E poi sei di nuovo un chitarrista.
Non ti ricordi dove devono andare i cavi di potenza, se sono 4 o 8 o 16 gli ohm che devi impostare, non ti ricordi qual è l’ordine per accendere il preamplificatore, il finale e collegare la chitarra per evitare il bump.
Hai paura che quando finirai le valvole non saranno abbastanza fredde per rimettere tutto in macchina senza farle diventare vetro rotto e filamenti di tungsteno.
Ma sei ancora un chitarrista perchè le orecchie non ti fischiano, perchè ti stupisci sempre di quanto picchia un rullante e del fatto che il volume è peggio del Vicodin. In ogni senso. Non ti basta, non ti soddisfa, ne vuoi di più e alla fine ti stordisce e non senti più un cazzo.
La mattina dopo la tua testa fa ogni tipo di rumore.
E’ come quando hai finito puzzle bubble e conosci tutti i livelli a memoria.
Metti la pallina lì, fai esplodere quel grappolo là.
Quattro volte l’intro, otto il verso, 4 il ritornello. Da capo.
Bridge. Assolo.
E’ tutto in ordine.
Dici, Cazzo. E ti viene il sorriso. E sudi. E non puzzi.
Sei un chitarrista, e c’è sempre qualcuno che sta sudando più di te.
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