Cogito, ergo Proxy
Partendo da una citazione cartesiana, la stessa citazione rigurgitata in questo blog, Ergo Proxy è un esempio di come si possa fare del “crossover” narrativo.
Non accontentandosi di Cartesio l’anime in questione chiude molti dei suoi significati dentro un’altra citazione, questa volta di Michelangelo Buonarroti, mostrata all’inizio del primo episodio:
Caro m’è ‘l sonno, e più l’esser di sasso,
mentre che ‘l danno e la vergogna dura;
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.
Pur non essendo mai stato un otaku, ma rimanendo da sempre affascinato dalla capacità giapponese di inventare storie realmente nuove, Ergo Proxy rappresenta per molti motivi la mia visione di connubio tra metafora e forma. Significato e azione.
Per farla breve, questa storia fallisce da subito nell’originalità: siamo nel futuro, a metà tra Blade Runner e Matrix, dentro una città-cupola isolata dal mondo esterno a causa dei soliti disastri ecologici di cui siamo già colpevoli e i cyborg, detti “autoreiv”, si ammalano di un virus chiamato Cogito che, guarda-’n-pò, li rende un po’ troppo pensanti ed emotivi. Intorno a tutto questo c’è un eroina dark con il trucco impeccabile [leggere feticismo], il protagonista sfigato [leggere "il giapponese otaku qualsiasi"] e i Proxy [leggere "creature mostruose che spiegheranno probabilmente il significato della realtà"].
Per fortuna, l’originalità non è esattamente “tutto”.
E, carissimi, non c’è più nulla da inventare in narrativa.
Nata su ispirazione dickiana Ergo Proxy si arrampica con un ritmo in tempi dispari alternando visioni e suggestioni e, così come si potrebbe dire per Evangelion, fa uno shampoo di immagini e azioni per aprire la fine della narrazione alla libera interpretazione.
E’ curioso come in Oriente abbiano il vizietto di nascondere storie complicatissime, suggestioni filosofiche, dietro i dettagli principali di un anime: bei disegni, bella protagonista, protagonista sfigato, crisi esistenziali.
Raccontata per dettagli, questa storia è notevole persino per il dizionario di parole che utilizza.
Dovrete capire cosa è un Proxy. Ed è strano anche associare nuovi significati alle parole.
Non mi stupisce pensare che un probabile nuovo “2001 Odissea nello spazio” possa essere un anime giapponese.
E mi stupisce ancora meno il fatto che in occidente possa essere considerato solo come un “cartone animato”.
Però Ergo Proxy è sensuale da far male. E’ velluto per gli occhi.
Ed è spigoloso per il cervello.
Pare che chi racconti in termini negativi, apocalisse e catastrofi e armageddon vari ed eventuali, dimentichi che ha l’obbligo, nonostante tutto, di rendere piacevole il viaggio, seppur senza far ridere.
Se la barca sta affondando, almeno lasciateci suonare.
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