Archivio

Archive for Settembre 2007

Photowalk: The Octopus Art

29 Settembre 2007 Caino 1 commento

Lui me ne aveva parlato mentre era in lavorazione, magari raccontandomi di una donna vestita con un tutù, mezza nuda, in cima ad un tetto dove il bitume era stato azzannato dal vento e dal tempo. O forse era un bambina.
E mi aveva detto delle facce che li guardavano come se fossero scemi.
Mi diceva: “vado sabato”, “vado domenica”.
Poi mi disse che c’era anche Palmasco e Samuele Silva.
Così quelle idee, le sue descrizioni che diventavano scatti dentro la mia testa, mi piacevano.
Tanto che prima o poi mi piacerebbe riprendere il concetto,  per applicarlo altrove.
Forse perchè il mio approccio alla scrittura è legato alla fotografia, alla scelta della luce, dei toni, all’ottica o a quale “filtro di blu” usare.
Pazientate fino al 9 ottobre.

Another day, another dollar

28 Settembre 2007 Caino 2 commenti


Rise and shine – One minute silence

Ogni giorno è un dollaro, magari dieci o cento. Chiamalo “incremento”.
Un mio vecchio dollaro è che un giorno ho imparato che il soliloquio non è funzionale alla narrazione, se vuole essere interessante. Il monologo non porta avanti una storia, ma la approfondisce.
Stamane guardavo Spider Woman, qualche sera fa la quinta stagione di 24. Ci sono motivi interessanti per cui quelle narrazioni hanno un valore.
Il modo di raccontare è opposto, egualmente finto.
La donna ragno che diventa tale dopo essere stata punta dall’insetto in tenera età e salvata grazie ad un miracoloso antidoto sperimentale, lei ha questa narrazione del tipo:
“Userò la telaragno per intrappolarla, poi la surgelerò.”
Oppure: “Salterò prima che possano distruggere il pianeta.”
La DonnaRagno è un continuo brutto soliloquio perchè ci sono botta e risposta noiosi. La materia del contendersi è di fantasia, e per di più lei agisce come elemento di tensione, di suspence e di risoluzione del climax.
Ed usa il suo parlato per fare tutto questo.
Se non hai capito, la sua è una vera e propria telecronaca della puntata.
Mettici la voce di Sandro Ciotti, e funziona comunque allo stesso modo.
Andando a Jack Bauer, ovvero 24, una delle prime serie in grado di creare “addiction”, in questo caso lo stesso meccanismo diventa corale.
Vice Presidente: “Se non da l’ordine di sparare all’aereo moriranno tutti!”
Presidente: “Ma se do l’ordine i terroristi faranno esplodere due atomiche nascoste nelle mie mutande.”
O qualcosa del genere.
Lo scheletro di una storia non deve essere notabile.
Così questo è un altro giorno, quello dopo il 27 settembre, ed questo è un altro dollaro.

Guardatevi il video, e resuscitate bene.

Voglio la macchina color viola livido

26 Settembre 2007 Caino Lascia un commento

“Bruise Violet”,
Babes in Toyland

Samuel R. Delany

24 Settembre 2007 Caino 3 commenti

Fate finta di non capire, ma succede così.
Nasci troppo tardi o troppo presto, o peggio ancora nasci quando nasce qualcuno di mostruoso, di geniale.
Metti che sei davvero bravo in moto, tipo Capirossi, ma nel frattempo è nato Valentino Rossi.
Nasci Damon Hill ma c’è Schumacher.
Sei un geniaccio tipo Aphex Twin, ma c’è pure Trent Reznor o i Krafkwerk, i KMFDM, i Godflesh.
Così Delany nasce quando c’è Philip Dick proprio in mezzo alle balle.
D’altronde, con quel nome lì.
Comunque Delany, io che sono uno dei pochi viventi ad aver letto per intero Dhalgren ed aver detto che è un capolavoro, oggi lo trovate dal giornalaio. E costa 4.90 euro.
Nasce nel 1942 e per non dire che è “negro” si dice che è nato “nella Harlem di New York”.
Oppure dici che è nato in una famiglia inter-razziale della buona borghesia nera americana.
Gli eufemismi su uno dei pochi scrittori di colore di fantascienza, che alcuni osano definire “il miglior scrittore del secolo”, si sprecano.
Si laurea in matematica, così bene che poi si cimenta nella poesia.
Dopo il suo primo ciclo di narrativa, I gioielli di Apoter e il ciclo delle Torri, tutti pensano che sia l’ennesimo Ballard, Bradbury, Vonnegut o Bester. Uno che inizia con la fantascienza ma che poi la smette con l’erba. O che si uccide.
Ma lui se ne va in giro a pescare, a suonare e/o cantare musica folk. Tira su una band, The Heavenly Breakfast.
Il secondo ciclo di narrativa [Einstein Perduto, Babel-17, Nova] conferma la sua scrittura cinematografica, fatta di azione e colpi di scena, e nel 1968 fa la prima cosa che gli servirà per guadagnarsi la mia assoluta e totale devozione.
Nel 1968 scrive un saggio su come si debba scrivere ogni singola frase di un romanzo.
Dopo Nova sembra non scrivere più, e sette anni dopo esce quel “romanzetto” di 900 pagine di Dhalgren: una storia dove narratore e protagonista si confondono tra di loro, come liquidi con la stessa densità, che genererà una forma narrativa identica al nastro di Moebius. [Forma narrativa che molti ricorderanno per quel misto di incazzatura e presa per il culo di Strade Perdute di Lynch.]
Con Dhalgren ecco il suo terzo delirante ciclo di scrittura.
Viene etichettato come più intelligente di quanto gli converebbe”.
I neri intellingenti, si sa.
Per di più bisessuale, che bisessuale è come dire “sei il gay dei gay”.
E pure nero.
Praticamente la gente non la smetteva di pensare che fosse intelligente, ma anche gay, anzi no, peggio, perchè gli piacevano anche le donne, e che era sposato con una donna bisessuale che andava con altre donne, se non con uomini.
Mentre tutto questo gli esplodeva nei loro benpensieri, ecco che arrivava il fatto che i Delany erano anche di colore. Così la gente ripartiva da capo: gay, anzi no peggio, bisex, perdipiù in due, legalmente sposati.
E neri.
Che si scambiano i compagni di letto.
E lui, Samuel R. Delany, così dannatamente intelligente.
Per farla breve, nero bisessuale in America tra i ‘50 e i ‘60 è come dire “Sono il vietcong che ha partorirà Saddam Hussein e Bush Jr, datemi amore!”
Dopo Dhalgren esce Triton ed altri esperimenti letterari, dove scabrosità, sessualità sfociano in un romanzo pornografico The Tides of Lust. Dello stesso filone faranno parte Hogg, 1995, e The Mad Man, 1994.
Tornando a Triton, è fondamentale dire quanto sia un Mattia Pascal della fantascienza, dove il protagonista cambia luogo, tempo, sesso e rimane sempre lo stesso.
A metà degli ottanta escono saggi, altri libri, come Stars in my pocket e Neveryon.
Dal 2001 insegna letteratura comparata all’università del Massachusetts.
Non sa ancora se è un musicista, uno scrittore o un matematico.
Ora andate.
Giornalaio, 4.90 euro, Babel-17.

p.s. tutte le altre info, wikipediamente serie, qui, mentre i libri su ibs sono davvero pochi.

Nota di servizio

24 Settembre 2007 Caino 3 commenti

Sperate davvero che i miei post personali possano essere solo che vagamente comprensibili?
Questo non è il diario di Jim Morrison.
Lui non portava maschere antigas, e qui non c’è obbligo di comprensione.

p.s. in riferimento a questo e a qualche altra “osservazione”.

Categories: pensieri

Un messaggio dal nostro sponsor

23 Settembre 2007 Caino 1 commento

In trenta secondi vedresti una Fiat Tipo del 1994 amaranto, piena di amici, forse ubriachi, che si schianta contro un muro. Dritti contro una parete di montagna. Uno perde la capacità di camminare per qualche mese, un altro un trauma cranico. Uno ancora è illeso.
Lui che guida non si ricorda nulla.
“Il ghiaccio”, disse.
Così trecento spot dopo, milioni di sponsor avanti, lui ride, il suo sorriso che è un po’ nero, perchè i denti ce li ha rimessi quasi tutti.
Un volante ha il buco ma non è una ciambella. In macchina, giocando a F1GP era molto più bravo di me. Eppure.
Nel presente lui ride e sembra vestito da Al Capone, con un abito “bomberato”, lucido e nero e così elegante che sembra gay.
Oggi ride, lo abbraccio, poi si allontana.
Eccazzo se ha meno capelli.
Dopo due ore lo riabbraccio ed è  sempre lui, con i suoi denti e le sue gengive rattoppate. Ha un anello al dito così nuovo che sembra ottone e una moglie così bianca che sembra una bambola.
Ma ora dal nostro sponsor ci dicono che siamo stati precisi.
I trenta secondi sono finiti.

Frasi

21 Settembre 2007 Caino Lascia un commento

“Se possono fare in modo che tu ponga le domande sbagliate, non dovranno preoccuparsi delle risposte.”

L’arcobaleno della gravità
Thomas Pynchon

Categories: frasi, libri, scrittura

Monografie: The Fastest Pussycat

19 Settembre 2007 Caino 5 commenti

Sfogliando la tua vita indietro, come un quotidiano, non andresti molto più in là dei tuoi cinque anni.
I tuoi ricordi più nitidi diciamo che sono intorno ai sette anni. E le cose migliori che ricordi, con tanto di dettagli sui tuoi vestiti, le tue scarpe di cuoio, i pantaloni, persino il taglio dei capelli che non ne volevano sapere di stare pettinati, queste cose prendono colore e forma definita soltanto intorno ai tuoi nove anni.
A nove anni, quando chiunque ricorderebbe bene ogni dettaglio, Tura Luna Pascual Yamaguchi viene stuprata da cinque uomini.
Le sue tette che crescono in fretta sono il cartello “Umiliatemi perchè sono l’unica mezza giapponese mezza filippina a Chicago in questi anni ‘40 del cazzo”.
Dei suoi nove anni Tura ricorderebbe il suo quartiere, che è un misto di italiani, ebrei e polacchi e che non nessun altro definiva in modo diverso da “La Mafia”, e questi cinque uomini che la stuprano a turno. Come un flipper.
Quegli stessi uomini vengono arrestati subito dopo e pagano il giudice per chiudere la faccenda.
D’altronde, lei, “è solo una puttana cinese con le tette grosse. A Chicago. E perdipiù negli anni ‘40″.
A questo punto, una vita normale sarebbe già finita.
Tura si sposa quattro anni dopo, nel 1948, a tredici anni. E’ un matrimonio combinato che dura poco, e nello stesso tempo prende lezioni di karata. Quelle durano di più.
E’ probabile che sia questo il punto della sua vita in cui decide di chiamarsi “Tura Satana”.
Per lei un nickname non è una cosa così moderna.
A quattordici anni entra a fare parte di una gang e viene intervistata da una rivista, “Psychotronic magazine”, proprio mentre la cacciano da scuola.
Dice: “Abbiamo giacche di pelle, moto e stivali. E prendiamo a calci in culo la gente.”
A quindici anni, con una carta di identità falsa, diventa una danzatrice esotica.
A pensarci bene, non ci sono molte altre cose da fare con un seno ancora intatto dalla forza di gravità. Pochi altri lavori hanno veramente senso se hai del sangue Cherokee nelle vene, se hai un padre giapponese attore di film muti e una madre filippina contorsionista.
A diciannove anni Tura ha il primo figlio, ma continua a ballare sui tavoli. Tavoli che si ripetono uguali ovunque, mentre lei viaggia, che sia Nebraska, Arizona o Texas. Fino all’ottavo mese.
Nel ‘63 debutta al cinema.
E’ una prostituta in “Irma la dolce” di Billy Wilder.
Non ci sono tanti ruoli per una ballerina esotica che nove volte su dieci fa pompini ringhiando.
Due anni dopo il regista Russ Meyer decide che lei è la protagonista perfetta per il suo film “Faster, Pussycat! Kill! Kill!”.
Tura Satana diventa così l’icona del genere d’exploitation, quello che tutti hanno preso a venerare nel 2007 per Tarantino-blablabla-e-le-sue-cazzate.
Grazie a Mike Hoffman diventa un fumetto. Siamo alla fine degli anni ‘60. Cartacea, Tura ha lo stesso vitino da vespa di Cathie.
Dal ‘66 al ‘74 interpreta Our Man Flint, The Astro-Zombies, The Doll Squad.
Nel 1973 trova il suo grande amore ultrapossessivo.
Si ritira dalla scena, per gelosia del compagno, e viene assunta in un ospedale. Faccio fatica a vederla lavorare, ma non a immaginarla in completino da infermiera mentre fa un clistere, usa un catetere o mentre un paziente gli vomita addosso sangue.
Nel 1981 si spezza la schiena in un incidente stradale. Gli servono due anni per tornare a camminare.
Negli anni ‘90, una band metal prende il suo monito dal suo nome. Tura Satana. Due anni dopo cambiano di nuovo il nome in “Manhole” perchè un altra band metal aveva già avuto quest’idea.
Un terzo gruppo intitola un EP “Tura Satana”.
I metallari hanno fantasia.
Tarantino dichiara di voler pagare con cinque anni della sua vita per poter lavorare con lei. Io credo che lui intenda “la lei di quarant’anni fa”, oppure non sa cosa fare della sua vita.
Su Russ Meyer, il talent scout di Tura Satana, forse faranno un film di dodici ore con un ‘best of’ delle sue opere.
Oggi Tura Satana vive con un ex poliziotto, ha due figli.
Magari ne ha perso qualcun altro per strada.
Nel 2002 viene girato un sequel del suo quarto film, si intitola “Mark of the Astro-Zombies”.
Lei interpreta il ruolo di Satana. Le hanno levato “Tura” dai piedi. Quella bambina stuprata undici vite prima.
Io faccio fatica a pensare che la sua vita continui.

Categories: monografie, racconti, scrittura

Against The Day

17 Settembre 2007 Caino Lascia un commento

Thomas Phynchon ce l’ha così piccolo che per il suo ultimo libro, ovviamente non [ancora] tradotto in Italia, c’è un wiki.
http://against-the-day.pynchonwiki.com/wiki/index.php?title=Main_Page
Notare il titolo, che basta a farmi sospirare leggendolo.

Categories: scrittura

Mezzo milione di morti viventi

16 Settembre 2007 Caino 1 commento

Notte bianca mi  fa venire in mente “Occhi bianchi sul Pianeta Terra”.
Se qualcuno di voi che sta leggendo ha visto il remake de “L’arba dei morti viventi”, quello del 2005, che io considero infinitamente bello, c’è questa scena dove loro decidono che vivere in un supermercato, per quanto li invidi, non è così il massimo. Soprattutto quando non c’è un momento in cui negozi aprono, uno in cui chiudono, uno in cui ti dicono che forse quel vasetto non lo devi aprire perchè c’è un tester, e che con i carrelli è meglio che non corri per i corridoio.
Comunque in questa scena fuggono dal centro commerciale e c’è una tale massa di corpi che il loro camioncino corazzato non cammina. Neppure ad investirli. Neppure a spingere a fucilate.
La notte bianca è qualcosa del genere.
C’è gente che esce soltanto per avere uno scontrino della libreria che dice “00:05″. Una gonna presa all’una di notte.
Dei biscotti da dodici euro a pacchetto.
Questa nottata dei consumisti viventi, di gente che ti tocca, fin quanto senti l’umidità e il loro odore di cipolla, è l’esplosione di qualcosa di vacuo. E’ come se tutti avessero fatto scoppiare un tubo catodico in casa, con il vuoto che ha risucchiato via le loro vite.
Escono, e vanno in giro a mordere scontrini con ore improbabili. Souvenir dell’eccezione.
C’è Gino Paoli, Baccini, la PFM, i fuochi d’artificio, il Tiziano Ferro Dj Set.
Ma mi fanno cagare.
E tutto questo mi annoia.
Della polvere da sparo che scoppietta in cielo, colorata dal fosforo o da qualche perossido, non mi frega molto.
C’è qualcuno che ha sacchetti della spesa, collezioni di scontrini.
In libreria sfoglio il libro di Babsi Jones, leggo l’incipit. E’ così più semplice e diretto della sua immagine che quasi mi stupisce.
A casa scopro che Buster “Rant” Casey è Tyler Durden, che è Brandy Alexander.
A chi mi sta vicino dico che se sei fortunato, il tuo gran colpo di scena può essere avere una buona cosa da dire.
Una cosa soltanto.
E dico, fammi un esempio di qualcuno che ha detto più di una cosa valida e che non sia una copia evoluta, modificata, corretta, consapevole, maturata.
Riciclata.
Avvolgimenti su avvolgimenti.
Impronte su impronte su impronte, avvolte. Come la matrice di scontrini di mille acquisti.
Alla cassa, per i miei sedici euro e rotti, lo scontrino non me lo danno.
Allora io, ieri notte, non c’ero.