I hate everyone
this is the first day of my last days
i built it up now i take it apart climbed up real high now fall down real far
no need for me to stay the last thing left i just threw it away
i put my faith in god and my trust in you
now there’s nothing more fucked up i could do
wish there was something real wish there was something true
wish there was something real in this world full of you
i’m the one without a soul i’m the one with this big fucking hole
no new tale to tell twenty-six years on my way to hell
gotta listen to your big time hard line bad luck fist fuck
don’t think you’re having all the fun
you know me i hate everyone
wish there was something real wish there was something true
wish there was something real in this world full of you
i want to but i can’t turn back
but i want to
“Wish” – Nine Inch Nails
E’ un po’ il solito giro del fullo, questo pensiero. Ci arrivo al terzo passo: tre, due, uno.
“Le uniche cose di cui hai bisogno, per raccontare, sono la voglia di raccontare e un sincero odio per le persone.”
E che io sia stato definito “feroce” o che “komeinizzo” è un dato di fatto. Ma perchè no?
Ho avuto discussioni sulla terminologia che adotto, partendo dal termine “spara”.
Partendo dall’odio, per scrivere, io passo direttamente alla brutalità.
Credo sia un liquido di contrasto, un pennello molto fino.
Raccontare con amore lascia sorvolare, crea personaggi e storie stondate, sentimenti netti e precisi. Di preciso, nella vita, diciamo che c’è molto poco. Così come di drammatico, il “perfect pitch black”, non esiste. C’è del grottesco, del sadicamente sarcastico ovunque.
Dio è beffardo.
C’è un motivo se “Uccelli di rovo” non se lo caga più nessuno, mentre “Blade Runner” è eterno.
E la verità è che al primo semaforo vorresti prendere a ditate negli occhi qualcuno. O controlli se la tua macchina è rigata quanto la tua. Se è chi è al volante è brutto.
Che non dare la mancia, se il cameriere non è stato perfetto, e per perfetto intendo dire che non ha proposto nulla o che ha proposto solo quello che pensavi e che è stato al tempo stesso uno schiavo e un amico, non dargli quella percentuale esorbitante del conto che si aggira tra il 7 e il 10% perchè “ha il naso grosso” è una piccola soddisfazione.
“Perché mi ha fatto ripetere due volte ‘macchiato’.”
Sartre scriveva per far pentire le persone delle proprie esistenze.
Jovanotti cantava [???] che la F1 si guarda solo per vedere chi si schianta alla partenza.
Palahniuk diceva che “ogni forma d’arte nasce dal dolore”. Il dolore non porta ad amare.
Di Leopardi non ditemi che era socievole e scherzoso.
Io non ho mai negato di scrivere, o di suonare, per prendervi tutti a martellate sulle dita dei piedi.
Penso anche che una persona troppo equilibrata non abbia un reale valore creativo.
Non in quest’epoca, almeno.
E smaltito l’odio, tutti noi siamo di nuovo pronti a dire “Grazie-a-lei/Buona-giornata” al postino, al libraio, al vigile, alla cassiera e a tutti i piccoli stronzi che costellano le nostre vite.
A sorridere, a sparare denti a destra a manca.
“Perchè cazzo, quei denti sono costati centro merdosi euro a cuspide.”
” ‘Sto rossetto, altri venticinque euro. Altrimenti uno economico rimaneva tutto sulla prima tazzina di caffè della giornata.”
” E Vaffanculo e guardate i miei denti, la mia bocca, i miei capelli che porca puttana mi sono alzata alle quattro del mattino per stirarli.”
E tutti voi, brutti piccoli stronzi ingrati del cazzo, vi impiccherò dentro la mia storia.
Se guardi fuori dalla finestra con tutta probabilità vedrai solo persone che sanno fare cose. Gente che cammina senza inciampare, che parla senza sputare, che mangia senza rimanere strangolato o che spende i propri soldi riuscendo a contare il resto. O magari soltanto a leggere abbastanza in fretta il registratore di cassa.
La devoluzione totale dell’essere implica lo smottamento psicologico e rivoluzionario dell’applicazione di base dello strato subcosciente. In alcuni casi, ove la personalità atipica e strettamente asomatica del soggetto indica analoghe sintomatologiche dei Cynomys ludovicianus, erroneamente definito canide ove trattasi di un roditore della stessa famiglia delle marmotte, differisce il processo di ablazione di una parte del lobo frontale.
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