Crude verità narrative


Se questi vi sembrano solo moduli e tasselli poco importanti al fine narrativo, state sbagliando.
E quando pensavate che fosse una cazzata il fatto che nessuno inventa una storia “nuova”, perchè se ne replicano degli archetipi ben definiti, allora stavate sbagliando ancora.
Per chi non l’avesse notato, gli sceneggiatori e scrittori Disney sono quanto più vicino all’ingegneria letteraria che possa esistere. L’approccio delle storie non è creativo, ma progettuale. Tutto questo vale per anche per la Dreamworks, Blue Sky Studio, Sony Entertainment. 
E’ un modus operandi che a differenza dei normali film nei film di animazione è molto più chiaro e definito.
Si percepisce la trama come una tenda da campeggio ed ogni evento della storia è un picchetto che va a tirare le estremità in modo bilanciato e preciso. Altrimenti la tenda vola via o affoga nella pioggia.
Il target è così ampio che tutto deve essere bilanciato.
Ogni spettatore e lettore ha bisogno di alcuni momenti. Si aspettano di riconoscere situazioni, si aspettano di capire il problema e si aspettano una risoluzione della storia. 
Nel video qui sotto, quelle che vedrete non sono “piccolezze”, ma momenti chiave narrativi che funzionano. Se li guardate bene, noterete che non fanno parte della struttura principale plot, bensì degli angoli emotivi di quello che stanno raccontando.
Quello che state per vedere sono le risposte alle esigenze dello spettatore. 
E non stupitevi che le risposte siano tutte così identiche.
Eccovi i momenti che fanno sorridere, quelli che fanno piangere e stringere il cuore, ecc.ecc.
William Burroughs [due citazioni in due giorni... omg!, nda] diceva che il copia ed incolla in letteratura era consigliato, se non obbligato. E lo diceva molto prima della nascita dei personal pc.
Diceva: “Perchè scrivere da zero la descrizione di una foresta quando Conan Doyle potrebbe averlo fatto molto meglio di come potre farlo io?”
La trovate una bestemmia? 
Ed attraverso questo concetto, la scrittura, e qualsiasi gesto che porti a raccontare una storia, diventa minimalista, asciutto, ingegneristico.
Ogni giorno copiate il gesto di qualcuno che conoscevate mentre vi descriveva la sua nuova moto, ogni giorno vi imbroncerete come i vostri genitori quando qualcuno vi chiederà qualcosa di impossibile.
Vi atteggerete stupefatti come il vostro bancario con un collega, o piccoli come un neonato con le vostre mogli e i vostri mariti.
Userete situazioni e luoghi per raccontare altre storie ed ottenere altri feedback.
Vi imbroncerete come vostro padre per sfanculare un collega, non per mettere in castigo un figlio.
Popperete una tetta come un neonato per fare sesso, non per nutrirvi.

Avete una libreria di simboli, una libreria di azioni, una libreria di paesaggi e luoghi.
La state usando in ogni momento.
E lo fa anche la Disney. 

Visto che sarete vicini al non aver capito nulla di quanto sto dicendo, guardatevi il video di cui parlo.

 

p.s. Notate bene una cosa. Queste clonazioni arrivano dai tempi in cui la computer graphic non esisteva, o perlomeno non era allo stato attuale delle cose. Non esisteva il rigging dei personaggi, ovvero la creazione di una struttura ossea applicata ad un modello di un personaggio 3D.
Questo significa che le clonazioni sono state fatte a mano, coscientemente, senza trascinare e fare “tasto destro -> incolla”  da nessuna parte.

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5 Risposte to “Crude verità narrative”

  • ReCaliscetta

    Con il discorso in generale sono d’accordo.
    La frase “quando pensavate che fosse una cazzata il fatto che nessuno inventa una storia “nuova”, perchè se ne replicano degli archetipi ben definiti, allora stavate sbagliando ancora” in questo caso È la frase, senza per questo fare inutili lodi stomachevoli.

    Solo che.

    Questo fatto delle animazioni clonate dei film Disney lo sapevo già e come cosa è anche abbastanza “famosa”.
    Come fai notare bene alla fine, quella era l’epoca in cui tutto veniva fatto a mano non per amore delle vecchie tradizioni, ma perché mancava la tecnologia per fare computer grafica.
    Quindi niente scheletri e niente programmi che “fanno” la fisica che ti fa cadere il bicchiere in modo realistico.
    Era tutto frutto di numerose mani “sanguinanti” (adoro i termini esagerati); quella scena di ballo e festa: non oso pensare quanto ci abbiano messo a farla.
    Precisiamo: questo non è per dire che ora, con la computer grafica, è una cazzata fare un film d’animazione. Come tutte le tecnologie, la computer grafica ha portato comodità e nuovi problemi, per il semplice fatto che ha aperto nuove strade.
    Tornando alla scena di ballo e di festa: quella parte è frutto dell’impegno di parecchia gente con la matita in mano, ognuno con un compito preciso ed esperto in quel campo: chi impegnato a muovere bene quello, chi a muovere quell’altro, chi a colorare gli sfondi, chi a colorare i personaggi ecc. Tutto questo vuol dire semplicemente: molti soldi.
    Mi viene naturale pensare che una scena simile, non fondamentale ai fini della storia raccontata (per il motivo che non aggiunge assolutamente nulla) e quindi secondaria, venga clonata. Si parla di risparmiare chi sa quanti soldi, evitando di fare nuove animazioni e compagnia bella.
    Tanti soldi e tanto tempo.

    Anche perché, sai come li clonavano? Non s’ispiravano alla scena già disegnata nel film precedente, ma la ricalcavano pari pari in ogni disegno-fotogramma, disegnando proprio sopra i disegni vecchi con l’uso di qualche tavolo luminoso; prendevano biancaneve e le mettevano una faccia da volpe e un po’ di pelo arancione.
    Non si trattava di rifare la scena di ballo e festa per dare “le risposte alle esigenze dello spettatore”, perché allora avrebbero potuto e avrebbero fatto, molto più nobilmente e facendo una figura decisamente egregia, una scena simile e non uguale (cosa che del resto fanno tutti, anche i più piccoli, figurarsi la Disney).
    Qui si parla di animazioni uguali al millimetro e con gli stessi tempi, perché appunto ricalcate.

    Magari detta in questa maniera la cosa è tutta molto meno affascinante, perché c’entra veramente poco con il modo di raccontare le storie, il modo di catturare il pubblico e quello di ingannarlo con piccoli trucchi.
    È solo questione di soldi, tutto qua.

  • Caino

    grazie re, per prima cosa.

    per seconda, il tuo “solo che” non è un “solo che”. o meglio, non direi che è in disaccordo o in contrasto con quanto dico. Stai precisando altri aspetti tecnici della questione e lo trovo interessante.

    La domanda naturale è “perché i disegnatori sudanti/sanguinanti della disney si passavano la giornata su tavoli luminosi a clonare scene”?
    Ed è ricercando questa risposta che non si può essere d’accordo con il tuop “c’entra poco con il modo di raccontare storie” proprio perché in quella nella risposta, che lascio intendere nel post, ci si trova di fronte alla connessione tra quelle scene clonate e la narrazione vera e propria.

  • flounder

    e se c’entrasse invece con il modo di marchiare in modo univoco le proprie storie, tutte le storie raccontate?
    voglio dire: identificare anche in una struttura di movimento il prodotto Disney.
    l’autocitazione come strategia di rafforzamento dell’immagine aziendale.

  • Caino

    questo credo sia un’effetto successivo.
    crei un pattern che narrativamente funziona e successivamente lo replichi, perché fondamentalmente sono pattern perfetti.
    quei pattern diventano così il tuo marchio.
    così come tu riconosceresti la tua macchina parcheggiata per la riga sulla portiera.

  • Ridefinizione di storie « Resuscito, quindi sono.

    [...] I Morti Viventi hanno una “libreria” di situazioni, come i film disney [vedesi "crude verità narrative"], ed ogni volta la ridefinizione, la ri-narrazione è il momento cruciale di una storia. Non mi [...]

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