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Pimp my ride, con $5. [Ed avere anche in omaggio 4 fantasmi]
In osservanza di questo, saltando una recensione che deve essere obbligatoriamente saltata dopo l’ammissione di antipatia dell’autore, perchè non ha nessun valore una recensione negativa non oggettiva, così come non lo hanno le recensioni positive non oggetive [motivo per il quale questo blog si rifiuterà di spappardellarvi realmente Ghost I-IV, evitandovi facili citazioni ai Aphex Twin ma piuttosto recuperando robacce come Front242, Godflesh e quei cazzo di Killing Joke], e così come non lo hanno recensioni prive di coscienza del “vettore” rappresentato dalla band e dal movimento industrial, insomma, io vorrei segnalere queste famose quattro righe:
“ha cominciato a suonare meglio, a produrre un suono che Trent Reznor non aveva mai creato prima d’ora. Era il suono dei miei cazzo di soldi che non andavano a pagare la benzina della Lamborghini di Gigi D’Alessio. Ed era un suono bellissimo”
Facendo due conti, le 2500 copie da 300 dollari, ma anche queste versioni cheap&easy e pseudo-comuniste da 5$ dollari fanno un suono molto ben definito.
Questo suono bellissimo è la Porsche argentata da 100.000$ di Trent Reznor.
Ora, a me spaventerebbe se fosse stato il suono della Lamborghini di Gigi d’Alessio.
Ma di macchine e inquinamento stiamo sempre parlando.
Sappiate però che Trent Reznor non è la sua macchina, non è il suo lavoro del cazzo e non è neppure la benzina che gli abbiamo pagato.
Una polaroid perfetta della fine del millennio genovese
“Resto immobile”, Biogora
Mi uccidete ogni volta
Seguo un blog che ogni volta mi lascia capire cosa non devo scrivere.
Un altro che mi ricorda di sommergere l’io. Di non raccontare “io-qui-io-lù-io-su”.
C’è un blog che mi fa sorridere perchè è acuto e a volte lo commento, altre volte mi sembra solo vanitoso.
Leggo alcuni feed per errore, di blog che non visito mai e ai quali sono iscritto. Sempre per errore. Poi mi dico di volerli levare. Ma poi penso che ogni tanto qualcosa di buono lo scrivono, e ogni tanto loro lo fanno. Allora gli lascio vincere ancora qualche mese di persistenza nella mia lista.
Ci sono blog che mi dicono esattamente come non voglio pensare.
Alcuni che mi dicono esattamente quello di cui non mi interessa parlare.
Tutti quei blog con award, catene, passaparola, quelli li ho pure dimenticati .
Un blog mi ricorda il mio se non fosse scritto da un altro e se non mancassero le maschere antigas.
Un blog famoso che scrive cazzate e tutti commentano.
Un blog famoso che scrive cazzate e tutti commentano.
Un blog famoso che scrive cazzate e tutti commentano.
Un utente scomparso e tutti si chiedono che fine ha fatto.
Un utente scomparso e mi hanno detto che il proprietario è morto.
Ci sono blog che hanno commenti e link. Ancora.
Blog che si linkano tra di loro e blogger che si commentano da soli.
Guardo se sono nei vostri link. Poi vedo che non ci sono, forse perchè io ho levato i link.
Qualcuno mi scrive privatamente. Qualcuno mi scrive e vuole sapere tutto, se poi la risposta non è quella che speravano non risponde più. Dovrei rispondere sempre, “Ciao, sono Michael Jackson e sto imparando l’italiano.”
Ogni volta mi uccidete. E resuscito.
Dovrei uccidere il feed reader.
Aprire un sito su geocities: Times New Roman 16 bianco grassetto centrato su uno sfondo ripetuto di teschi grigi in mezzo al nero. Html 3.0.
Mi dicono che sono guerrafondaio.
Ok. Va bene.
Ma ora mi rimetto la maschera antigas.
Frasi

“You can approach the act of writing with nervousness, excitement, hopefulness, or even despair–the sense that you can never completely put on the page what’s in your mind and heart. You can come to the act with your fists clenched and your eyes narrowed, ready to kick ass and take down names. You can come to it because you want a girl to marry you or because you want to change the world. Come to it any way but lightly. Let me say it again: you must not come lightly to the blank page.” - Stephen King, On Writing
via Write to Done
Un terzo, un terzo e un terzo
A fianco a Elementi condivisi di Caino, a destra, potrei mettere “Caino suddiviso in elementi”.
In questi terzi è difficile mettere il blog, da scrivere, e i blog da leggere.
E tra l’altro tra un po’ me ne vado pure.
Cazzo ve ne frega. C’è sempre qualche genio dell’umorismo cinico e pungete che allieta il vostro feed reader.
Frasi [dotate]
Voglio vivere nel sole
voglio avere un grosso uccello
forse non sarà importante
ma in foto è proprio bello.
(da La Sinfonia dei Topi, in Siam Tre Piccoli Porcellin – Mescal, 2001, prodotto da Manuel Agnelli)
Juno col bene che ti voglio…

E tutto il resto.
Maglie a righe, sguardi persi, tutto il “post” che ha smesso di essere di moda perchè ora di moda è l’ “emo”.
Dove emo sta per emotional e puoi usarlo come la senape, la salvia, il peperoncino. Ovunque.
Metti “emo” sulla tua casella di posta e penseranno che sei una specie di intimista che si incula una pecora rivestita di pura lana vergine.
Trantacinque anni fa “emo” si chiamava “new romantic“.
Così vedo e Juno, che in Italia vorrei traducessero come “Giugno” e vorrei anche sentir chiamare la cerbiatta di turno “Hey, Giugno è incinta”, e penso che in fondo non è così male.
Da qui Little Miss Sunshine ci passano dodici milioni di chilometri di pellicole, però si sa.
E’ così. Ogni volta che i media dicono “il nuovo qualcosa“, tipo riferendosi a Archimede o Delillo o Gilberto Govi, sai già che lo fanno per cacarti il cazzo. Per farti prudere il tuo punto G.
“Il nuovo Little Miss Sunshine” è un film che in un momento c’è moglie e marito che parlano.
La moglie dice: “E levati quella maglietta da cretino.”
E quella maglietta da “cretino”, le vorrei dire, quella cazzetta di maglietta consunta e grungy con un folletto urlante rosso in primo piano, quella maglietta è la maglietta di Superunknown.
Ora, che in fondo è un film che tutto quello che ho detto, non è da prendere negativamente.
E’ un pacchettino merdoso alternativo e mirato, ma nomina Melvins, Sonic Youth e Stooges.
E’ scritto dal nuovo presunto genio, che in fondo nomina i Melvins, i Sonic Youth e gli Stooges.
La trama poteva essere peggio. E c’è uno che in piena crisi-peter-pan si mette una maglietta dei Soundgarden.
Ok.
Quindici anni fa “Juno” si intitolava “Singles” e non se l’era cagato nessuno.
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