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Archive for Novembre 2007

Frasi – Sergente Hartman

30 Novembre 2007 Caino 3 commenti

Dio ci si arrapa con i marines. Perché noi ammazziamo tutto quello che vediamo! Lui fa il suo mestiere, noi facciamo il nostro! E per dimostrargli il nostro apprezzamento per averci dato tanto potere, noi gli riempiamo il cielo di anime sempre fresche! Dio è arrivato prima del Corpo dei marines e quindi a Gesù voi potete offrire il cuore, ma il vostro culo appartiene alla nostra arma!

Full Metal Jacket, Stanley Kubrick

Gente che ti aiuta a fare il nodo al cappio, come me.

27 Novembre 2007 Caino Lascia un commento

“Casalingo”, Bugo

Categories: scrittura Tag:,

Take the time

26 Novembre 2007 Caino 1 commento

E non mi fermo, come chiunque altro avrebbe fatto dopo quello schiocco. Con centoventi chili sopra il petto, alla terza ripetizione succede che qualcuno spezza un cracker o una barretta multivitaminica. Che invece è il mio collo.
Poso il bilanciere e corro.
Faccio altre sei ripetizioni di aperture con le braccia totalmente distese. Il collo urla e brucia.
Poi ho un altro minuto e mezzo.
Il tempo lo conto sui battiti del cuore. Come se fossi innamorato.
Il collo urla e brucia e saranno passati quattro giorni fin quando avrà finito il fiato e diventerà una muta cicatrice del tessuto muscolare.
“La massa” consiste nello spezzare le fibre muscolari. Nell’aspettare che si costruiscano nuove fibre di riparazione, per poi dilatarle e strapparle di nuovo.
Non è “crescita”. Non è acido lattico. Per questo senti male il giorno dopo.
E’ cicatrizzazione.
Conto gli intervalli brevi sulla decelerazione dei miei battiti cardiaci.
Quelli medi sulla guarigione dei piccoli traumi.
Quelli lunghi sui diametri di braccia, gambe, coscia, petto, vita e sullo spessore del grasso.
Per ogni centimetro in più sono passati sei mesi, per ogni chilo in meno sono passate due settimane.
L’inverno è un centimetro scarso, l’estate quattro chili di massa grassa in meno.
L’autunno una decina di piccoli infortuni.
La primavera un miliardo di battiti che sono andati a sgocciolare dentro il cuore tra una serie e l’altra.
Conto il tempo sulle cicatrici.

p.s. in ritardo per A-Tempo, grazie comunque a cyb.

Della correttezza di un percorso

23 Novembre 2007 Caino 7 commenti

Di tutte le persone che domattina si alzeranno, prenderanno il telefono, oppure allungheranno l’orecchio per sentire di cosa vibrano le tue cuffie e cercheranno la tua attenzione per dirti “Dovresti sentire / leggere / vedere / assaggiare”, potresti fare a meno.
I consigli e i percorsi corretti sono miseri surfisti che sbandano sui tuoi set di onde.
E se tratti di cinema, scrittura, musica o pittura, alla fine tornerai a parlare di “correttezza di un percorso”.
Ti diranno che se ami i Van Gogh Post Scriptum allora devi comprarti il cd dei Kozza Bestiale.
“Eh si. Perché loro li hanno anticipati di trent’anni.”
Dovresti sapere tutto e subito. E dovresti saperlo bene.
La gente ti inseguirà per tutta la vita dicendoti cosa dovresti leggere, cosa dovresti sentire, cosa dovrebbe piacerti. E tutto questo per poter amare consenzientemente quello che già ami. Per poter creare con la dovuta consapevolezza.
Ora, sappi che per leggere tutti i classici di qualunque materia spenderai una porzione della tua vita che ti lascerà come resto dei capelli bianchi e un morbo di Parkinsons.
Questo per il numero di secoli di storia che ci portiamo sulla schiena.
I consigli hanno a che fare con i surfisti. Devono avere una tavola sopra gli 8″ per il mare non troppo mosso, e devono stare al largo. Oppure possono avere una tavoletta californiana da 5 piedi scarsi e beccare onde enormi.
Il problema è il tempo.
Il problema è l’attimo giusto.
Sforzarsi di prendere un consiglio è sprecarlo.
Bisogna entrare nel mood. Sentire il vento. I gabbiani. Pedalare con i piedi in acqua e guardare la riva, con tutti quegli ometti che dal molo ti guardano sotto il loro capello di lana. Guardare il cielo striato e non ascoltare le lamentele di chi ti sta attorno. Ignorare quanto vanno veloci quelli che hanno preso l’onda che tu invece hai scartato.
Non fissarsi sul quanto freddo stia facendo. Sui polpastrelli che sembrano fave cotte.
Ascolta te stesso e trova il tuo tempo.
Prenditi i tuoi consigli nel momento giusto. Con la tua giusta ossessione.
Non pensare ad un percorso corretto, ad un dovere.
Sei in acqua e puoi tornartene a casa e non prendere nessuna onda. O magari divertirti prendendone una penosa a cinque metri dalla riva.
Devi leggere Melville.
Devi sentire i Beatles.
Non hai mai guardato Casa Blanca?
Devi assaggiare l’olio del frantoio.
Devi farti una rossa sul divano di tua nonna.
Oppure tua cugina.
Invece potresti trovare la tua onda perfetta, il tuo consiglio, il tuo classico, in qualcosa che chiunque eviterebbe.
Negli MC5, per esempio.
E tutto questo sarà molto meglio che sprecare un onda da dodici metri che non ti sentivi di prendere.

[Scritto tra questi pensieri e questo pensatore.]

“Il sole splendeva, senza possibilità di alternativa, sul niente di nuovo.”

22 Novembre 2007 Caino Lascia un commento

“[...]bisognerebbe intanto domandarsi che cosa sia stato e se mai sia esistita in Italia una riflessione sul post-moderno. La mia sensazione è che dal punto di vista dell’analisi della società contemporanea e della cosiddetta società post-industriale, come anche viene chiamata, sia la narrativa italiana sia la teoria della cultura italiana siano rimaste per molto tempo indietro.
La narrativa italiana è rimasta, a mio avviso, forse troppo accademica[...]“

Dalla trama pynchoniana alla rete
[un'intervista a Luca Briasco]

Di eroi e scrittura: a Full-Vision Gas Mask [Pt. 12b]

20 Novembre 2007 Caino 3 commenti

Dalla puntata precedente potreste aver costruito il famoso Dio Fallace e Relativo della vostra storia.
Partendo da questo, e dalle riflessioni di Borges, Wolfe e Pirandello, è necessario considerare la necessità di come si possa scrivere o descrivere il mondo all’interno del romanzo. Pensate ad un paio di occhiali, a quale sia il difetto visivo e la distorsione.
La stessa storia per due eroi può assumere connotati opposti.
Il connotato canonico di un eroe standard, l’eroe fino ad ora discusso come “impersonificazione migliorativa”, è quanto più si possa avvicinare al grado presente di correttezza morale e sociale.
Siete poliziotti e state arrestando.
Siete degli amanti, e state portando via l’amata da un ubriacone manesco.
E queste storie le state raccontando parlando del caffè rovesciato dentro una voltante, o dei mazzi di rose che costano troppo.
Ad ogni modo, giunti a questa specificazione, c’è solo qualcosa che rende meglio di un Dio Fallace.
Se costruire un eroe bene vuol dire assicurarsi il lettore durante la lettura, c’è solo una cosa che è più potente.
È solo avendo davanti un ascoltatore o destinatario attento e interessato che possiamo raccontare nel modo più dettagliato una storia o allungarla a piacimento.
“Senti”, mi dicono poche sere fa. “E’ uscito quel libro di quel tedesco, quell’assassino che ha cucinato e mangiato quel ragazzo… e tu ne sai nulla? Ma si, dai, quello che ha messo l’annuncio ‘cerco qualcuno da ammazzare e mangiare’. Quello che poi non sapevano come condannarlo perchè la vittima era consenziente.”
C’è solo una cosa più potente di un eroe perfetto, sfigato e in lotta.
Questa cosa è quella che fa comprare i novella4000, i chi, i quando, il gossip.
E’ quella sulla quale si basa il viral marketing.
E’ rendere il protagonista il punto focale della curiosità morbosa del lettore. Renderlo così avvicinabile, senza sporcarsi le mani, è il desiderio di chiunque.
E’ rendere il libro l’unico posto in cui una persona cercherebbe davvero quel tipo di eroe.
Anni fa mi dissero: “Fatevi la domanda, uscireste a cena con il vostro protagonista? E dovete rispondere di si.”
Secondo me, dovete rispondervi no. Mai. Per nessuna ragione al mondo.
Inventate l’assassino che verrà ucciso dal poliziotto.
Inventate l’ubriacone che ammazza di botte la moglie.
Create la stessa curiosità che non solo vi spinge a guardare le macchie di sangue a Garlasco, non solo a informarvi in quanti e come hanno abusato di Meredith, ma obbliga a desiderare di saperlo.
Come se cambiasse realmente qualcosa ai fini della storia.
Fornite al lettore il bastone lungo dieci metri per toccare quel barbone in fondo alla strada.
E dategli la completa privacy.
Date il permesso al lettore di porre qualsiasi quesito, di qualsiasi entità, senza vergogna e senza timore. Permettetegli di farsi venire in mente tutte le domande più assurde.
Chiederà quanto soffrono le vittime, quando è umiliante farsi frustare in pubblico, che gusto hai sulla lingua dopo il pissing.
Cosa vuol dire farsi fottere nel cuore.
Si porrà domanda che considererà legittime perchè voi, per primi, avete aperto la porta e state raccontando tutto dal punto negativo della storia. State già offrendo il peggio, e state alimentando la sua perversione da voyeur.
Anche questa è una tecnica di mindfucking. Vi siete messi in credito sapendo bene che dovranno sdebitarsi.
Questo è il vostro piede tra lo stipite e la posta, il vostro libro è un’enciclopedia.
Ogni volta che chiuderà il libro gli state regalando la rivalutazione dei suoi valori e del suo presente.
Gli state regalando ogni complimento che si farà da solo, davanti allo specchio.
Se vi pare che questo mondo sia brutto, dovreste vederne qualche altro.”
Il vostro eroe negativo è il primo personaggio di qualche altro mondo, solo molto più brutto.

 

Infine, la ricerca ossessiva di una tecnica di narrazione è la base dell’evoluzione nella scrittura di fiction e racconti.
Questo non vuol dire rinnegare Cervantes o Marìas.
E questo non vuol dire che la mia sia una verità oggettiva.

Frasi

17 Novembre 2007 Caino 3 commenti

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.

Ludwig Wittgenstein

Di bullismo e Youtube

15 Novembre 2007 Caino 1 commento

E’ probabile che dieci anni dopo lui si sarebbe chiesto il perchè della sua spalla. Davanti allo specchio, invece di aggiustarsi la cravatta, si sarebbe chiesto il perché di quel centimetro abbondante in meno.
E quel centimetro abbondante in meno, che una qualsiasi posizione con deltoidi e dorsali contratti avrebbe nascosto, era il figlio di un’arma di difesa.
Portare la cartella sulla spalle, mettersi un Peuterey, è mimetizzazione scolastica.
Lui porta un’intera mattinata di libri su una spalla, per un periodo variabile tra i cinque e i dieci anni, e un ortopedico indovinerà per sempre il suo passato.
Meno le tue scarpe sono taroccate, meno il tuo maglione ha le stelle troppo grandi o troppe piccole per essere originali, e sopratutto meno i tuoi capelli sono lunghi, e più è la probabilità di disperderti nel mucchio. Come un pesce.
Mettiti un Docce&Gabinetti e li hai tutti addosso.
E succederà comunque che un giorno lanceranno una sigaretta. Dal collo partirà puzza di bruciato, piume d’oca al fuoco.
Una tecnica di mimetizzazione è “fare finta di niente”.
Stai prendendo a fuoco, stai bucando cinquecento euro di giacca e le opzioni sono “essere sfigato” o “fare finta di niente”.

Il lancio della sigaretta era una narrazione orale tra Bulli.
Il pestaggio del mongoloide che si vede in tv, anche quella è un’altra micro-narrazione da migliaia di visite.
Uccidere qualcuno nella collana “bullismo” vuol dire aprire nuove frontiere al genere.
“Bullismo” potrebbe voler dire thriller o fantascienza o fantasy.
Youtube un immensa macchina di produzione e distribuzione dell’opera.
E’ una casa editrice.
E’ il myspace delle tue storie, il player delle tue canzoni.
Il nesso tra Youtube e bullismo è la necessità di raccontare.
Tutto questo serve per mostrare una storia vera che comunichi qualcosa in più di storia creata a tavolino.
L’idea fa parte dello stesso meccanismo che vuole “tratto da una storia vera” in grassetto bold bianco nel buio di un cinema.
Con Youtube, se puoi avere un grande pubblico, la tua storia è migliore, e puoi far nascere più opere, puoi “bulleggiare” in più video.
Puoi essere più scaltro, più veloce, più popolare, più sconosciuto.
Ad oggi, sparati nel futuro abbastanza veloci che forse non c’è così tempo per guardarsi indietro, i bulli sono narratori, queste sono altre storie, nuove parole, nuove sintassi, nuove necessità. Nuovi parametri per il giusto e lo sbagliato.
Quello è un nuovo pubblico giovane che cerca dello “snuff” meno illegale, più abbordabile. Che si è stufato di Cannibal Holocaust, di Stephen King e delle torture iraqene del tg.
E’ gente che cerca ancora un modo per passare il tempo, per tramandare storie che non passino attraverso la scrittura.
Questo è il modo che le leggende metropolitane, le gesta eroiche della giovinezza, cercano di sopravvivere al tempo, cercano di diffondersi, cercano di sopravvivere ai propri autori.
“Language is a virus”, dicevano, ma le storie sono ancora peggiori.

Il vecchio futuro che doveva salvarci la vita

15 Novembre 2007 Caino 1 commento

via m.m.

Imitazione di Cristo [title by stark] e dei 12 apostoli

14 Novembre 2007 Caino 6 commenti

“Oh: io, se c’è una cosa che ho imparato a star dietro a gente come Biaggi, è che quando entri in scena con loro ci devi avere una tua dignità. Il momento, te lo devi saper scegliere.”

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“Che poi all’asilo fanno inglese, o almeno un giorno a settimana, c’è una ragazza inglese, dice delle parole in inglese, allora fanno inglese.”

-o-

“Ci son dei giorni che succede il fatto del giorno e allora cosa succede, succede che tutti i blog parleranno del fatto del giorno, e che tu, che del fatto del giorno hai già sentito parlare in tutte le salse, preferiresti leggere qualcos’altro, un post sbarazzino e divertente, oppure anche un post tragico, però, che non parlasse del fatto del giorno, basta che parli di qualcos’altro.”

-0-

“C’è un mio amico che ha un blog che questa mattina mi ha detto Oggi non ci ho testa di postare, scrivimi un post te, per piacere, e io per scherzo ho provato davvero a fare un post come se fossi lui, allora mi sono inventato una storiella, l’ho scritta e glie l’ho spedita, ma poi mi son distratto, che ci avevo altri pensieri,…”

-0-

Presi quattro dei blog che leggo, anche a me ora viene questa voglia di scriverceli così, i post, qua sopra. Perché mi son detto che se poi lo fanno loro, con tutti questi accessi che debbono averci, allora prima o poi ce li avrò pure io. Oppure ci rimetto quattro presunti abbonati al mio feed e mi sono chiesto che poi dove me li ritrovo altri quattro lettori?
Però vabbeh, credo che se ci scrivo anche PAOLO NORI il post è congruo e felice e autosoddisfacente.
Ecco.

P.S. leggete questo.