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Archive for Gennaio 2008

Prima cosa prima. Di altre cazzate da evitare. [pt.13]

31 Gennaio 2008 Caino 3 commenti

Scrivendo il tuo capolavoro incompreso puoi fare due cose.
Scriverlo.
Oppure scriverlo e compiangerti.
Lo step successivo, quello della pubblicazione, è fatto di un altro bivio.
Puoi parlarne con moderazione, scegliendo di menzionarlo con coerenza ed “educazione pubblicitaria”, oppure devastarmi i maroni inserendo il mio indirizzo di posta nelle tue mailing list.
Ti dico che sei un genio del male se il mio indirizzo di posta finisce in più mailing list che gestisci.
La lista degli amici, quella degli scribacchini, quella dei possibili acquirenti, quella dei tuoi compagni di corso di scrittura creativa.
Facendo questo, hai appena quintuplicato la stessa identica email dentro la mia cassetta di posta.
Oltre ad essere un genio del male, potresti davvero ridefinire il concetto di Male su Internet.
Potresti creare, per esempio, una cassetta di posta dove è il protagonista dei tuoi libri a scrivere cose come: “Ciao, sono Judy. Ero una modella, adesso sono una scrittrice. Ero convinta di non farcela a pubblicare, come te. Ma ce l’ho fatta. Solo che adesso è successo qualcosa di molto strano. Credo che mi segua qualcuno quando esco di casa e da ieri sento dei click mentre parlo al telefono. Il mio ragazzo è scomparso e for”
Dopo due a capo potresti mettere il titolo, l’editore, il prezzo di copertina.
Ovviamente fai ereditare all’indirizzo email del protagonista del tuo libro tutte le tue mailing list.
Così nella mia casella di posta ho le tue lettere, quelle del tuo protagonista e pure quelle di qualche amico/giornalista che ti ha detto “perchè non mi passi i tuoi indirizzi di posta almeno tengo aggiornate le persone sui tuoi nuovi romanzi?”
Una cosa davvero “smart” è che potresti scrivermi ancora una volta dicendo “ho lottato con il mio editore per far si che il prezzo di copertina sia così basso”.
Se sei un genio del male, se stai rinnovando il concetto di Apocalisse della Comunicazione, dovresti lasciarmi supporre che visto che ti conosco, magari mi lasci qualche contatto. Mi fai conoscere qualcuno che conta.
Ma ti consiglierei, in questo caso, di non aver dimenticato di raccontare che “Con 10 tagliandi di acquisto dei miei libri posso fare l’editing. Con 30 presentarlo al mio editore.”
Ovviamente non ti dimenticare di mandarmi la scannerizzazione di tutti gli articoli di giornale che parlano del tuo nuovo successo.
Non dimenticarmi di andare a comprare la rivista dove ti hanno intervistato.
E ti prego cita Hemingway e Faulkner così che io possa esser sicuro di conoscere uno Scrittore che mi aprirà le porte dell’esordio.
Potresti chiedermi una bozza e sparire.
Potrebbe succede che ti becchi due recensioni negative e annulli le tue newsletter.
Potresti far finta di niente e spiegare al tuo agente che dovrebbe andare sul tuo sito ufficiale per scrivere un invito “caloroso” per convincere i tuoi fan a comprare il libro il primo giorno che sarà nei negozi. Non il secondo, ma il primo. Tanto lo compreranno lo stesso, il tuo libro, i tuoi fan. E che nel mondo moderno della letteratura il giorno del debutto è tutto.
Per il tuo nuovo libro le prime 24 ore sono tutto.
Alla base di tutto questo puoi decidere di scrivere, o di scrivere per quel nuovo Panerai. Raccontare di sesso e spazzole per la tua faccia su Donna Moderna o per confessare che il tuo romanzo è così pericoloso che ormai hai bisogno delle guardie del corpo per visitare la Sicilia.
O forse ho capito.
Forse leggo Delillo perchè lui non ha il mio indirizzo email.

E ora lasciatemi rimettere la maschera antigas.

Cloverfield in meno di 30 fotogrammi. Mostro compreso.

30 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento

Mi hanno detto che J.J. Abrams è un genio.
Ora, se tempo fa scrissi che molte persone per raccontare una storia pensano di dover avere in testa un mirabolante riassunto per poi e_s__p___a____ndere, e visto che utilizzando questa tecnica la parte finale esce fuori compressa [per cui il lemma che indica l'allargamento ha questa nuova grammatica], la cosa che trovo divertente è la ricompressione forzata.
Non è un caso che sia capitato alle opere del genio di cui sopra.
E il motivo c’è.
Così, ribattezzo “OH MY GOD” questa versione esaustiva, in 30 fotogrammi, o forse meno, di Cloverfield.
Io so che un giorno Lost verrà ricompresso [tutte e 64 le stagioni] in meno di 3 minuti e 27 secondi.
Questa non è l’era della narrazione di riflessione.
Questa è l’era della narrazione sadomaso.
Storie di cui potreste fare a meno, ma che sono indispensabili come la borsetta di Vuitton.


Niente di più bello.

30 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento
Ognuno ha un pezzo da “resurrezione.”
Qualcosa dice che questo è il mio.
Il tedesco, una chitarra ad otto corde, un plettro che è una grattuggia, il tempo dispari che sembra essere tenuto da un batterista con una gamba più corta dell’altra. Anche con un braccio più corto dell’altro.
Il cantante afono.
Alcune risate in sotto fondo.
E il testo.

“Benzin [Combustion Remix]“, i Meshuggah che rifanno un pezzo dei Rammstein.
Categories: musica

Blogosteria: Sunday bloody sunday

28 Gennaio 2008 Caino 1 commento

 

- Tieni la birra. Offre la casa.
- Non la voglio.
- Prendila. E’ gelata.
- Non la voglio la tua cazzo di birra.
- E’ chiara.
- Se volessi la tua cazzo di birra te la chiederei.
- Ha la schiuma giusta. Non è densa come quelle birre irlandesi.
- Gli irlandesi mi stanno simpatici. Sembrano degli ustionati tutto l’anno. Schizzi di olio bollente ovunque. Capelli arrostiti. Prendi Bono, ecco un gran pezzo di Irlandese.
- Questa birra è molto più buona delle birre che trovi in giro. La vedi quella? Quella lucetta blu dentro la cantinetta, quella serve per ammazzare i microbi e preservare i lieviti.
- Microbi e lieviti sono praticamente la stessa cosa.
- Nessuno è mai morto per un lievito.
- Diglielo a Bono. In un concerto un fan era convinto di “lievitare” giù dal palco ed è morto.
- Ma quella è solo una lucetta blu.
- E a me piacciono le lucette rosse del cazzo.
- Quelle non vanno bene per la birra.
- No, quelle vanno bene per quello che so io. Non per la tua birretta gelata.
- C’è l’alambicco. La facciamo noi.
- Lo vedo. Praticamente spendo di meno a prendere un secondo con birra che un secondo con acqua. Lo sai che Bono è un filantropo. Ti farebbe chiudere il tuo locale del cazzo. L’acqua non dovremmo pagarla.
- Beh, se non vuoi la birra la offro a quel tipo là.
- Quel tipo là ha messo la bocca che Dio ormai si gira dall’altra parte quando prega.
- E tu che cazzo ne sai?
- Sempre Bono. Me l’ha detto lui.
- Cosa?
- Che è filantropo, ma a quello là manco una birra.
- E se non bevi la birra, che cazzo fai qui.
- A che ora stacchi dal lavoro?
- Se non bevi la birra, che cazzo ci fai qui?
- Tu dimmi a che ora finisci.
- Tra tre ore finisco il turno.
- E che fai?
- Accendo l’auto.
- E poi? Accendere l’auto non è sto granché.
- E’ ’sto granché con la mia macchina.
- Poi?
- Poi passo a comprare le sigarette. Poi vado a casa che mia moglie mi fa il brodo. Fa freddo.
- Ecco perchè non voglio la tua birra. Perché fa freddo.
- Va bene, va bene, ma tu se non bevi che cazzo fai qui?
- Aspetto tua moglie. Mi ha detto che abbiamo due ore e cinquanta minuti.
- Che cazzo dici?
- E’ vero. Mi ha detto anche che poi deve fare un brodo di dado in dieci minuti.
- Ah.
- Vedi? La birra poi mi tornerebbe su.
- Beh, ci vuole Sunday Bloody Sunday.
- Cosa?
- Sunday Bloody Sunday.
- E questo cosa cazzo c’entra?
- C’entra. Mia moglie ha le mestruazioni. Ed oggi è pure domenica. Chiediglielo a Bono.
- Vaffanculo, dammi quella birra del cazzo.

Concretezza e definizione

28 Gennaio 2008 Caino 1 commento

In Cormac McCarthy i dialoghi sono scritti un po’ in questa maniera. Nell’asciuttezza fotografica della narrazione non ci sono “amabili personaggi”, descrizioni emozionali, non c’è il sogno e il desiderio dei personaggi.
In “No country for old man”, che a breve uscirà al cinema, c’è l’utopia di ogni singolo protagonista che prende a facciate la realtà.
Se hai presente una camera a tenuta stagna, anche un caveau di una banca, quella è una buona metafora della realtà che troveresti in un suo libro.
E nessuno entra o esce da lì, se non in una sacca da morto.
Vedendo il trailer di “Non è un paese per vecchi” sono tornato indietro ai tempi delle sceneggiate teatrali di fine 800. Baffi finti fatti di pelliccia di coniglio, vestiti scenici di taglie sbagliate. Attori che si scambiano occhiate e comportamenti dettati.
L’iperealismo di McCarthy finisce liquidato nel tentativo di somigliare a quello descritto nelle pagine.
Il nudo e crudo volere diventa seriosità ostentata.
Guarderò il film, in fondo dei fratelli Coen è giusto fidarsi.
Non ne hanno colpa se quella storia l’ha raccontata McCarthy.
Tra il Messico e il Texas qualsiasi cosa accada, in pellicola, è almeno bello da vedere.

Categories: cinema, letteratura, lettura, libri

Sunday bloody sunday

25 Gennaio 2008 Caino 1 commento

- Tieni la birra. Offre la casa.
- Non la voglio.
- Prendila. E’ gelata.
- Non la voglio la tua cazzo di birra.
- E’ chiara.
- Se volessi la tua cazzo di birra te la chiederei.
- Ha la schiuma giusta. Non è densa come quelle birre irlandesi.
- Gli irlandesi mi stanno simpatici. Sembrano degli ustionati tutto l’anno. Schizzi di olio bollente ovunque. Capelli arrostiti. Prendi Bono, ecco un gran pezzo di Irlandese.

[Su invito rispondo.
Il dialogo/racconto continua qui, in mezzo a molti altri, in un'osteria della blogosfera.]

Cadendo nella mamma di Kevin

24 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento


“Full on Kevin’s mom” – Soundgarden

Questa storia potrebbe essere la storia di una madre qualsiasi delle vostre.

Io e Kevin eravamo due di tre. Tre fratelli verso la fine.
La fine che poteva voler dire uno scaffale di un grande magazzino o la pompa di benzina di Zio Kyle.
Poi un giorno qualcuno inciampò dentro la mamma di Kevin.
Ci cadde dentro.
“Tu non ottieni niente per niente”, ci diceva sua mamma. “E questo che fate voi tre è seguire il niente attraverso la strada più lunga.”
Ma le cose sono cambiate.
Io e Kevin eravamo due di tre.
La madre di Kevin, poi, fece il quarto.
Non dico chi, ma non sono stato io.

La voce del popolo, le chiese di storie.

21 Gennaio 2008 Caino 5 commenti

L’altro giorno ho pensato che i ragazzini di oggi sono deficienti.
Ho anche pensato che un nuovo “1984″ o un nuovo “Fahrenheit 451″ non uscirebbe più in libreria. E’ probabile che verrebbe spacciato in rete, sotto Creative Commons, letto da qualche centinaio di persone.
E qualcuno direbbe: “E’ molto matrix, è molto palahniuk, è molto gibson.”
Mentre i libri di innamorati che mettono lucchetti ai lampioni irresistibilmente stampanti per ragazzini deficienti, ecco quelli trovano una via.
L’altro giorno ho pensato che i ragazzini di ieri erano deficienti.
Però a Michael Jackson piacciono tutti. Lo stesso.

Ora.
Di sicuro avrete il dubbio se comprare “Y34RZ3R0R3M1X3D” dei Nine Inch Nails. E’ il disco di remix di Year Zero. La cosa migliore è scaricare “The limitless potential”, un altro disco di remix dello stesso disco. Che è “open source”.
“The limitless potential” è fatto delle migliori 21 tracce di oltre 200 pervenute a 9inchnails.com ed è distribuito via bittorrent.
Oppure lo trovate qui: http://www.9inchnails.com/remixes/

L’altro giorno pensavo che i ragazzini di domani saranno deficienti.
Ma anche quelli di oggi mi danno delle soddisfazioni. Tipo la bella storia di Stracchino.
O magari ne trovi una che è una scrittrice e sul suo sito mette la copertina del suo libro, che non è mai stato stampato, e subito sotto la sua gallery di autoscatti.
E in tutti gli autoscatti mette in mostra i suoi piedi. Il suo alluce in bocca, il tallone rosa, le dita rannicchiate.
La prossima scriverà haiku e si infilerà un braccio di gomma in culo.

Visto queste cose, io credo che là fuori siete tutti fantastici.
E tutti deficienti. In qualsiasi passato, presente e futuro.

E anche io sono là fuori.
Ciao.

Categories: pensieri, rigurgito

Richiesta subliminale…

18 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento

Categories: scrittura

Slow-Mo

17 Gennaio 2008 Caino Lascia un commento

Abbiamo questa storia.
Enne personaggi. Ognuno preso dalle proprie cose.
C’è chi si guarda i capelli, chi fa palloncini con la gomma da masticare, c’è chi sorride e basta.
In questa storia abbiamo qualcuno che fuma e qualcun altro che telefona.
Per quello che possiamo vedere, immagina che i personaggi siano visibili dal capezzolo in su, come se fossero affacciati alla finestra. Magari sono tutti nani, gnomi, elfi. Magari solo inginocchiai.
Magari tu che la stai raccontando, questa storia, sei un barista e loro sono dietro il bancone del bar.
E la tua storia dice che al protagonista il tempo non passa.
Che i capelli, il fumo, le bocche di questi personaggi siano dettagli in alta definizione, informazioni che nella lentezza del tempo diventano immense. La pelle non è più un tessuto rosa, ma il tempo è così lento che diventa pori, peli e secrezioni grasse. Foruncoli.
Il palloncino rosa di chewing gum di quella ragazza ricciola, capelli rossi nascosti sotto una tinta castana da discount, si gonfia lento come una vescica. La ragazza vicina con la faccia da luna piena, lei si versa dell’acqua e nonostante la colonna sonora di questa storia che è un beat disco, tu come narratore vedi ogni singola goccia.
Nella lentezza assoluta il prossimo istante è certo.
E’ certo fin quando nella visuale del tuo barista entra un guantone da boxe. Con attaccato un braccio. E colpisce ogni singolo personaggio.
Stacchi su quello che fuma, su quello che beve, su quello che telefona.
Per un unico istante sono in contatto con il pugno imbottito e sembrano tranquilli.
Poi le loro facce si deformano, pelle che diventa increspata come il mare. Il naso che ondeggia, la mandibola che sembra diventare quella di una marionetta.
Quel palloncino rosa di gomma da masticare esplode.
Se il teschio dei tuoi personaggi si muove di pochi centimetri, è proprio tutto il resto della faccia, cartilagine e pelle e muscoli, che schizza via come un elastico.
Le loro espressioni studiate diventano espressioni di sopresa e di dolore. Anche se il dolore ancora non l’hanno sentito.
Immagina questa storia, ed è come se questi personaggi portassero una maschera.