
“Il nuovo Arancia Meccanica” è un filmetto riducibile in un riassuntino di cinque minuti, basato su una singola idea, interpretato da un Tim Roth lagnoso, un Michael Pitt misofobico e una Naomi Watts che sembra un Richard Ginori per l’intera durata del film.
Mentre Arancia Meccanica si basa su un ventaglio di metafore, quei due o trecento messaggi complessi, un pizzico di surrealismo, su un regista che tre anni prima aveva scritto quella “cagatina” di 2001: Odissea nello Spazio, Funny Games è bello i primi venti secondi e gli ultimi venti.
E questo è per i Naked City di John Zorn.
Okay, vi dico la verità. La parte bella del film è quella delle uova e finisce al momento della gambizzazione del marito.
Detto questo siete di fronte ad una figata di film imbastito sull’America contro l’America, la borghesia contro la borghesia, il sadismo dello spettatore contro il sadismo dello spettatore.
Quel grandissimo Genio di Edoardo Vianello direbbe: Stessa spiaggia, stesso mare.
E’ un film che vuole mettere in pellicola gli stessi risultati ottenuti con l’esperimento Milgram o l’esperimento carcerario di Stanford. Ma probabilmente sarete troppo estasiati per informarvi.
Ora, fate una cosa, scrivete sui vostri blog che è una grandissima figata di film.
Che vedere la Watts che fa finta di non riuscire a rimettersi in piedi con le caviglie legate è divertente. Che le inquadrature che indugiano sul nulla sono artistiche. Che Roth è davvero realistico magari e che una gamba rotta può bastare a renderti inerme mentre ti inculano la famigliola. Che la scena del telecomando è veramente da sballo.
Poi, visto che ci siete, andate in un museo di arte contemporanea e anche se non capite un cazzo indossate quell’espressione di pura estasi che non sfoggiate mai.
Urlate che è l’unico film che può toccare il vostro punto G.