
A quanto pare grazie agli sforzi di google è stato creato KNOL. Per farla breve Knol è wikipedia ma in versione elitaria. Almeno per ora.
Ora, metti che io mi ricordi la fatica di andare in libreria, di trovare il tomo giusto, di sfogliare pagine gialle che odoravano di pelle di vecchio, concetto che perdipiù mi rimandava a cercare la parola “cartapecora” e scoprire che era realmente di origine organica, metti che tutte le ore passate per le ricerche ormai non esistano più.
Metti anche che le ricerche in rete, le virgole e i più e i meno e gli apici, anche quelli se ne sono andati.
Mi chiedo se condividere conoscenze è davvero un modo per incrementare il sapere.
Mi sto chiedendo se tutta questa facilità di cultura, di venire a conoscenza, la semplicità di proporre citazioni o di documentarsi su un certo argomento, non sia in verità soltanto “aria”.
Aria che ti passa addosso e non lascia traccia.
Così come tutte le cose che conquisti senza alcuna fatica, i cd che hai scaricato e non quelli che hai comprato ordinando in vinile e aspettando sei mesi, abbiano poco valore, perchè il valore è commisurato allo sforzo.
Come un panino e un bicchiere d’acqua in Darfur, o un pandoro ripieno al limone durante la tua dieta iperproteica.
Se avere disponibile tutto ci rende inappetenti e disinteressati, se considero il puro nozionismo non ha valore perchè deve essere supportato da una logica e da una reale intellingenza, cosa ci spingerà ad essere realmente logici e intellingenti, in grado di sfruttare date, numeri, definizioni nei momenti giusti?
E quando il sapere corretto verrà completamente condiviso, e avremo tecnologia e connessioni ovunque per interrogare questo immensa stanzona di nozioni catalogate, la domanda fondamentale non sarà più “Sai questa cosa?” ma “Quanto tempo impieghi per sapere questa cosa?”
Abbiamo inventato il treno, la macchina, l’aero per chiuderci dentro cubicoli grigi e interfacciarci con una tastiera.
Ci siamo dati chance e possibilità, ci siamo regalati e costruiti miliardi opzioni.
E lo facciamo solo per scartarle. Per sentirci liberi.
Per poterci alzar la mattina e scegliere tra il cappuccino, il marocchino, il the verde, la tisana indiana, l’infuso di menta peperita e zenzero, e alla fine scegliere il solito brodo lungo di caffeina.
Però si, ti senti come in un albergo.
p.s. ne hanno parlato anche qui: Quinta’s weblog Delfins blog Dario Salvelli’s tumblr Stalkk.ed Blogosfere Gic Digital moleskine Web e conoscenza Quasi.dot Vittorio Pasteris Italia SW Business e conoscenza – Il blog di Andrea Bichiri Anto’stuff Luca De Biase Cronachesorprese Angeljoke Biccio.com Elvira’s hot spot
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Rendere la conoscenza facilmente accessibile ha sicuramente come rovescio della medaglia la sua banalizzazione. È stato così per il suffragio universale, al quale però nessuno si sogna di rinunciare
quando la rete permeerà (esiste?) completamente la nostra vita sarà ben chiaro a tutti che l’approccio “a nodi” sarà l’unico sensato. “più condividi più sei un nodo importante per la comunità” vs. “so solo io e faccio tutto io” che credo tu conosca bene per via di alcuni sfiziosi elementi di contorno della vita.
Quindi si, va bene il cubicolo, ma la conoscenza non sarà mai aria.
stai diventando sempre più apocalittico
è difficile fare queste proiezioni. siamo all’inizio di una nuova era, la conoscenza si diffonderà in modi diversi dal passato. penso che nasceranno nuove professioni intellettuali dedicate alla ricerca delle informazioni e al loro impacchettamento in applicazioni utili. ci sono ancora poche analisi, per fare un esempio, sui mash up prioettati in un futuro in cui molti più dati e informazioni saranno disponibili in formati “mashable”.
@tambu: non credo che un nodo sarà mai importante, per quanto condivida e sappia indirizzare correttamente.
così come credo che un accentratore sia un danno, per quanto ne sappia.
credo nelle sfumature del grigio, piuttosto.
@ale: ho mangiato la pizza più apocalittica della storia, oggi. btw: sto guardando il tutto con aria di sfida, aspettandomi un raggiro colossale. sto facendo questo “esercizio” per un altro motivo.
così sto facendo qualcosa che è come tornare indietro di 50 anni, guardare un televisore e prevedere che lo useranno per televendite, per playboy e per suonerie.
sto cercando “il lato oscuro”, e forse è pessimismo “di riflessione e di provocazione”.
anche se poi la rete è molto presa dal nuovo nokia, il nuovo ubuntu, il nuovo cazzi&mazzi 3.0.
La casa non centra, centra lo spazio,
la dimensione non centra, centra il tempo.
http://www.##########.wordpress.com
niente paura , ci pensa la vita mi han detto così. ..
il tuo è un esercizio sempre utile, se non diventa totalizzante. anche perché il “raggiro colossale” non è un’eventualità, è una certezza. anzi, non è neanche un raggiro. stai sicuro che televendite, playboy e suonerie avranno un futuro radioso in rete. hanno già un presente di tutto rispetto.
la differenza rispetto a 50 anni fa, e non mi stancherò mai di ripeterlo, è la struttura della rete e la possibilità di accesso. un network televisivo ha come nodi dei ripetitori, e l’accesso è regolato da pochi proprietari. il mondo guarda. il network che è internet ha come nodi più o meno centrali di tutto e di più: televisioni, giornali, aziende, pornografi, contrabbandieri, bocciofile, ospedali, chiese, governi, agricoltori, terroristi, università, adolescenti in fregola, ottuagenari in vena di raccontare le loro memorie, musei, grandi magazzini, pippo, pluto, paperino e anche gambadilegno. insomma, in una parola la realtà. per entrare nella rete puoi decidere se spendere zero rupie o milioni di euro, non devi supplicare nessuno e poi ci sei, al pari della cia o della walt disney, tu e la tua capacità di rappresentazione e di relazione, come minimo.
ora io non sono così ingenuo (anche se un po’ di ingenuità me la tengo stretta come qualcosa di prezioso) da non pensare che gran parte della rete, di tutta la rete, anche dei nodi più personali, si strutturerà come ripetitore di pochi contenuti. però sarà sempre una parte, non il tutto. e ci sarà molto valore aggiunto anche in una buona percentuale di replica e ripetizione, perché la buona mediazione di informazione è valore aggiunto.
insomma, ci sarà da divertirsi
Il valore non è commisurato allo sforzo. secondo me hai scritto quella frase più per l’effetto che fa che come riflessione. Mentre su tutto il resto mi trovo a grandi linee preoccupato e d’accordo con te