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Archive for Agosto 2008

Ricetta moderna: Le patatine di McDonald’s

7 Agosto 2008 Caino Lascia un commento

Ingrendienti (per 4 persone)
3 patate di pasta gialla media dimensione
1 litro d’acqua
olio di semi q.b.
sale
idrossipropilmetilcellulosa

Preparazione
Portare ad ebollizione l’acqua, quindi immergere le patate dopo aver pulito la buccia da eventuali residui di terra. Lasciate cuocere per una decina di minuti e controllate il livello di cottura con un coltello per sentire la consistenza del tubero.
Scolare le patate prima che completino la cottura, quindi sbucciatele. Lasciatele raffreddare a temperatura ambiente dopodiché immergetele nell’idrossipropilmetilcellulosa.
Lasciate nel congelatore per un tempo non inferiore alla settimana.
Trascorso questo periodo, mettete nella padella dell’olio di palma o di lino o qualsiasi altro olio sufficientemente saturo da non bruciare facilmente. Niente burro o strutto.
La HPMC [idrossipropilmetilcellulosa] cuocerà le patatine perfettamente all’esterno subito dopo il contatto con l’olio bollente, mentre l’interno, che avete precedentemente cotto, verrà solamente riscaldato.
Appena le patate prendono un colore dorato, tiratele via dal fuoco e salatele in abbondanza.

I consigli dello chef
> Dove trovo delle ottime patate?
Le patate non devono presentare ammaccature e devono essere prive dei cosidetti “butti”, infiorescenze che ne guastano il sapore.
Il colore del tubero non deve tendere al verde: in tal caso la patata avrebbe patito una esposizione prolungata alla luce, producendo clorofilla che si rivelerebbe altamente tossica. Gli effetti, per chi le consumasse per errore, sono vomito, dispnea, alterazione cardiaca ed enterite.
Come qualità consigliamo le Agria, Bintje, Estima, Vitelotte che sono molto indicate per la frittura, mentre le Amandine e le Charlotte sono qualità valide per ogni tipo di preparazione.

> Dove mi procuro la HPMC [idrossipropilmetilcellulosa] ?
L’idrossipropilmetilcellulosa è un derivato della cellulosa che, grazie alle ottime proprietà superficiali, è considerato migliore rispetto ad altri preparati a base di metilcellulosa.
Chiamata anche ipromellosa o HPMC  può essere anche usata come sostituto lacrimale se in una concetrazione tra lo 0,3 % e lo 0,5 %.
Si può trovare  anche come antiagglomerante in diversi integratori alimentari per atleti, come addensante nelle soluzioni per la ricrescita dei capelli, nella cataratta canina e nelle soluzione oftalmiche.
E’ anche necessario puntualizzare che, secondo alcuni studi condotti nel 2005 da Wallace Yokoyama, la HPMC è in grado di dirottare tutti i grassi al tessuto adiposo invece che, come succede duranti i pasti con percentuali di grassi saturi elevate, dirottarli al fegato, cuore e pancreas.
Quindi ricordatevi che 5 soli grammi di HPMC possono rendere molto meno dannoso il vostro pasto.

L’estate che ti scivola tra le gambe [pt.1]

6 Agosto 2008 Caino Lascia un commento

Guardi la tua libreria, tomi ingialliti sull’attenti, alcuni nell’ordine cronologico delle tue letture, altri nell’ordine alfabetico ereditato da un momento di precisione di qualcun altro, e scopri un libro che avevi comprato e di cui ti eri dimenticato.
La breve accelerazione del tuo umore è perchè non vedi l’ora di leggerlo.
La persona che viveva nel tuo passato, il te stesso che qualche centinaia di migliaia di cellule prima aveva speso i tuoi soldi, in fondo non era così coglione.
Perché in fondo non si cambia mai abbastanza, e neppure troppo in fretta.

Mi sbriciolo, quindi sono.

4 Agosto 2008 Caino Lascia un commento

Ho un ripiano della libreria di tomi che non ho letto. Alcuni sono già stati letti da altre persone che non conosco.
Ho “Il Lercio”* sul comodino che ormai non parla più. Urla.
“Rotto in culo di uno spasticoide prendi ’sto fottuto libro e finiscilo. Mettitelo su per il culo. Fai qualche cazzo di cosa. Ma Bruce Robertson non lo fotti, amico. A Bruce Robertson non l’hanno fregato manco gli abo** del cazzo, finisci ’sta cazzo di storia o ti faccio fare la fine della sceneggiatura di Toal.”

E non è carino aprire la porta di casa, il tuo vicino che ti parla dei rincari del Dash e della Ferrarelle o del fatto che Paola Barale deve essere diventata una delle peggiori cocainomani dello star-system, una  cosa che mi chiedo di quale cazzo di star-system possa parlare e quale star-system possa essere definirsi tale se c’è una che girava delle lettere di cartone con Mike, e insomma sei lì,  nel pianerottolo, che dici che non esistono più i detergenti di una volta, quelli che puzzavano di animale e di cenere, e  senti quello scozzese con lo scroto a scaglie e la tenia urlarti il benvenuto.
E’ Bruce Robertson, dici.
E il tuo vicino dice “ah” e non capisce che la tua coscienza c’ha ’sta voce tipo cantante degli Earth Crisis. Due corde vocali ruvide modello Tempesta di Sabbia al Sole.
Così quest’anno mi sta scivolando tra le gambe, come ogni altra estate.
Questa è la fine dell’anno e di cose ne sono successe troppe.
Posti e persone e amicizie e figli e matrimoni. Case. Mezzi a due ruote. La riscoperta della durezza dell’asfalto. Rincari del gasolio e cisti al coccige. La vita che mi viene raccontata da altri e bozze di romanzi da finire, da pubblicare, da sudarci ancora. Ci sono chitarre, storie d’amore finite dopo due terzi di un decennio, ci sono persone che amo.
Se conto i progetti potrei essere un architetto.
E’ il figlio di una mia amica con i suoi tre anni che mi ha detto che gli architetti sono la rovina di questa società. E’ biondo e ha gli occhi azzurri e portava una camicia bianca di lino. Qualsiasi cosa possa inventarsi, vestito da arcangelo, allora quella cosa è vera. Mi è venuto in mente che l’ha detto anche Manuel Agnelli con una trentina di anni in più sulla schiena.
“Resuscito” diventerà qualcosa come “Mi sbriciolo, quindi sono”.
Questa è la fine dell’anno.
Modestamente, sono alla frutta.

* “Il lercio” di Welsh mi venne consigliato mentre facevo delle foto a una divisa militare dell’inizio ‘900. Ero impressionato da quanto erano piccole e ingessate quelle giacche. Da quanti rattoppi e quanta puzza. Dal fatto che io non potrei fare finta di indossarle come non potrei fare finta di infilarmi la gonna della Barbie. Questa persona che scatta le foto insieme a me, dice che Welsh non è esagerato ma realista. Non è solo turpiloquio. Lo dice anche il Corriere della Sera. O la Repubblica. C’è il ronzio di due fari da 750watt e fa caldo. Il suo Mac dal pavimento vomita Diamanda Galas o P.J. Harvey.
C’è l’odore di un secolo di storia e polvere chiuso dentro un armadio di un museo.
Anche quelle divise sono reali, molto più che realistiche.
In entrambe i casi, le divise e il realismo welshiano, mi chiedo chi e come possa entrarci dentro.
E senza sembrare uno stronzo.

**abo = abbreviazione di “aborigeni”, nomignolo che nel libro viene usato per definire tutti gli australiani .

Categories: libri, pensieri, rigurgito