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Archive for Giugno 2007

Don’t try this at home: Chris Benoit

29 Giugno 2007 Caino 1 commento

Cotto dal sole, dal sale, dolorante, con il telecomando in mano me ne stavo lì, in piedi, ad aspettare la doccia. A ridere.
E’ domenica e alla tivù si stanno picchiando come sempre. Ridacchio mentre non posso far altro che aspettare.
In televisione c’è gente del pubblico che prega per quella mossa speciale, dozzine di persone con un mano enorme di spugna con un ditone che dice “UP!”, qualche cartello che inneggia alla sconfitta e alla morte di qualche altro personaggio in tutina. Ci sono persone vestite come quei lottatori, che portano le loro maschere.
Ci sono adulti più convinti dei bambini. E tutti questi adulti sono grassi. E io non ho mai capito il perché i tifosi di wrestling sono obesi.
In questo sport, gli atleti sono attori. I tifosi, sfigati.
C’è pure questo ometto, che dicono sia alto un metro e ottanta. Ma per me è scappato dal circo.
Guardo la testa, le mani, le spalle.
Potrebbe prendere a testate nei coglioni l’avversario. Dalle proporzioni non arriverebbe neppure a prendere l’olio nello scaffale più alto della mia cucina. Magari con un salto doppio mortale, partendo dalle corde del ring.
Al circo doveva essere l’uomocannone. Una mezza cartuccia.
Il ring, che non lo dicono, è un tappeto elastico.
Così i bambini si lanceranno dai banchi di scuola, puntando la testa di un compagno con il loro gomito preferito. Quello che perderanno per tre mesi e che finirà girato dietro la schiena.
Tipo Ken.
Chiedete alla Barbie.
Benoit non era così alto, non era un uomo grande. Un po’ grosso, quello si.
Aveva la faccia buona, sdendata di chi ha preso troppi colpi in testa e bevuto troppe Paulaner.
Ora, ripeti dopo di me: S, t, e, r, o, i , d, s.
Benoit non era un grande uomo. Non chi concepisce l’annientamento della vita di un bambino.

Don’t try this at home.
Questo dovrebbero dire, ora.

Categories: rigurgito

Resuscito, punto. COM!

28 Giugno 2007 Caino 2 commenti

Questo è un messaggio di servizio.
L’allegra donzella annuncia che da adesso “Resuscito, quindi sono” è raggiungibile come:

http://resuscito.com

Ed il dominio è pure senza www.
Perché qui di ampio, di mondiale e di aracnofilia c’è ben poco.
Non si sa mai che mi perdiate per strada, da qui ad un anno.

Categories: scrittura

L’inizio del Giorno

27 Giugno 2007 Caino 7 commenti

 

6:17
Click.
6:18
Così ti svegli che Rita ha appena aperto gli occhi, lei che ti guarda con l’occhio buono, quello non seppellito nel cuscino. Ti alzi, è giorno.
Il notiziario dice che sulla 405 si è rovesciato un camion pieno di pannolini.
Ti fai la barba e ti tagli. Per prendere l’asciugamano spacchi un piattino portasapone con disegnini rosa.
E Rita dice: “Non ti preoccupare, era un regalo di mia madre”
Tu dici: “Oh. Mi spiace.”
“L’aveva preso in un negozietto raffinato”, dice. “L’autogrill.”
Esci da casa sua, tu che sei un poliziotto e lei un infermiera divorziata. E passi da casa tua.
Quando apri la porta pensi sia stato Vinnie ad aver fatto tutto quel macello. Ha paura dei fulmini, come tutti i cani.
Hai nove messaggi in segretaria, di cui sei sono vuoti e il settimo non te lo lasciano sentire.
Il settimo si interrompe quando altri poliziotti che non conosci entrano in casa tua e ti ammanettano.
Tu dici: “Andiamo, sono un poliziotto anche io. Cos’è ’sta storia?”
Il detective dice: “Lei è in arresto per l’omocidio dell’assistente del procuratore distruttuale, Albert Garza.”
E tu sai che hai un alibi, perché hai dormito con Rita.
Solo che ti mettono dentro e Rita non si trova.
E mentre sei dentro, dentro la cella, dietro le sbarre, in gattabuia, qualcuno entra e ti prende a mazzate.
Ti svegli in una cava, circondato da fari alogeni e riflettori.
Qualcuno che non vedi dice: “Stai zitto.”
Se tu parli, loro ti prendono a calci.
Lo stesso qualcuno dice: “Devi confessare l’omocidio di Alber Garza.”
Tu parli, e loro ti prendono a calci.
Poi ti prendono la testa, e ti fanno vedere Rita morire in un piccolo lettore dvd portatile.
Ti dicono: “Aspetta, non hai visto ancora il meglio.”
C’è tua sorella e le sue figlie che vanno a scuola. Hanno in pugno anche loro.
E il tuo alibi è morto.
Le stesse mani che ti tengono la testa, quelle ti fanno una puntura.
Quella stessa voce, quella che vuole che ammetti il tuo omicidio di Garza, dice: “E’ solo un blando tranquillante.”
La stessa voce, roca di almeno 50 anni di vita, dice: “Ricordati: decisioni, conseguenze.”
Decisioni.
Conseguenze.

Ti svegli.
6:17
Click
6:18
Rita ti guarda e dice: “Che c’è?”
Hai male ad un fianco, come se ti avessero pestato.
La radio dice che un camion di pannolini si è rovesciato sull’interstate 405. Il traffico è bloccato.
Hai la barba fatta, ed il piattino della madre di Rita è intero.

p.s. wikipedia info, qui.

Categories: narrativa, racconti, scrittura

Qui si fa officina

26 Giugno 2007 Caino 2 commenti

[Questo post nasce da quest'altro]
Ci sono posti che adoro dove in genere sto zitto. E ascolto.
E qualcuno mi dice: “Andiamo, cosa te ne frega di tutte queste chiacchiere.”
Mi tirano per la maglia, mi guardano stordo, ma cerco di non schiodarmi.
Non che mi importi davvero della dimensione del pesce che ha pescato, della grotta che ha scoperto, o di quanto due serpenti in amore avevano preso a rincorrerlo “in piedi”, attorcigliati nel loro atto riproduttivo. Non ho una predilezione per cose successe cinquant’anni prima, o per le barzellette.
“Dai andiamo che mi sto annoiando”

Non amo neppure i film comici perché di rado contengono metafore. Credo sia per questo, almeno.
Però fra tutte le parole altrui io sono bloccato dalla magia di una buona narrazione.
Quando non c’è un assassino, un colpo di scena, ma solo qualcuno che sa raccontare bene. Che sa fermarsi nel momento giusto, che sa bloccare la storia per descrivere un particolare o per riavvolgere un attimo il nastro e spiegarti perché quell’episodio ha quel senso.
Non c’è davvero bisogno di sperare nell’osmosi, di frequentare altri scrittori. Sono i più tirchi raccontastorie.
Gente che se scrive un idea sul blog è perchè l’ha scartata dalle sue buone idee.
Gente che ha necessità di scegliere le idee.
E io che non credo nella bontà delle idee, ma credo solo nel loro sviluppo di queste, potrete capire.
Ci sono persone che sbagliano i congiuntivi ma che sanno catturarmi.
Che non hanno mai visto qualcosa di diverso dai loro piedi e gli ottocento metri che hanno fatto sotto il sole, la pioggia e il vento, dentro il loro paese.
“Forza, ho sonno. Andiamo.”

Ok, andiamo.
Tanto poi mi rifaccio raccontare la stessa storia, e so che ci sarà la stessa magia.
Ci sono storie che ho sentito decine di volte ed ogni volta è la prima.
E piano piano, rubo.
Capisco.
Copio.
Riproduco.
Ho sentito di persone che vanno negli ospizi per farsi raccontare delle vite intere.
Dove trovare migliori narratori?
Forse in un gruppo di sostegno per malati di cancro alla prostata. [cit. FightClub]
E qui, su in questo blog, si prendono tondini d’acciaio, quelli che nei vostri gabinetti stanno sopra la vostra testa, una volta rinominati “putrelle”, e con quelli, con questi tondini, si fanno parole dure da caricarsi sulla schiena. Pesanti e pensanti.

Ma cosa importantissima, vi segnalo questo:

Katherine Dunn - Cuori Sgozzati

Katherine Dunn – Cuori Sgozzati

E’ un omicidio non comprarlo: fuori stampa e con il 60% di sconto.
Ed è, in assoluto, una delle cose più belle che io abbia mai letto.
Fate questo favore.
A me.
Prendetelo.

Categories: libri, narrativa

Fotocopiando

25 Giugno 2007 Caino 2 commenti

Sono io l’autore di questo. Lo ammetto.
E’ successo che l’ho scritto così tanto tempo fa che neppure me lo ricordavo, ed ero convinto che l’avesse scritto lui.
Da queste parti è un periodo così, e forse è pure colpa di questo.

Categories: scrittura

L’arte della mimetizzazione

24 Giugno 2007 Caino Lascia un commento

- …ma i blog non li modera nessuno?- No. Però sei passibile di denuncia.- …ma sei pazzo a mettere quella roba di Welsh, del libro nuovo?- Non è Welsh, l’ho scritto io.

Categories: scrittura

[FAKE] Irvine [Felch] Welsh

22 Giugno 2007 Caino 8 commenti

Non scrivo mai parolacce per l’uso fine a se stesso e non scrivo mai di sesso.
Ma avevo detto che l’avrei fatto. [cit: Così poi mi scrivo un post alla Welsh...]
L’autore sono io.

V.M.18

E mi sveglio eccheccazzo che non so quanto sono fatto.
Perché se i dubbi erano la puttana e la sua fica formaggiosa della sera prima, o di quel buco che mi ha spaccato la vena preferita, non ho una merda di idea del Quanto.
Del Quanto sono cazzo strafatto.
Colpa della merda di spazzatura di ’sta troia che le vorrei frantumare tutte le ossa a colpi di chiave inglese.
Ecco che mi sveglio in un hotel da Premier League della muffa, inculato su a Tottenham e rivestito di moquette e tappezzeria a carciofi beige, e capisco ora perché la sera prima lei mi ha detto: “Mettine un po’ sul cazzo di questa polverina.”
E così lei lo dice così bene con quelle labbra da pompini che io faccio il neonato succhialatte dei miei coglioni e mi ricopro l’uccello con quello che non è borotalco.
Tanto che lei dice: “Stronzo, è quasi un grammo”.
Tutto sul cazzo. E ‘fanculo.
Così mi trovo a fare lo stronzo di rin tin tin, un lassie del cazzo, oppure qualche cavallo coglione che si fa prendere a frustate sull’emorroidi da una mezza sega alta un metro e cinquanta.
“Come cazzo puoi farti suonare da un fantino di merda”, dico.
Solo che cavalcavo, monto, erogo, inzuppo, pastrugno.
Ricordo lei a pecora, lei a cucchiaio, lei che mi chiede il felching e che mi spiega che è questa troiata di succhiare via lo sperma dal retto, dopo l’inculata e poi sputarglielo in bocca.
Così adesso sono sempre sveglio eccheccazzo, dopo un tempo che mi sembra tre milioni di fradici anni mesolitici, e mi ritrovo uno Sputnik tra le cosce. Il piccolo cazzetto moscio è scomparso per sempre.
Ho i coglioni così turgidi da rientrare su, scappare via dallo scroto, e finire dentro lo lo stomaco.
Allora sono così sveglio eccheccazzo e non so quanto sono strafatto.
E mi prendo a pugni l’ombelico che magari i coglioni tornano giù.
Ho ancora questa turgida santità venosa tra le cosce che chiede ancora un oracolo vaginale.
Un transilvanico paletto per vampiri succhiacazzi.
Vaffanculo lei e la sua polverina che dice “Mettila sulla cappella.”
E allora non posso che non svegliarmi eccheccazzo.
Lei sta così ferma e così silenziosa, sul suo fianco, che manco russa con quel nasino da francesina rompicoglioni.
E’ pure bella con tutto questo fondotinta blu. E’ pure bella perché cado dal letto e lei continua a stare sul suo fianco da troia abituata ad aver amanti che scappano dal letto.
E guardo le lenzuola e urlo: “Cazzo ti sei pure pisciata addosso.”
Ma lei è pure sorda, oltre che blu.
Sono sveglio eccheccazzo.
E
ho in bocca il sapore di buco di culo.
Porca troia.
Ho la puzza di merda sulle labbra.

Categories: racconti, scrittura

Dell’importanza di leggere libri di merda

21 Giugno 2007 Caino 5 commenti

Leggere solo capolavori, masterpieces, opere fondamentali, grandi classici, è inutile.
E’ inutile vedere solo bei film. Amare solo la perfezione.
Nelle cose di poco conto ci sono file di difetti da evitare.
In un capolavoro un qualsiasi elemento è indistricabile dall’altro.
E c’è anche che se non ti sporchi, se non tocchi con mano “il peggio”, non sai cosa possa voler dire essere puliti.
Tutti quei risolini, alzate di spalle, mani su gli occhi, la vascolarizzazione sanguigna che fa diventare rosse un paio di guance, magari per qualcosa che non è neppure opera tua, come quando vedi un gruppo suonare e il cantante stecca e tu ti vergogni che quasi non vorresti essere tra il pubblico, tra quel poco pubblico, perché davanti al palco ci sono così poche persone e sai che quel cantante penserà alla tua faccia vergognata che pensa alla sua faccia vergognata, alla sua vergogna da cantante e musicista che sbaglia e che non dovrebbe saper fare altro che quello, cantare, a tempo e intonato, mentre tutto questo che diventa un loop infinito, insomma, anche i piccoli gesti di noia, le grattate sulla schiena. Tutte queste cose, notale. Criticamente.
Fatti venir la nausea degli errori altrui.
Gli errori sono più importanti delle cose corrette.
Vuoi quel tipo di descrizione splendida, di vocabolo ricercato, di metafora fulminante. E sono cazzate.
Pensa a quel modo di dire che ha usato Tizio e che non vorresti mai leggere, pensa ad “amabilmente” o a quella trama che vede il protagonista cavalcare un leone parlante che in realtà è Odino e che deve pure salvare la terra.
Io non so se il lettore snob faccia bene alla letteratura, soprattutto perché “letteratura” è una parola che mi ha sempre fatto paura.
E’ come dire “Partenone” o “Cappella Sistina”.
So che se non avessi letto tanti libri di merda non saprei cosa evitare.
Se non avessi letto tante cose del cazzo non saprei dove voglio andare.
Se non avessi evitato qualche classico non avrei letto qualche “mio” classico.
E non saprei quanto valga una buona scrittura e un buon libro.
Ma soprattutto mi sono sempre trattenuto dal giudicare, dicendo “boh” e segnandomi tutto quello che non piace da qualche parte.
Esci e comprati Dan Brown. E dimmi perché lo hanno letto anche i casellanti dell’autostrada.
Si dovrebbe far venir voglia di leggere a chi non ne ha.
Gli altri, tutti quelli che ogni tre mesi fanno 100 punti dalla Feltrinelli, loro leggeranno sempre qualcos’altro.
Riassumendo, e ricordando un altro post, sto dicendo: “Copia qualcuno che ti piace e leggi libri di merda.”
Questo perché io ho trovato spesso due errori, in fila. E ne ho così la nausea.
“Gente che si crede Beckett”, come mi ha detto qualcuno, che cerca l’originalità, il suo personale modo interpretativo della realtà che nessun ha mai inventato sino ad ora, e gente che legge solo libri bellissimi, unici, “perle rare della letteratura”.
E ora scusate.
Vado a leggere delle seghe di Bukowski, delle sue due bistecche tra un calorifero, o quell’amabile capacità di fare il culo alle prostitute con il suo alluce, da ubriaco, perché Emily Dickinson e Dostoevskij erano finiti tra le mani di due persone più avanti a me nella coda alla cassa.
Così poi mi scrivo un post alla Welsh.

Categories: scrittura

Lunedì Blu

20 Giugno 2007 Caino 5 commenti

Al lunedì blu ci si alza e ci si chiede come ci si sente.
Non è un giorno verde, o un sabato nero.
Però così, succede che ti svegli e metti Blu Monday. Sia quella dei New Order, sia quella degli Orgy.
E magari ti manca Michael J. Fox e Danny Glover. Quel giubbotto della Quiksilver, in pelle, con il marchio carteggiato che usava Mel Gibson in Arma Letale.
Così succede che ti chiedi: “Dimmi ora, come ci si deve sentire?”

Categories: pensieri

Frasi [Pt.19]: Glicine del Cosmo

18 Giugno 2007 Caino 3 commenti

E Glicine Del Cosmo mi dice “Ciccia” quando sta nel cesso con la faccia intelligentissima.
Poi si siede sulla poltrona, con il mio compiacente stupore.
E io sono così stanco, che mi siedo sul letto, dove mi spoglio, e non c’è spazio per nessun altro.
Appoggiati al muro di fronte, belli in pila, i ragazzi sono quattro, gli occhi intelligentissimi, professionisti eccezionali, e sanno anche il karate. Penso: cazzo, meglio che un pugno in un occhio!
Mi alzo e mi metto completamente in tiro sopra un uomo – sensazione positiva. Comincio ad andare su e giù, ma cerco di non contrarre i muscoli dell’ano, così che possa sentire anch’io.
Il pensiero mi ha distratto e sto per venire, ma continuo a menarmelo velocemente. Mi sento di merda, immaginandomi di essere una donna sopra un uomo – non può andare avanti così. Ho smesso di andare su e giù, ma sto per venire. E Glicine: “Sei bravo, Manuel!”. Glicine parla. Parla e annuisce. E comincio a venire.

I racconti del tubetto – Manuel Agnelli

p.s. devo averlo citato diverse volte, ormai è fuori stampa e questo è un reading del 1999, quindi ascoltatelo. La fase reading, iniziata qui, a volte mi riprende e mi piace ascoltare.