Potresti non esistere
Oggi è scomparso e a me sembrava solo stupido. Anche se tutti hanno timore riverenziale di un defunto. A me sembrava solo stupido e infantile e con il naso grosso. Le sue ciabatte da infermiere. Quando si era iscritto in palestra doveva mangiare 500gr di fragole come colazione e, cazzo, non ce la faceva. Io che le fragole le snifferei con il naso senza accorgemene. Ma ora c’è silenzio. Soprattutto per un morto che conoscevamo di persona.
Le storie che ti circondano, le vite parallele che sfrecciano, quelle sono storie che sei portato a credere meno importanti della tua.
La sua vita era meno importante della mia.
Da sempre, il mio vizio è immaginare almeno una volta al giorno la vita di una delle persone che ho perso.
Non immagino tanto le vite che non hanno avuto, io non penso ai morti. I morti non hanno una vita e non c’è nulla da fantasticare. A me i morti piacciono solo se resuscitano e c’è una telecamera e un supermercato in cui nascondersi.
Intendo le persone che ho perso come un mazzo di chiavi dentro una metropolitana. Io scendo e loro schezzano via dentro un tubo nero verso il centro della Terra.
Immagino la fermata nella quale scenderanno e cosa succederà.
E’ stalking mentale.
Chi mi conosce è inevitabilmente perseguitato.
“Cosa starà facendo” è il mio gioco. Creo una storia dalle piccole basi che ho.
Dopo dieci anni scopro che il film che mi sono proiettato in testa era così dannatamente statico. Siete ingrassati, siete meno gay e finalmente avete trovato una donna.
La gente cambia molto di più di quanto io possa riuscire a immaginare. Per quanto siamo troppo simili a noi stessi, pronti a reciclarci negli stessi errori e a compiere gli stessi passi, è impossibile azzeccare il grado di stupidità umana o la beffardaggine della natura.
E’ tragico, ma le storie ti sfiorano e non c’è modo di rimanere con loro.
Ieri è successo che vedo troppe persone di cui ho perso traccia, oggi succede che perdo una persona di cui non ho quasi mai avuto tracce.
Di cui non ho mai proiettato una storia. E di questo mi dispiace. Mi dispiace averla ignorata come se ignorandola non avessi potuto farla diventare immortale o quantomento esistita.
E non potrò mai conoscervi tutti. Svanirete e io non saprò chi siete e non avrò deciso se siete dimagriti, se il vostro fidanzato vi ha lasciato o se avete smesso di piangere mentre vostra figlia gioca tre etti di maccheroni Barilla. Quel torneo di calcio, non saprò mai se l’avete vinto o se il menisco è rimasto in campo. Se il gonzo con cui avete rimpiazzato la solitudine scoprirà mai la verità.
Quello che nessuno dirà mai è “Per me, sarebbe potuto non esistere”.
Questo fa male.
Se la sua storia è finita così, io avrei voluto dispiacermi. E non avere soltanto più paura di quante cose possono andare storte in una vita.
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