Lost: il “character driven novel” contro il “plot driven novel”
Molti pensano che per scrivere la prima cosa che devi fare è avere in mente un riassuntino di questo tipo.
Quindi e_s__p___a___n____ d_____ e _______r________e.
Nah.
Una volta vidi Lucarelli fotografato in un’intervista. Pelato, polpastrelli su polpastrelli alla Dylan Dog, giacca di velluto marrone, pantaloni fuori dal riquadro della foto. Quindi pensate qualsiasi tipo di pantalone possa stare male su una giacca di velluto a coste larghe marroni e la vostra immaginazione andrà bene. Dietro la schiena aveva una lavagna e una miriade di post-it gialli, quadrati, scribacchiati, messi in un certo ordine. Formavano una specie di quadrato.
L’intervista diceva che stava scrivendo un nuovo libro, e suppongo che quel nuovo libro oggi sia un vecchio libro che io non ho letto.
Quei foglietti erano la struttura completa del suo romanzo. Era una storia dettata dal plot.
La “plot driven novel” è consigliabile per gialli, thriller. Soprattutto per quel genere di storia dove il personaggio è funzionale alla storia, non dove la storia è scaturita dai personaggi.
Lost ad oggi è parsa una storia di questo genere. Dettata e raccontata da sceneggiatori macchiavellici, cerebrali, pieni di marchingegni, di algoritmi e calcolatrici.
La verità, dimostrata alla fine della terza stagione, invece è diversa.
Il tono della storia è diventato più umano e disperato. Meno numeri, più empatia.
Ha smesso di farmi chiedere cosa sia quell’isola per farmi chiedere perchè Jack piangeva.
Così Lost sta diventando una “character driven novel”. Ne è una dimostrazione l’improvvisazione degli sceneggiatori, le otto puntante girate e le otto in sospeso senza un’idea su carta.
Se Lost fosse stata scritta da Lucarelli, beh, io non voglio pensare a quanti post-it avrebbe dovuto usare.
Se “Anna Karenina” è scritta partendo dai personaggi ed “Almost Blue” è partendo dalla storia stessa, Lost è l’incrocio bastardo dei due stili.
Io credo che in fondo una storia vada pensata a enormi linee, pallidissime tracce, che vada scritta seguendo i personaggi e poi vada riscritta seguendo unicamente la logica.
E’ per questo che un libro di Lucarelli non mi tira particolarmente un cazzotto nello stomaco.
O perchè Anna Karenina è una tassa pagata in fazzoletti da qualsiasi lettore.
Ed è per questo che mi aspetto che Lost in fondo mi deluderà.
La soluzione sarà qualcosa di improbabile e inimmaginabile, totalmente di fantasia. I personaggi non saranno mai reali e completi, ma solo approssimazioni.
E il finale sarà come un Sherlock Holmes che all’ultima pagina prenderà l’arma del delitto è dirà: “E’ stato il protoneutrino positivo dell’antimateria”.
Lost non urlerà mai “l’assassino è il maggiordomo”.
E voi non rimarrete realmente sorpresi.
ho lo stesso sospetto
secondo me sbagli, e di grosso.
sicuramente non spiegheranno tutto purtroppo (mi vengono in mente i due cadaveri della prima stagione con una pietra bianca e una nera) e sicuramente ci sarà qualche spiegazione fantascientifica (le visioni di desmond e il fumo nero), ma la grandiosità di lost, ciò che ti farà fare “oooooh” alla fine, “l’assassino è il maggiordomo”, sarà l’unione di tutti i pezzi di puzzle che hanno disseminato in queste stagioni.
la grandiosità di lost è a prescindere dal finale.
ma, se mi metto nei tuoi panni e ripeto quanto dici, non capisco proprio come potrà lasciarmi soddisfatto e stupefatto una narrazione che 1) non
darà tutte le spiegazioni 2) darà qualche spiegazione fantascientifica inimmaginabile.
ma magari mi sbaglio di grosso e sono masochista.
Sinceramente a me piacciono sia Lost che alcuni libri di Lucarelli, sarò strano?
Comunque, venendo al succo del tuo post: non so sinceramente collocare Lost lungo l’asse che va dal carachter driven model al plot driven model, e mi fido del tuo giudizio. E’ verissimo quello che dici, la terza serie di Lost è molto più incentrata sui singoli protagonisti, dei quali alla fine sapremo molte più cose (non so se l’hai già vista tutta e non voglio anticipare niente ai tuoi lettori); molte cose di ogni personaggio ci vengono rivelate e la trama evolve ma alla fine continuiamo a sapere ben poco dell’Isola (che è forse il personaggio più importante di tutti, un po’ come New York in “Manhattan” o come Sin City nei graphic novel di Frank Miller e nell’omonimo film). Per il tuo discorso secondo me è esemplare il personaggio di Desmond, che è stato proposto in questa terza serie in modo molto forte: devo dire che Desmond mi ha affascinato per la sua sfiga dettata dal fato in modo molto shakespeariano, direi, ed è centrale per l’evoluzione della storia per certi versi molto più che gli altri protagonisti. A questo punto, in base alle tue considerazioni, mi chiedo: Desmond nasce dalla storia o la storia è stata fatta evolvere in funzione sua? Forse semplicemente si colloca proprio a metà di quel continuum che hai tracciato.
ripeto, lost è un incrocio bastardo dei due stili.
è stato scritto con il cervello per almeno due stagioni e mezzo prima di lasciar prendere le redini della narrazione ai personaggi.
ci sono cose improvvisate che lo spettatore crede siano architettate e precise.
desmond è il personaggio bislacco che sicuramente neppure gli sceneggiatori sanno era sull’isola e perchè aveva incontrato jack allo stadio, ma è stata l’opportunità di quell’idea assurda e della struttura di quel personaggio a sviluppare ulteriormente la trama.
Se ci fai caso altre idee strane che però nella narrazione hanno trovato meno sfogo [prendi i poteri di Walt o la pazzia di Libby]. Queste cose forse verranno ripescate, forse mai spiegate, forse liquidate con qualche banalità.
C’è una cosa che ti insegnano quando scrivi e vuoi raccontare: stupisci te stesso, fai succedere la cosa meno prevedibile, più assurda.
jonathan carroll per esempio lo sa fare molto bene.
…e quale regola migliore vale in lost?
ad oggi la narrazione di lost, che se proseguisse sul registro razionale crollerebbe tra incoerenze o complicazioni esponenziali, è guidata dai personaggi ai quali ti sei affezionato senza accorgertene.
faranno passare l’isola in secondo piano, e questo avverrà molto presto.
forse è già avvenuto.
d’altronde tutti sanno già che l’isola è un posto speciale nella quale si trasferì un gruppo di scienziati e che viene protetta e occultata al mondo.
Forse vuoi ancora sapere perchè è speciale o chi siano Jacob e i “guardiani apparentemente immortali”, ma intanto la risposta generica non ti ha veramente meravigliato o dato soddisfazione. Eppure è la risposta di cosa sia l’isola.
In una storia dettata dal plot non esiste nessuna soddisfazione al di fuori di una risposta più astuta del lettore. E non c’è maggior delusione di una risposta sciocca.
In una storia di personaggi tutto cambia notevolmente.
Se ad oggi dovessi dire qualcosa, direi “preparatevi ad una stronzata per l’isola e al matrimonio tra Kate e Jack”.
Lo spettatore si affida ad un pifferaio che non sa ancora bene la strada.
Più il cammino si allunga più le aspettative crescono.
Il rischio è l’effetto Kaiser Sose, la sorpresa che delude e fa una pernacchia allo spettatore.
Oppure si continua ad allungare all’infinito la trama lasciando ambiguità e misteri irrisolti.
Io perdo interesse in entrambi i casi.
Allora mi rivedo un vecchio Hitchcock o mi leggo un Simenon e mi riconcilio col mondo.
@ caino: e allora speriamo che la serie continui ad essere scritta dai carachters
a parte gli scherzi, vedremo quale schema seguiranno gli autori della serie ma quello che mi auguro è che non la tirino troppo per le lunghe altrimenti il rischio di sfociare nella cazzata è alto.
Io con Lost sono fermo alla puntata 12 della prima stagione, se non ricordo male.
Frega nulla a nessuno, ma era giusto per dire.