Su Gamberi Fantasy è apparso un post che merita un’iscrizione annuale al feed.
Non sono d’accordo al 100%, soprattutto perchè io non considero in nessun caso la scrittura trasparente come buona scrittura e ancora meno la considero un efficace mezzo narrativo.
Ok, e anche sui dialoghi ne avrei qualcuna da dire.
Ma.
Tolta le parole “di genere” che tematizzano il post, c’è da chiedersi quanto c’è di applicabile a tutto il resto.
Leggendo una schematizzazione che potrebbe farvi risparmiare ore di pensieri, soldi per un corso di scrittura, perchè dove c’è attenzione e impegno si può cavare sangue dalle rape, non è da sottovalutare il potenziale di quelle parole.
Se stiamo a giocare con le tabelle, i generi, i sottogeneri, le diramazioni, la forma delle scarpe del nostro protagonista che potrebbero farlo identificare in un naziskin o in un elfo a seconda dei casi, in pratica, discernendo il grasso che cola e il magro che resta, c’è da ricordarsi del “messaggio”.
Partendo da quelle parole, quelle dritte, immaginate un romanzo senza una scrittura trasparente e che abbia un doppio fondo. Un triplo fondo.
Pensate ad un paio di autori che hanno fatto questo.
E se è di genere, allora, è quasi meglio.
Delle vostre parole fatene materia luccicante. Vestitele di lustrini e strass e tacchi a spillo e buttatelo per strada.
Ingannateli tutti.
Siate degli unabomber di contenuti, e che il vostro linguaggio sia un virus.
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