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Archive for Maggio 2008

You, worthless piece of

28 Maggio 2008 Caino Lascia un commento

You, worthless piece of shit.

Questo non è un parco giochi. Questo non è il posto dove prendi la tua canna, con la tua lenza, con il tuo magnete e peschi pesci di gomma riepieni di metallo immersi in una palla di vetro colma d’acqua.
Questo non è il modo.
Questa non è un’ombra.
Questo è un finestrino di un treno. Siete sfumati e siete veloci e non state andando da nessuna parte.
Questo non è un viaggio e non c’è una meta. Questo è un’andata e ritorno, un ritorno e un’andata, un ciclo, un loop, un do while senza fine, un larsen che fora le orecchie.

You, worthless piece of shit.

Questa è la tua mano destra, quella è la tua speranza e tutto il resto è quello che fanno gli altri.
Questo non è un modo per migliorare il tuo -12.

You, worthless piece of shit.

“Lo capisci, vero, Manuel, che non combinerai mai un cazzo?”
Glicine del Cosmo è lì.
E io vorrei dirgliene tante, ma tante, che poi me ne sto zitto.

Categories: rigurgito

Prolasso

26 Maggio 2008 Caino Lascia un commento

Resuscito è il primo blog che sta diventando humus. Non sta incorporando voci, commenti, conoscenze, non sta evolvendo secondo letture e post e utenti.
Resuscito sta per essere totalmente assorbito. Digerito.
E’ gelatina che per un anno è rimasta posata su una spugna.
Resuscito è la foto postata da qualcuno, le otto parole di qualcun altro, l’analisi di un altro blogger ancora. E’ il post arguto e il raccontino adrenalinico e la foto di tette e culi. E’ una troia gotica di splinder. E’ lo stronzo che vi commenta male, quello che non vi linka, quello che se ne fotte di leggervi.
E più si dilata il tempo, più non ho nulla da dirvi che non possiate trovare in altri posti. Il tutto sta nel guardare bene. Leggendo tra le righe.
Conoscere abbastanza bene tutte le lettere dell’alfabeto è come aver letto tutti i libri mai scritti.
Basta saperle mettere in ordine.
Basta che prendiate i post giusti, le idee giuste, e Resuscito è lì.
Deframmentatelo.
Questo è lo spostamento parziale o totale di un organo o di una struttura dalla sua sede normale.

Italian Spiderman – Episodio 1

25 Maggio 2008 Caino Lascia un commento
Categories: cinema, narrativa

Are you my mummy?

19 Maggio 2008 Caino Lascia un commento

[...]
Alcune tazzine in porcellana stile Liberty, un piatto Zildjian da 18″, due valvole Golden Dragon 6L6, tre paia di calzini Burlington a quadri rosaviola e bluverdi, un bisturi della valigetta da pronto soccorso da 15 dollari e 99, otto litri di ammoniaca, del mascara recuperato dal divano, un rossetto Dior Ultra Nude, tre gonne plissettate con tre magliette coordinate.
Una scatola da due etti e rotti di spille da balia.
Della vasellina.
Due uova sode.
Gettato tutto a caso in macchina, oggetti che parlano tra di loro. Bisturi che portano il rossetto e tazzine che scappano con la gonna. Incrociati, casuali, invecchiati.
Rinfusizzati.
Cose f/in-utili.
Il portabagagli della station wagon che diventa un bagnasciuga di oggetti, una marea informe con il mal di mare dettato dal mio tacco da dieci. Ogni stop, ogni verde, ogni vecchietta, la macchina rolla sul suo asse verticale, la mia testa becca l’aria e la mia nuca rimbalza all’indietro. La mia saliva dondola lunga e lucida fin quasi all’ombelico. Altra saliva secca che mi incrosta l’angolo della bocca.
Alla radio c’è Charlie Byrd e Scott Hamilton. La chitarra suona così secca e metallica che sembra usata per frustare il legno. Il sassofono struscia l’aria come moquette. Stanno usando un piatto Zildjian come quello che ho in macchina.
C’è del vomito sul sedile posteriore. Secco.
Spingo l’acceleratore. Le persone iniziano a sdraiarsi per terra. L’aria sta diventando di nuovo rosa.
Inchiodo. Una bambino con un dito nel naso si addormenta di colpo, sbatte per terra saltando via dal marciapiede, sbatte il gomito, il naso si rompe, il dito sembra un piercing che buca la cartilagine. Non urla, non si muove, non si rialza. Sto inchiodata la gomma sinistra a due metri dal suo berretto.
Io sono un po’ sul marciapiede ma lui è molto sulla strada. E con il naso intasato da un dito e da sangue e dal cemento che gli preme la faccia, il bambino russa.
Giro il volante, faccio urlare i pneumatici. Il pianoforte di Grant Green salta sul suo ciddì. Non era la radio, non esiste più radio, non esiste più internet, tv, telefono.
Tutti cadono come un domino.
E finische che ho sonno anche io. Spengo il motore perchè potrei svegliarmi domani ed essere senza benzina.
Quello che vedo è che sono scappata di duecento metri. Forse duecentodieci.
Spellbinder di Lee Ritnour inizia a tremare dalle casse. Qualche suono denso di una Gibson prodotto da qualche valvola. Magari le Golden Dragon che ho lì dietro.

In gabbia…

11 Maggio 2008 Caino Lascia un commento

Numero 6: Dove sono?
Numero 2: Nel Villaggio.
Numero 6: Che cosa volete?
Numero 2: Informazioni.
Numero 6: Da che parte state?
Numero 2: Non posso dirlo. Vogliamo informazioni. Informazioni. Informazioni.
Numero 6: Non le avrete!
Numero 2: Con le buone o con le cattive, le avremo!
Numero 6: Chi è lei?
Numero 2: Sono il nuovo Numero 2.
Numero 6: Chi è il Numero 1?
Numero 2: Lei è il Numero 6.
Numero 6: Io non sono un numero! Sono un uomo libero!
Numero 2: (Risate di scherno)

Categories: pensieri, scrittura

I milanesi ammazzano il sabato

8 Maggio 2008 Caino Lascia un commento

E purtroppo questa frase non è mia.

Categories: frasi Tag:

…suds and soda…

4 Maggio 2008 Caino Lascia un commento


dEUS

Categories: musica

Non mi ami ancora

4 Maggio 2008 Caino Lascia un commento

Potrei riuscire a non amarti più, Jonathan.
Ho capito che ti sei ammazzato di Dick, di musica e chissà di cos’altro. Ne “La fortezza della solitudine” hai fatto ben più che raccontare una storia. Hai raccontato vite e intersezioni, hai elaborato la musica come colonna sonora di un libro, oltre che nodo di raccordo di tutti protagonisti.
In “You Don’t Love Me Yet ” mi hai fustigato sui coglioni. Mi hai fatto navigare 220 pagine con un’idiota di  teenager che scopro alla fine che in realtà ha ventinove anni. Che a turno si è scopata il cantante, un cinquantenne pubblicitario, quasi il chitarrista e poi di nuovo il cantante. Mi hai descritto peli pubici maschili, note di basso pulsanti e chitarristi che suonano seduti.
Seduti? Ma seduti ’sto cazzo. Manco Keith Richards.
E per di più tutto questo succede in una realtà playmobile-style. Macchine che si schiantano e nessuno che impreca.
Questo libro dovrebbe essere veloce e romantico nella misura di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.
Forse non capivo un cazzo, ma almeno Brizzi toccò qualcosa che non erano i miei nervi.
Dite quello che vi pare, una buona tortura è leggere un pessimo libro, ostinarsi a finirlo, e averlo pagato 15 euro.
Ci facciamo sempre male da soli.