Di eroi e scrittura: a Full-Vision Gas Mask [Pt. 12b]

Dalla puntata precedente potreste aver costruito il famoso Dio Fallace e Relativo della vostra storia.
Partendo da questo, e dalle riflessioni di Borges, Wolfe e Pirandello, è necessario considerare la necessità di come si possa scrivere o descrivere il mondo all’interno del romanzo. Pensate ad un paio di occhiali, a quale sia il difetto visivo e la distorsione.
La stessa storia per due eroi può assumere connotati opposti.
Il connotato canonico di un eroe standard, l’eroe fino ad ora discusso come “impersonificazione migliorativa”, è quanto più si possa avvicinare al grado presente di correttezza morale e sociale.
Siete poliziotti e state arrestando.
Siete degli amanti, e state portando via l’amata da un ubriacone manesco.
E queste storie le state raccontando parlando del caffè rovesciato dentro una voltante, o dei mazzi di rose che costano troppo.
Ad ogni modo, giunti a questa specificazione, c’è solo qualcosa che rende meglio di un Dio Fallace.
Se costruire un eroe bene vuol dire assicurarsi il lettore durante la lettura, c’è solo una cosa che è più potente.
È solo avendo davanti un ascoltatore o destinatario attento e interessato che possiamo raccontare nel modo più dettagliato una storia o allungarla a piacimento.
“Senti”, mi dicono poche sere fa. “E’ uscito quel libro di quel tedesco, quell’assassino che ha cucinato e mangiato quel ragazzo… e tu ne sai nulla? Ma si, dai, quello che ha messo l’annuncio ‘cerco qualcuno da ammazzare e mangiare’. Quello che poi non sapevano come condannarlo perchè la vittima era consenziente.”
C’è solo una cosa più potente di un eroe perfetto, sfigato e in lotta.
Questa cosa è quella che fa comprare i novella4000, i chi, i quando, il gossip.
E’ quella sulla quale si basa il viral marketing.
E’ rendere il protagonista il punto focale della curiosità morbosa del lettore. Renderlo così avvicinabile, senza sporcarsi le mani, è il desiderio di chiunque.
E’ rendere il libro l’unico posto in cui una persona cercherebbe davvero quel tipo di eroe.
Anni fa mi dissero: “Fatevi la domanda, uscireste a cena con il vostro protagonista? E dovete rispondere di si.”
Secondo me, dovete rispondervi no. Mai. Per nessuna ragione al mondo.
Inventate l’assassino che verrà ucciso dal poliziotto.
Inventate l’ubriacone che ammazza di botte la moglie.
Create la stessa curiosità che non solo vi spinge a guardare le macchie di sangue a Garlasco, non solo a informarvi in quanti e come hanno abusato di Meredith, ma obbliga a desiderare di saperlo.
Come se cambiasse realmente qualcosa ai fini della storia.
Fornite al lettore il bastone lungo dieci metri per toccare quel barbone in fondo alla strada.
E dategli la completa privacy.
Date il permesso al lettore di porre qualsiasi quesito, di qualsiasi entità, senza vergogna e senza timore. Permettetegli di farsi venire in mente tutte le domande più assurde.
Chiederà quanto soffrono le vittime, quando è umiliante farsi frustare in pubblico, che gusto hai sulla lingua dopo il pissing.
Cosa vuol dire farsi fottere nel cuore.
Si porrà domanda che considererà legittime perchè voi, per primi, avete aperto la porta e state raccontando tutto dal punto negativo della storia. State già offrendo il peggio, e state alimentando la sua perversione da voyeur.
Anche questa è una tecnica di mindfucking. Vi siete messi in credito sapendo bene che dovranno sdebitarsi.
Questo è il vostro piede tra lo stipite e la posta, il vostro libro è un’enciclopedia.
Ogni volta che chiuderà il libro gli state regalando la rivalutazione dei suoi valori e del suo presente.
Gli state regalando ogni complimento che si farà da solo, davanti allo specchio.
“Se vi pare che questo mondo sia brutto, dovreste vederne qualche altro.”
Il vostro eroe negativo è il primo personaggio di qualche altro mondo, solo molto più brutto.
Infine, la ricerca ossessiva di una tecnica di narrazione è la base dell’evoluzione nella scrittura di fiction e racconti.
Questo non vuol dire rinnegare Cervantes o Marìas.
E questo non vuol dire che la mia sia una verità oggettiva.
E se scrivi di un eroe, perfetto e pulito, ma dopo un quarto della storia porti il lettore ad analizzarlo sotto un altro punto di vista, punto dopo punto, fino a fargli ricredere quelli che per un bel po’ erano i suoi punti fermi?
E se poi confondi ancora le carte, togliendo qualunque appiglio morale, confondendo il lettore?
Che effetto potrebbe nascere? Potrebbe comunque il lettore affezionarsi a quell’anti-eroe?
hai presente Dexter? [che tra l'altro è tratto da un romanzo di non ricordo chi]

viene presentato come un carnefice, ma in realtà è un eroe con dei parametri moralmente corretti. c’è un ribaltamento all’interno della storia.
non so se “confondere” sia corretto, tuttavia credo che la decostruzione di cui parli diventi una trama e ad una trama non ci si affeziona, una trama la si vuole solo bruciare, consumare, stracciare, leggendola.
decostruendo un eroe stai tracciando una narrazione, non un personaggio.
ed in questo tipo di storia, che tuttavia sarebbe meglio provare a descrivere brevemente [e non solo come idea], credo che alla fine gli eroi sarebbero altri.
forse la madre di questo personaggio in decostruzione, o forse il mondo o la realtà.
a volte si pensa che un antagonista sia una persona ma, come ad esempio in cosmopolis di delillo, a volte sono circostanze, o città intere.
però parliamone.
in fondo ho aperto il blog per questo tipo di riflessioni.
ho letto gli ultimi cinque, sei post di fila. con una specie di senso di colpa per non passare da qui (e altrove) da troppo tempo.
al tempo stesso con la certezza che ci avrei trovato qualcosa di buono, di fatto bene, come sempre.
queste ultime riflessioni sono utilissime.
le faccio tutte mie, le conservo per quando potrò usarle, io che in questo momento non riesco a scrivere più di tre parole idiote di fila.
mi manca qualcosa e non so nemmeno cosa, se uno stimolo, una capacità. se il tempo o la pazienza.
però non appena recupero un po’ di tempo torno qui, prendo la mia tavoletta da surf e mi succhio tutti questi consigli.