Resuscito, quindi sono.

Icon

Yet another useless writer.

Viva Charles Bronson

Questo post era un commento a lui e a questo punto di vista. Poi ho deciso che come commento era troppo lungo. Ed allora lo sposto qui, perchè è un commento che richiede commenti.

Riassumendo, il nocciolo del tema è Dexter, la serie tv con il poliziotto serial killer.
E’ doveroso notare questa contraddizione che, messa giù in qualsiasi forma e in qualsiasi lingua, è di per se un perfetto incipit.
“Salve, sono un poliziotto. E un serial killer.”
Breve e semplice.
 

Saltiamo.
Prima stagione carina, mediamente tesa, plot in costante aumento di contraddizioni, personaggi profondi quanto si possano trovare in un thriller da 19 euro a copertina rigida, e blablabla. Basata sul libro “La mano sinistra di Dio” di Jeff Linsday, è un lavoro netto, pulito e dignitoso. 
La seconda stagione parte goffa ma inannella un paio di incastri notevoli. Si nota la differenza fra una sceneggiatura nata da un romanzo e una sceneggiatura nata direttamente per lo schermo.
La prima è goffa e sovrabbondante di incastri e dettagli, la seconda è snella, agile e inizialmente impacciata.

Nel post citato c’è l’accusa “ikea stile”: una serie funzionale ma non un trionfo orgasmico.
Colpito, perfetto. Vero.
Manca “gore”, splatter, raccapriccio degno di un serial killer.
Tuttavia non ha “foglie di fico”.
Raccontando qualcosa non si deve mai saltare o vergognarsi di descrive situazioni o aspetti della storia. E questo lo si deve fare compatibilmente con lo stile e il modo di raccontare.
In “Dexter” non ci si può aspettare in un trionfo di amputazioni e sangue degno di The Texas Chainsaw Massacre.
Dexter è ikea style, funzionale e privo di fronzoli.
E Ikea non mette fregi Luigi XVI nei suoi mobili. 
Non ci sono scabrosità e persino in situazioni limite non vi è il livello di dettaglio che le renderebbe pesanti.
Esempio: Dexter da bambino piange in una pozza di sangue: basta scurire il sangue per rendere realistica quella scena, e volutamente non viene fatto.
Eccone due motivi: la possibilità di mandare in onda quella serie in seconda serata, il fatto che l’aspetto ironico e l’ottica sia preponderante rispetto al sadismo visivo.

Tutto questo dovrebbe spingere a focalizzarsi sull’ottica narrativa di questa serie.
Dexter è un continuo monologo personale, egoista e scorretto, di una persona in lotta tra le proprie necessità e il modo per far rientrare i propri errori nell’accettabilità umana.
E’ una persona che per approvare se stesso non scappa dalle proprie perversioni, ma cerca di direzionarle nel modo più corretto.

E’ per questo che ha consensi: ognuno di noi fa cose tremendamente sbagliate ma cerca di applicare un proprio codice di accettabilità e di tolleranza. Se la società condivida o meno, non fa differenza.
Lo fanno tutti e tutti si ritrovano in Dexter.
Dexter uccide qualcuno di cattivo, noi mangiamo il pasticcino e poi andiamo a correre il lunedì mattina.
Dexter butta a mare l’ennesimo cadevere, noi anneghiamo l’ennesima sigaretta nel nostro portacenere colmo.
Quello che facciamo è associare il nostro senso di colpa con il suo.  E non vorremo associare la nostra persona e la nostra condotta a vermi, corpi putrefatti, cervelli spappolati. 
Vi immedesimereste in John Wayne Gacy?
Dexter funziona perchè una macchia di sangue è così tanto simile allo sbaffo di marmellata di ciliegia del quale siamo colpevoli. 
Per il resto, ok, non è un capolavoro.  Forse fa proprio cagare.
Ma notata che ha una metafora, ha una coerenza narrativa, ha uno stile. Non credo sia poco. 

E finiamo dicendo la verità.
Il vero incipit di Dexter sarebbe:
“Salve, sono un poliziotto. E un serial killer di serial killer.”
Ed ecco che di Dexter non ce ne frega più nulla.
Non c’è mordente, è solo l’ennesimo giustiziere e per di più poliziotto e quindi semi-autorizzato.
Mi manca Charles Bronson.

Archiviato in:narrativa, pensieri, racconti, scrittura, scrivere

4 Responses

  1. Lenny Nero scrive:

    Bel post e bel blog, ora lo esploro per bene. ;)
    L’analisi della serie è efficace e capisco il tuo punto di vista.
    Tutto sommato, allora, sarebbe valsa la pena se Dexter avesse spinto sul versante horror-comedy, invece è sottotono sotto qualunque prospettiva tu voglia valutarlo.
    E’ sempre insipido e insoddisfacente.
    L’unico momento in cui ho riso di gusto è stato durante la scena in cui un bambino descrive Dexter a chi si occupa di disegnare gli identikit e dal ritratto viene fuori Gesù Cristo…
    Inoltre il personaggio di Dexter è assolutamente interessante, quello che mi ha infastidito più di tutto è vederlo annacquato in sottostorie che, almeno a me, non hanno minimamente appassionato.

  2. Caino scrive:

    mettila così,
    i sottaceti stanno alla verdura ala griglia, come dexter sta al silenzio degli innoncenti.
    stessa forma, aromi e odori aciduli, “sfregiatamente” poco realistici.
    :)
    cmq si, c’è di meglio.

  3. ReCaliscetta scrive:

    Mai visto Dexter, anche se lo conosco di nome e in generale so che è interessante.

    Ti consiglio “The Black Donnellys”, ho visto la puntata pilota domenica scorsa.
    Te lo consiglio più che altro, a parte il fatto che a me ha fatto una buona impressione, perché poi m’interesserebbe leggere che ne pensi, nel caso lo guardi e ti viene da scriverci qualcosa.

  4. hofattotardi scrive:

    “Salve, sono un poliziotto. E un serial killer di serial killer.”

    Questo è il punto, Dexter si esaurisce li.

Leave a Reply