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Archive for Agosto 2007

Bizarro Fiction

31 Agosto 2007 Caino 3 commenti

Carlton Mellick IIIUno scrittore che in otto anni scrive dodici romanzi, di cui uno intitolato “Electric Jesus Corpse”, è la prova incontrovertibile che non si “diventa qualcosa o qualcuno”. Se costui invece di giocare con le macchinine, a pallone, a rincorrere le prime fellatio, scrive questi dodici romanzi proprio in quest’età, tra i dieci e i diciotto anni, si ottiene una vaga idea della parola “predestinazione”.
E questo è così tanto diverso da un codice ISBN che possa etichettare l’autore ufficialmente.
Perché se c’è un periodo della vita in cui le persone rinnegano ogni etichetta, beh, c’è anche un periodo di compensazione in cui le persone pregano per un’etichetta in grado di legittimare qualcosa.
Qualsiasi cosa. Una buona etichetta a colori, un fotomontaggio, è una via per diventare qualcuno.
E se il “fotomontato” è morto a martellate non c’è da aspettare neppure che la colla sia seccata.
Tuttavia etichetta, oggi, è la grande risposta alle domande “Chi sono? Perchè esisto?” che anche gli indiani Shawnee non avevano.
L’etichetta ti fa diventare qualcosa che tu accetti di essere, e preghi perchè tu sia obliterato.
Questo è così diverso da scrivere dodici libri dal momento in cui non sbagli la grammatica.
Questo è diventare, quello è essere.
E Carlton Mellick III, “L’autore dello Strano, o l’autore Strano”, prosegue fin quando diventa famoso con “Satan Burger”. E poi con il sequel “Punk Land“.
La cosiddetta “Bizarro Fiction”, fatta di personaggi come Mellick III, Jeremy Robert Johnson, Chris Genoa e Steve Aylett, è ancora qualcosa che qui non esiste. Qui, nella “PressapocoLand”, dove Laura Pausini viene definita Rock e dove purtroppo ci vuole Cecchetto per avere una versione per lo meno attinente di un rap e un punk commerciale oltreoceano, in questo paese di treni in ritardo, di evasioni fiscali, di omicidi irrisolvibili, di questo glorioso paese che per farsi ricordare con ammirazione e timore deve pronunciare la parola ‘Cosanostra’, siamo tutti troppo occupati a parlare di lune piene, di balli caraibici, di bel canto, di pelle splendida.
Amore post-trenta e pre-teen. Crisi e sindromi. Dottoresse Giò.
C’è ancora troppa poca gente che si fa di Dilaudid, di Demerol, e troppa poca che usa l’amfetamina per scrivere “Meno di zero” in due settimane.
Così, mentre voi penserete che questo sia un invito a tradurre e/o imitare qualsiasi opera trash, o di provare assolutamente a prendere steroidi in modo da poter raccontare che un paio di pantaloni da ciclista non si possono più indossare a meno di non sorridere e dire che la tua borraccia la tieni proprio lì, in mezzo alle gambe, a me viene in mente la parola “Leash“. Guinzaglio.
Perché la vera domanda del post è quanto danno sia l’avere una storia, rispetto al non averla per nulla.
I secoli che hanno preceduto e solidificato questo timore riverenziale nel meccanismo creativo, e conseguente la necessità di altari, quanto valore neutralizzante hanno.
Quanto l’avere qualcosa sia più dannoso del non avere nulla.
Credo che sia per questo che a volte entro in libreria e non trovo quasi nulla. Forse è per la mia ultima indigestione di cui dovrei scrivere una mezza dozzina di post su Pynchon e Dick e Sartre, o forse è: “Sto cercando qualcosa di sghembo da leggere” che non trova [facile] soddisfazione negli scaffali.
In verità, non è il mio gusto a non trovare cibo.
E’ che qualche calcio nelle balle in più, qualche azzardo, io dico ci vorrebbe.

Categories: letteratura, libri, scrittura

So [much] unpublished

29 Agosto 2007 Caino Lascia un commento

E così ti svegli e trovi il tuo nome, e cognome, grosso e tozzo come un muriddu.
C’è una data e una scritta, sotto, che dice “Narrativa”.
Così sei sveglio e pensi a quanto possa tremare la tua voce, a quanto strette tu possa tenere le chiappe, o magari ad entrambe le cose insieme mentre stai usando il trucco di puntare gli occhi sull’intonaco, quell’intonaco che Dio solo sa quante persone ha salvato. Quando sei di fronte a una sala piena di persone che non conosci e allora speri che esista per chiunque un novellino incapace di imbiancare una parete, o magari preghi a chiunque un infiltrazione o una macchia di muffa o nella vernice troppo scadente per non spaccarsi, così da evitare di guardare tutte quelle facce, tutte quelle coppie di occhi.

[ . . . ]

Shrugs

28 Agosto 2007 Caino 1 commento

In quell’estate c’era una maschera antigas russa dentro un sacchetto che aveva sudato polvere. Un foglietto di istruzioni, i suoi caratteri cirillici, la carta gialla da spezzarsi, una custodia che non sarebbe servita a nient’altro che per quello. Niente di diverso che portarsi dietro una maschera a gas che puzzava di preservativo.
E lui difficilmente penserebbe di nuovo al lattice unto, quanto ad una piccola maschera antigas sul suo prepuzio.
E ci sono pietre tombali di sabbia, in mezzo alla spiaggia, senza nomi. Una Jane Doe morta e sepolta in una bara storta, vestita di lividi, i capelli neri che avrebbero continuato a crescere. E in quell’estate ci sono ombrelloni che si spezzano a sorpresa, come piante. Lui che arriva e trova costosissime diavolerie meccaniche che si aprono con lo stesso meccanismo di un mulinello da pesca. Ombrelloni spaccati alla radice, come di macchine che ci si sono schiantate contro.
Ci sono orologi a carica manuale, così caldi.
Ci sono marinai illustri travestiti da uomini. Persone che mangiano solo polpi.
In quell’estate lui ha la perenne turba di quello che verrà dopo, dei sassi che potrebbero rotolare e che non devono stare fermi. La conquista di più massa, più definizione, nuove forme, nuovi vettori.
La conquista di un maggiore volume.
E lui ha così poca voglia di “perdere tempo” con le parole, per avere il tempo di altre parole.
Lui che ha detto una parola giusta, oggi, ed è “piattaforma”.
E la dice mentre sta lì a guardare il vostro mare.
Le vostre onde, i vostri naufraghi, le cose che affogano delle vostre vite. Tavoli e sedie e figli. Rivestimenti in legno per i vostri pavimenti, il disordine di una tubatura saltata, mentre lui sta alzando le spalle, le sta stringendo, come chi potrebbe dire solamente “Amen” ai pensieri di tutti gli altri.

Categories: pensieri, scrittura

Frasi

23 Agosto 2007 Caino 2 commenti

A volte non credo alle cazzate che mi escono dalla bocca. Mentre parlo di qualcosa penso ad altro e intanto mi guardo intorno. La bocca mi fa uscire pensieri dalla testa, li scioglie sulla lingua come fossero zuccherini. Immagino cose che non ho mai visto e tutto quello che avrebbe potuto esserci.

Bret Easton Ellis – Le regole dell’attrazione

Categories: Senza Categoria

Oggi è un giorno come tanti

13 Agosto 2007 Caino Lascia un commento

Questo server è lontano qualcosa come trentamila chilometri da dove sono ora. La tastiera da cui scrivo, oltre che essere più vecchia di una ventina di giorni da quando ho scritto, oltre il fatto che ormai è fredda senza le mie ditate, è a qualcosa come cinquecento chilometri in linea d’aria dalle mie unghia.
Però oggi, per tutto il giorno, mi sento come se mi fossi pisciato addosso e la mia pipì fosse fredda.
E’ un po’ di vergona, di scomodità e il fatto che sto pensando a tutte le altre mille pisciate che mi sono fatto addosso.
Domani, mi cambio.
Nuovo pannolone.
Nuovo anno.

Categories: diario

Il grande limbo delle fantasticazioni

11 Agosto 2007 Caino 2 commenti

L’ho trovato interessante, a suo tempo mi venne segnalato da un commento.

-o-

Ermanno Cavazzoni
Il grande limbo delle fantasticazioni
tratto da Griselda Online

La parola arte (artistico) nell’uso che se ne fa oggi ha due significati molto diversi, e spesso nel discorso corrente, ma anche nei discorsi degli specialisti, si passa da un uso all’altro con molta disinvoltura; questa situazione crea un campo incerto che proprio per ciò può riempirsi di arroganza; nel senso che di qui, sulla via dell’arte, attraverso la speranza di diventare artisti ed eccellere, sfondare (come si dice), cioè guadagnarsi una fama, una celebrità, transita poi anche la speranza tipica degli esseri umani di schiacciarsi reciprocamente l’un l’altro, di prevalere per una via spiccia, di fare il colpo gobbo, diciamo, col quale si sale di colpo nella scala gerarchica; mentre gli altri, i concittadini anonimi, di conseguenza restano giù, nel pantano in cui normalmente ci si divincola invano, e poi si muore. In questo senso l’arte (e la letteratura) può essere una brutta faccenda, di prevaricazioni, una strada accelerata per la rivalsa, per la vendetta; e i suoi prodotti bolle d’aria, gonfie di vanagloria e di puzza.
L’arte, le arti, patiscono di questa speranza; che le apparenta al gioco del lotto, o alla speranza di un’eredità inattesa, al matrimonio con un’ereditiera o con uno sceicco, eccetera; cioè apparenta l’arte ai colpi di fortuna, con in più qualcosa di losco. È un po’ come per le speranze riposte sulla bellezza fisica; ci sarebbe qualcosa di elargito gratuitamente dalla genetica, e che trova il consenso universale, per cui ad esempio una signorina si ritrova miss mondo (o in subordine valletta televisiva), (o in subordine cubista), (o in subordine tante altre cose, per le quali non occorre laurea o diploma o il pagamento di una tassa, eccetera); e l’arte alimenta le stesse speranze, che ci possa essere una naturale disposizione, o un colpo di furberia, una trovata originale, di poca fatica, che però riscuote l’approvazione del mercato dell’arte e quindi circolino soldi, e il proprio nome finisca nei libri e poi nell’enciclopedia universale.

[.continua.]

Categories: letteratura

Frasi: a rant

9 Agosto 2007 Caino 1 commento

The future you have, tomorrow,
won’t be the same future you had, yesterday”

Charles Michael Palahniuk, Rant, 2007

Categories: scrittura

Sponge Writers

6 Agosto 2007 Caino 1 commento

Tra tutte le belle metafore che si possano pensare, e tra tutti i giochi inventati da bambino, quando sei piccolo e ti inventi che non devi toccare la stucco tra una piastrella e l’altra altrimenti muori, ma che se lo fai in numero dispari diventi Dio, oppure contare il numero di pali della luce mentre vai in macchina, fin quando non diventano cento, e che dopo il cento puoi contare di dieci in dieci, fin quando non diventano mille, io mi ricordo bene la spugna.
E’ un gioco che è una metafora.
Io guardavo quanto liquido potesse inglobare.
Mi bastava sfiorarla per farle perdere gocce d’acqua. Allora tornavo a inzupparla e a controllare che tutto intorno fosse asciutto. Se controllavo troppo, allora rilasciava dell’altro liquido. E dovevo inzupparla ancora.
Non ho mai capito quanto liquido potesse trattenere, e non ho mai capito quanta poca acqua gli servisse per rimanere morbida e asciutta, senza diventare secca.
Volevo capire le quantità minime e massime necessarie.
Non ho mai capito perchè dovesse puzzare e marcire.
Non ho mai capito se si “bagnasse” o inglobasse acqua tra corpi cavernosi asciutti, grazie alla capillarità.
Gli scrittori sono così.
Inglobano fino ad un punto di rottura, un punto in cui si trovano a gocciolare per terra. Ovunque.
Sei al supermercato, ed hai una pozza di roba tra i piedi. Come se dovessi per partorire.
C’è un punto di rottura. La capillarità intasata, il livello massimo.
Non conosco bene la quantità.
E sto inglobando oltre ogni limite.
Adesso sono da qualche parte ad assorbire, in macchina sperduto da qualche parte, a non leggere o approvare i vostri commenti.
E qualche giorno prima ero così secco.

Blogging standby

3 Agosto 2007 Caino 1 commento

Il blog si rilassa. Diventa frivolo.
Prende le redini e scrive un po’ per i fatti suoi.
Io lo lascio fare.
E me ne vado abbastanza lontano e abbastanza in giro che difficilmente sentirò rumori di tastiere.
Al massimo quello della carta, delle pagine che girano, e a volte sentirò il rumore della terra ferma.

Ci vediamo… At the end of august.

Categories: scrittura

Memorabilia

1 Agosto 2007 Caino Lascia un commento

Non posso ricordare,
dammi i tuoi promemoria.
Io colleziono.
Io scarto.

Chi ha ricevuto, e leggerà, capirà che questa canzone è importante.
E per tutti gli altri, buon ascolto.

p.s. La versione originale è qui.
“Estrema
“.

Categories: scrittura