Resuscito, quindi sono.

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Yet another useless writer.

Numero di serie per numero di ripetizioni.

http://www.hotmoviesale.com/dvds/3273/1/Twilight-Zone-80s-Season-1.jpg

L’episodio “Personal Demons” di Twlight Zone, il quarantacinquesimo tratto dalla prima serie della nuova versione andata in onda tra il 1985 e il 1986, non è il primo momento in cui si fa riferimento esplicito alla scrittura come materia crepuscolare, come una zona d’ombra in equilibrio tra l’assurdo e l’orrore.
“Ai confini della realtà” in tutte le sue edizioni e versioni è stata una serie di culto, fucina di attori e registi [Bruce Willis o Wes Craven] ma soprattutto un momento visivo di valorizzazione della qualità immaginifica e narrativa di molti autori [Bradbury, per dirne uno].
E’ da notare che al di là della zona d’ombra che dava il nome alla serie, quando invece “twlight zone” in verità indica un istante nella fase di atterraggio di un aereo in cui il pilota non vede l’orizzonte e perde punti di riferimento con il “reale”, è perlopiù una serie fatta di storie, basata sulla voglia di raccontare, di mostrare idee. Incollando una regia con degli attori ad una sceneggiatura, il reale tentativo era sputare idee. Non era importante la durata dell’episodio che oscillava tra gli 8 e i 25 minuti.
Non c’era l’attaccamento ad un preciso istante creativo, ma c’era l’attaccamento all’intero processo.
In parole povere, non stavano girando “Lost” con l’intento di farlo durare il più possibile, ma stavano girando una cinquantina di Lost per ogni stagione.
Questo approccio, scrivendo, raccontando, ai giorni nostri si sta perdendo.
Ci si sta attaccando alla riuscita del proprio “masterpiece”. Il capolavoro che se non va bene, al massimo ti lascerà fare il tuo solito lavoro.
Ma come si legge spesso, “la pratica ti rende perfetti”, e nessuno ha abbastanza tempo per fare pratica con la dozzina di capolavori che vorrebbe scrivere.

Nell’episodio citato all’apertura del post, tradotto come “Demoni personali” in italiano, uno sceneggiatore si trova nella disperazione di non riuscire a scrivere “qualcosa di veramente originale” da almeno vent’anni. Successivamente, mentre è di fronte alla propria macchina e osserva dei bambini, spunta un nanetto sfigurato, incappucciatto e con unghie disumane. Il protagonista scappa, ma il nanetto si moltiplica e iniziano a dargli la caccia. Lui urla e si dispera e nessuno vede i mostri che gli stanno rovinando la vita.
I nanetti distruggono qualsiasi cosa gli appartenga.
I nanetti ridono e prendono di mira la sua macchina, il suo divano di casa, tutti i suoi manoscritti.
Con i loro artigli e le vene varicose sui palmi delle mani.
Alla fine dell’episodio, 12 minuti e qualche secondo, il protagonista si ritrova costretto ad arrendersi.
Chiede: “Cosa volete da me?”
E il nanetto dice che per fare in modo che scompaiano, lui deve scrrivere una storia su di loro.
La scrittura è ancora questo.
Ossessione allo stato solido.
Isolamento, ma soprattutto ripetizione.

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