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Stunning
Ti ritrovi con i capezzoli duri, i brividi sulla schiena.
Un po’ ti viene da piangere e un po’ da pensare. Un po’ ti vergogni. Ti viene da sorridere perchè capisci la metafora e vedi Bush che balla.
Questo è tutto quello che siamo diventati.
merci, hardcorejudas
We’re human, after all.
Non lo avrete mai fatto, ma se girate il monitor, mentre guardate qui dentro vedrete l’etichetta con la data di scadenza.
Dice: “28 giugno 2008″.
Come il latte, da quel giorno potrei essere solo un po’ più acido. Magari puzzare. Oppure diventare direttamente qualcos’altro. Tipo formaggio.com.
O ancora, finire giù nel tubo del lavandino.
Io mica ho deciso. Ancora.
Mondo-movies, Mondo-writings
“E’ una storia intricata, di quelle come scrivi tu”, dice.
Ed è vero. Molto meno bene, forse. A ben vedere io non parto dall’ingegneria per scrivere. La prendo meno larga. Inizio a lavorare sulle idee e non ci lavoro neanche troppo, perchè poi le parole copolano tra di loro e prendono vita e forme ed è così che si dovrebbe fare.
E’ come scrivere senza plot e senza ragione ma attenti a come i personaggi, le idee, i fatti vogliono spiegarsi e raccontarsi.
Piazzare un microfono davanti alle bocche e una telecamera davanti ai fatti, e girare.
Oppure prendere appunti e trasformarli in italiano corretto.
In occidente abbiamo il vizio dello spiegone. Abbiamo il vizio di far capire cosa succede a chiunque, di rendere le cose chiare, banali, lineari.
In occidente raccontiamo storie che sono consapevoli di essere storie.
E invece ci sono altre storie che si possono a malapena seguire Se poi le vuoi capire, allora devi diventare parte di quei fatti, bisogna diventare spettatori “contigui” con i personaggi. Sapere quello che sanno loro ed essere come sono loro.
“Primer” è questo.
Primer è la cagata pazzesca di andare a parlare domattina con due ingegneri del Cern e non capire un cazzo.
Ci sono viaggi nel tempo, cloni, linee temporali che si accavallano, persone che vivono vite dettate da loro stessi per poter trovare la pace.
Lo guardi e poi devi andare a studiare cosa hai guardato per riguardarlo e capirlo. Studiare i fatti e la teoria vuol dire “rendersi simile ai protagonisti”. Devi imparare come funziona il loro viaggio nel tempo e devi imparare a capire cosa si stanno dicendo nei dialoghi.
Nella narrazione continuiamo ad applicare il metodo di Omero e delle tragedie greche, montandole con effetti speciali, con steroidi 3d, con silicone e porno e ombrelli e trilogie e capitoli incoclusivi.
“Primer” è reale.
Sei un voyeur.
E tu lo guardi e speri che prima o poi qualcuno dietro lo schermo si accorga di te, e dica: “E tu che cazzo vuoi? Mica c’è la Jolie qua dentro.”
Primer è quasi un mondo-movie.
Ah.
Pin a medal on me.
Mettetemi una medaglietta.
Pare che mercoledì presenteranno un’antologia dove sono finito.
Da Big Brotha
Metti che il Grande Fratello non controlli le tue azioni, metti che il Grande Fratello non tenti neppure di riempire il tuo cervello con cazzate per evitare di controllarti.
Metti che il Grande Fratello è un innovazione tecnologica embrionale.
Che diventi uno strumento che usi ogni giorno, che invada la quotidianità delle tue azioni.
Supponi che il Grande Fratello è lo strumento più smart che tu possa usare. E che tu possa farlo gratuitamente.
Metti che il Grande Fratello si faccia usare da te e che un giorno lui decida di raccogliere e rappresentare le notizie per te. Di selezionarle secondo i tuoi gusti.
Figurati un Grande Fratello che possa decidere se puoi esistere, se puoi essere ricercato, ma soprattutto sei puoi essere trovato. Se puoi essere bannato.
Metti che il Grande Fratello renda possibile controllare i tuoi simili, creare statistiche, grafici a torta. Che ti permetta di capire i gusti di chi ti cerca, di chi trova, di chi ti circonda.
Pensa ad un Grande Fratello che possa trasformarti in un Grande Fratello. Che tu possa diventare il controllore del tuo mondo.
Sei un piccolo agente che colleziona le informazioni del proprio orticello. E se ti guardi intorno il tuo vicino sta facendo la stessa cosa. Sta posizionando, cercando, sta raccogliendo informazioni del suo orticello e quindi anche sul tuo conto.
In Giappone stanno collezionando informazioni di duemila orticelli più in là contigui. In Brasile tutto quello che riguarda ottomila orticelli contigui più in là.
E tutto questo è permesso e tracciato dal Grande Fratello.
Il Grande Fratello non ti rende inattivo e non limita la tua attività.
Il Grande Fratello amplifica le tue possibilità affinché le tue possibilità possano ingannarti sulla tua libertà.
Che lui possa farti desiderare ficcarti in tasca un oggettino che fa qualsiasi cosa.
Metti che il Grande Fratello ti faccia venire il dubbio che tu possa sia un dio e che ogni cosa ti è possibile, fino alla nausea della tue ricerche.
Che ti dia qualsiasi cosa e qualsiasi strumento per non farti desiderare più niente.
Immaginati non più dentro una gabbia con la sbarre in vista, ma in una gabbia dove le sbarre sono lontane o trasparenti e dove alla fine tu possa arrivare a chiederti: “Dove cazzo dovrei andare, io?”
Immagina un Grande Fratello che nasconda il tuo nemico.
Immagina che il Grande Fratello inizi davvero per “G”, come God.
Dello stretching fallico.

Enlarge you penis è la risposta corretta che il righello ha sbagliato. E’ come l’aiuto da casa, il pubblico o il 50:50 di “Chi vuol essere miliardario”.
Tu non ti trovi così in difficoltà ma c’è Gerry Scotti che è seduto e paffuto e simpatico, e alla fine lui dice: “Vogliamo allungare?”
Allora tu ti immagini questa grandiosa storia. Ogni uomo immagina questa storia almeno una volta nella vita. Almeno una volta al giorno.
Vai in bagno, schivi l’asciugamano rosa che hai lasciato per terra, salti lo scopino del cesso, piazzi ancora qualche ditata alle piastrelle, e ti tiri giù le mutandine a fiorellini-quadratini-rombini-pallini. Abbassi la tua custodia in microfantasie di cotone.
Ed ecco il plot. E’ quello di “Tre millimetri al giorno” di Matheson. E’ la stessa storia, circoscritta al tuo alter ego e letta al contrario. Lui cresce e cresce e cresce. I peli diventano una nuvoletta e non più una nebbia completa.
Ringrazi Gerry Scotti. Ti inizi a preoccupare che non spuntino zanne alla tua proboscite.
Enlarge you penis è la risposta corretta all’Iphone, all’Eee-pc, ai microlettori mp3, agli oggetti multifunzione che comprimono rasoi, ventilatori, abat jour, forni microonde e telecamere nello stesso posto e nella stessa mano.
Avere un grosso uccello anche se non è importante perchè in foto è proprio bello.
Tanti grossi uomini per tecnologie piccole.
Stato costante di Puttra
Qui ci siamo tutti.
Tutti quelli che non hanno un contratto per futili motivi.
Non abbiamo accettato il suono a punta della cassa, i dreadlocks al posto dei capelli a spazzola, ci siamo rifiutati di firmare dove incidono anche i Van Gogh Post Scriptum. Qualcuno si vanta di aver ruttato nell’intro e nell’outro del demo.
Esofagia come parantesi della creatività.
Aria proveniente dal proprio assorbimento della realtà.
Ci sono i Marznew Deliberator che hanno strappato il contratto perchè c’era scritto Egregi e i loro nomi a seguire. Hanno detto: “Della pecora ci dai a tua madre” e poi ne hanno fatto forfora cartacea. Dicono che il bassista abbia sfondato con una ginocchiata il naso della segretaria. Ora è un lordo bulldog francese.
C’è Lucinotto e lui è quello che conosce tutti, che organizza tutti, che ha portato un Marshall JCM 800 perchè prima era stato un chitarrista, mentre ora è un batterista, produttore, critico, organizzatore, dj, amicone, simpaticone, marpione e tutto il resto del cazzo che vuoi.
E’ quasi un Glicine del Cosmo. E ci sono tutti gli altri.
Quasi non lo diresti che è un Festival di musica. Di gente che non ha neppure esordito.
C’è quella che stava col tipo che ha vinto il concerto del primo maggio.
Ci sono tatuaggi che inseguono tatuaggi che spingono tatuaggi che strofinano tatuaggi che non perdono colore su altri tatuaggi. Simboli tribali, ideogrammi, tigri, leoni, demoni, madri, padri, figli, frasi indecorose, frasi del cazzo e basta. C’è chi si è tatuato “300″ sul petto.
C’ è pelle forata da metallo, legno, gomma, plastica. Dei capelli non parliamo neppure.
In questa una frazione provinciale di un Pink Pop Festival ci sono coltelli lunghi e sottili e lame come giraffe che accoltellano le schiene.
C’è quello che non plettra i 64esimi a 120 bpm.
C’è quella che ha sei ottave in studio, ti dicono ridendo, ma che dal vivo si emoziona. E ridi.
Siamo in mezzo a gente famosa, a gente già fatta. Siamo tra gli Ozzy Osbourne, i Led Zeppelin, gli Hendrix, i Pink Floyd, solo che noi siamo persone meglio. Siamo artisti meglio. E non ci puoi comprare.
Non abbiamo un contratto perchè il produttore ci voleva più new age e meno post folk. Ci voleva più viola e meno blu. E noi siamo i nuovi John Lennon e Ringo Starr e allora non capisci un gran cornicione di sto cazzo.
Siamo duecento, forse trecento, e gli altri 299 sono merda.
A turno siamo leggenda per gli altri.
E’ solo questione di prospettiva.
Siamo tutti.
Siamo tutti sotto il tramonto, inculati in periferia, con le Etnies e le New Rock che prendono polvere, con il vomito che stagna negli angoli, con i bicchieri di plastica trasparente che ti arrivano sui polpacci e ti schizzano di birra rancida che sa di bile. O forse è la tua lingua che sa di vomito da troppo tempo. Forse è la tua musica che sa di rabbia e di nausea. Forse è il naturismo sfrenato della curiosità di chi si accoppia come lattine calpestate.
Forse sei tu e noi siamo tutti.
Quel genio del collega, i dilemmi dell’hi-tech
” il commercio elettronico è il diavolo il porno è il diavolo i minisubmicropimpirinotebook sono il diavolo e voi siete i suoi emissari angeli delle tenebre che volete mangiare il mio fegato senza cipolle perché lo sapete che non mi resteranno nemmeno cipolle per piangere dopo che avrò comprato tutti questi oggettini satanici e sarò costretto a elemosinare un altro po’ di ram per i miei piccoli per favore signore un po’ di memoria flash per favore lo vede il mio piccolo eee pc 1000 non ha più batteria per favore ce l’ha una monetina che il mio wind ha bisogno di un’operazione all’alimentatore e allora io mi ricorderò di voi mi ricorderò di chi mi ha portato sulla via della perdizione ma sarà un ricordo liquido di una memoria allo stato solido e subito l’ira si stempererà in un sorriso ebete e così per sempre per tutti i secoli dei secoli. “
Puntate riassunte & Gamberi
Su Gamberi Fantasy è apparso un post che merita un’iscrizione annuale al feed.
Non sono d’accordo al 100%, soprattutto perchè io non considero in nessun caso la scrittura trasparente come buona scrittura e ancora meno la considero un efficace mezzo narrativo.
Ok, e anche sui dialoghi ne avrei qualcuna da dire.
Ma.
Tolta le parole “di genere” che tematizzano il post, c’è da chiedersi quanto c’è di applicabile a tutto il resto.
Leggendo una schematizzazione che potrebbe farvi risparmiare ore di pensieri, soldi per un corso di scrittura, perchè dove c’è attenzione e impegno si può cavare sangue dalle rape, non è da sottovalutare il potenziale di quelle parole.
Se stiamo a giocare con le tabelle, i generi, i sottogeneri, le diramazioni, la forma delle scarpe del nostro protagonista che potrebbero farlo identificare in un naziskin o in un elfo a seconda dei casi, in pratica, discernendo il grasso che cola e il magro che resta, c’è da ricordarsi del “messaggio”.
Partendo da quelle parole, quelle dritte, immaginate un romanzo senza una scrittura trasparente e che abbia un doppio fondo. Un triplo fondo.
Pensate ad un paio di autori che hanno fatto questo.
E se è di genere, allora, è quasi meglio.
Delle vostre parole fatene materia luccicante. Vestitele di lustrini e strass e tacchi a spillo e buttatelo per strada.
Ingannateli tutti.
Siate degli unabomber di contenuti, e che il vostro linguaggio sia un virus.

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