Non mi stupisce che i fratelli Wachowski si siano legati a Neuromante di Gibson. E non mi stupisce che una delle maggiori opere cinematografiche degli ‘80 sia tratta da “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”.
La mia generazione non ha avuto il tempo di sognare tra i satelliti di Urano e di Giove. Non ha mai immaginato il formaggio lunare o la distesa di bottigliette contenenti il senno dell’umanità.
La mia generazione è nata che l’uomo già andava e veniva dalla Luna.
Con gli avvistamenti ufo e lucette colorate annesse. Fotografie a colori.
E’ nata che l’Apple non era più un frutto e che Bill Gates aveva perso la verginità da qualche giorno e la Microsoft era già poco “micro”.
Siamo nati che eravamo già troppo sporchi e troppo pessimisti per Asimov e le fantasie di Adamski. Sognavamo già di mettere la testa dentro il Commodore64, o un 8086 sulla nuca.
Non mi stupisce che in fondo il cyberpunk, la post-fantascienza, le reti neurali e informatiche, il cyberspazio, non mi stupisce che siano solo pretesti.
E noi, pretestuosamente, cerchiamo di comunicare, di spiegarci, di fare informazione e informatica.
Antagonisticamente parlando con Keplero.
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