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Monografie: la Regina dei Corsetti

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Cathie Jung a guardarla è handicappata. Fa lo stesso effetto di Mister Olympia in tv.
E’ qualcosa così fuori dal comune da aver oltrepassato l’immaginario dell’eccesso. Ed ha infranto ogni regola di normalità consapevolmente. Come se fosse espiazione, come una vita qualsiasi scelta tra milioni di possibili chance.
Insieme al marito Bob, dentro i loro vestiti di epoca vittoriana, nei loro sguardi non c’è nulla di altrettanto strano. Anche i loro occhi sorridono. La moquette, la tappezzeria amaranto, i mobili in legno così scuro perchè è soffocato nel buio, e loro due sembrano due statuine.
Lei porta un vestito blu cobalto di un tessuto troppo gonfio per essere semplicemente raso, con pizzi neri sul delcoltè e sull’orlo delle maniche a sbuffo. Dello stesso colore dei pizzi porta una pelliccia che prima era un coniglio. Il suo berretto è solo la versione più femminile di quello che porta il marito Bob, un cilindro nero con la sua fascetta di seta.
Con loro davanti, capisci cosa sia un vitino da vespa.
Così ti dicono “Please, take a sit” e tu muori dalla voglia di vedere come quella donna non si spezzi, sedendosi.
Nel punto dove non ci sono ossa, tranne la colonna vertebrale, tra le costole e il bacino, la Signora Jung ha il girovita pazzesco di un palo della luce. La sua vita è grossa come una gamba rachitica.
Il suo cuore, venti centimetri più su di quella strettoia biologica, fa colare il sangue alle sue gambe, come se fosse una clessidra.
Ti rendi conto di quanto sia esagerato perchè ogni secondo, per almeno mezz’ora, controlli che sia davvero così. Che lei non tiri il fiato e torni normale. Controlli, e controlli. E poi controlli ancora.
Quando non credi a qualcosa, non fai altro che controllare ogni secondo.
“Bob è un chirurgo ortopedico”, dice. E poi sbuffa una nuvoletta di fumo azzurro che finisce dentro un lampadario giallo come gli occhi di un malato.
Se è possibile, dice, ogni anno vanno all’ LGM. “Les Gracieuses Modernes”. Gente di tutto il mondo che si incontra per la passione dei vitini da vespa. Altrimenti durante l’anno, potresti trovare Bob e Cathies pescare con la loro barca.
Dice: “Il prossimo anno è un quarto di secolo che non tolgo un corsetto di dosso.”
Sorride, il marito fissa il suo orologio da tasca, e poi si corregge.
“Escluso ovviamente i momenti in cui mi faccio la doccia e in cui mi asciugo.”
Le sue costole dal 1983, così come i suoi organi interni, sono il contenuto compresso di un centinaio di corsetti.
“Ho perso il conto”, dice. “E ne ho persino uno di ferro, tipo guerriero medioevale.”
Sono sicuro che nessuna delle sue figlie possa rubargliene uno per il sabato sera.E delle sue figlie, perchè ne ha tre, racconta che in fondo fino al 1959 non le interessava molto la questione della donna a clessidra.
In forse mezzo metro scarso di circonferenza, ringrazi che non sia rimasta incinta dentro un corpetto.
Cathie dice: “Iniziai con un corsetto nero da 28 inch [nda. 70 cm]. Poi 25. Piano piano 23 inch.”
Con un metro e settanta di altezza, sessanta chili di peso, oggi porta un corsetto da 15 inch.
38 assurdi centimetri.
Il mio braccio a riposo è tre centimetri più grosso.
Parla Bob, il chirurgo ortopedico che è suo marito, e dice: “Portare un corsetto per ventiquattro ore al giorno, per oltre vent’anni, non gli ha mai portato disagi o malattie. Lei si stupirebbe di vedere come è sorretta solidamente la colonna vertebrale e quanto sia flessibile la cassa toracica e le costole. Soltanto le ultime due costole, quelle non ancorate allo sterno, si sono modificate con il passare degli anni.”
Dice: “Mentre ovviamente, viscere e stomaco sono vuoti.”
E sorridono.
Cathie aggiunge: “E’ fondamentale che la pelle rimanga sempre asciutta e il corsetto pulito, altrimenti marcirebbe e ti procureresti delle piaghe.”
Cathie, che all’anagrafe si chiama Cathy, ha deciso di eliminare la y perchè andando a capo, scrivendo, quella lettera invadeva lo spazio della riga sottostante.
La vera illusione dice, non è lo spazio contenuto nella mia vita, i calcoli che fate voi per capire come possa starci “tutta quella roba qui dentro”, la vera illusione è dovuta alla larghezza del mio bacino e delle mie spalle.
“E’ una questione di proporzioni”, dice.

  1. 7 Settembre 2007 alle 11:19 Venerdì, Settembre 7, 2007 | #1

    la serenità inquietante di un futuro misfatto intessuto su un corsetto del diametro esatto della safena.
    personaggio felliniano, a parte sessanta chilozzi in meno…;-))

  2. 7 Settembre 2007 alle 18:50 Venerdì, Settembre 7, 2007 | #2

    cavolo, ma questo club di corsettari esiste davvero… :-D
    http://www.lgm-club.de
    ma dove le scovi queste cose? :-)

  3. 9 Settembre 2007 alle 11:25 Domenica, Settembre 9, 2007 | #3

    eh.
    un modo come un altro per non perdere il controllo e tenere a bada l’angoscia.
    impressionante.

  4. 9 Settembre 2007 alle 17:35 Domenica, Settembre 9, 2007 | #4

    quella y lì…classe allo stato puro.

  5. 9 Settembre 2007 alle 19:13 Domenica, Settembre 9, 2007 | #5

    Bhe, perché tanto clamore? Anche io sono così: e allora?

  1. 19 Settembre 2007 alle 11:29 Mercoledì, Settembre 19, 2007 | #1