Quark gira uno speciale su una nuova innovativa tecnica di ripresa a raggi infrarossi – tecnica che verrà utlizzata per simulare la visuale in prima persona del Predator.
Il film è sufficientemente bello per diventare un culto, per trasformare il sette volte Mister Olympia e cinque volte Mister Universo in un cyborg 2.0 diretto da James Cameron e nel Governatore della California nel 2003.
A tal riguardo è anche interessante notare quanto Arnold Schwarzenegger si sforzi di ribadire nei comizi cose come: “Se non barate [cheat] l’America è il paese delle opportunità”. Come se la storia dei suoi glutei non fosse mitragliata di steroidi illegali.
Tuttavia, siamo sicuri che il Predator sia l’alieno cattivo che brutalizza uno squadrone di Forze Speciali in piena America centrale?
Le metafore che rombano intorno alla pellicola sono infinite.
C’è il concetto di caccia indiscriminata dove l’uomo rappresenta il “tordo” e il Predator lo yankee con il Winchester, ma c’è il confrontro tra il vecchio e il nuovo per tutta la durata della storia.
La cosa umiliante è che uno dei messaggi nascosti è “il futuro non vi migliorerà”.
Esatto.
Predator non solo rappresenta una macchina da guerra, ma rappresenta il cinismo del nostro io futuro e la lunghezza proporzionale del suo uccello: fino dove può un Predator pisciare? Fino a quale sistema solare può arrivare per svuotare le sue olive?
Questo concetto è tutto fuorchè alieno.
Chiedetelo a Bush.
Predator è la dimostrazione pratica che l’evoluzione non vuol dire nulla. Potremo tornare ad essere brutti, credere a riti goliardici conditi di teschi e ad andare in giro nudi grugnendo.
E Bush non era forse un predator? L’orologio a cristalli liquidi che aziona il soldato squamato dopo essere schiacciato da un bilancere di Arnold non visualizza forse la durata del suo mandato trasposto in secondi?
E Predator rappresenta ancora molto altro. Giuro.
Lui è la nostra faccia di cazzo che si nasconde e fa danni in silenzio, con cattiveria, molto invisibile, e siamo noi che ci facciamo sparare da un M60 e riusciamo a cavarcela con pochi graffi.
Non è forse la storia di tutti quella di essere “estranei” combattuti dagli “indigeni”? Non eravate dei Predatori il giorno che siete entrati nella vostra classe dopo che avete cambiato casa? O il primo giorno di scuola guida? O la prima volta che volevate fare “all’ammore”? In tutte queste scene, ammettetelo, non volevate essere solo dei brutti figli di puttana come Predator armati con un cazzosissimo fucile al plasma e fare dei buci del culo aggiuntivi a quello stronzo del futuro Governatore della California detta “La Patria della gnocca Ossigenata”?
Predator quindi, non è una cazzata.
E’ roba seria.

24 marzo 2009 at 9:10 martedì, marzo 24, 2009
[...] Dovreste leggerlo, questo pezzo… [...]
5 aprile 2009 at 18:28 domenica, aprile 5, 2009
mi piace il nuovo header, siamo tutti catalogati scimmiottati e impilati e codicebarizzati
29 maggio 2010 at 14:45 sabato, maggio 29, 2010
[...] opzionale. Credo sia necessario rileggere questo Monografie: La Fabbrica della Paura e pure La concezione della metafora di Predator prima di parlare dell’ultimo [...]