Evitati ’ste cazzate quando scrivi [Pt.6]
Ho un incubo ricorrente che faccio anche ad occhi aperti.
Questo incubo è la frase:
“Stava fumando il suo sigaro amabilmente.”
Io, amabilmente, è una parola che non userei neppure nel giorno del Giudizio Universale, inseguito da tutti i Cavalieri dell’Apocalisse e con Pupo che canta ‘Riding on the Storm’.
Quella parola è la prova incontrastabile che esiste il male nella scrittura.
E’ la prova che se qualcuno mi dicesse “Come riconosci un buon libro?” io potrei rispondere “Non contiene ‘amabilmente’.”
Visto che ci siete, con la penna in mano, la moleskine, lo sguardo attento che ormai avete già contato tutti gli omini con la maschera a gas che ho messo nell’header, e smettetela di pensare alle carote che dovrete comprate stasera, visto che lo so che state prendendo appunti da Resuscito, cancellate pure il 90% di tutti gli avverbi.
Gli avverbi sono brutti shortcut da tastiera, sono la vostra pigrizia di scrivere e la vostra poca immaginazione.
Velocemente non vuol dire niente.
Probabilmente, eventualmente, frequentemente, tutte parole del gatto.
State riempendo una pagina, non state immaginando, state annoiando e non state dicendo nulla.
Veloce quanto e come? Probabile quanto e come?
Gli avverbi dicono e non mostrano.
Non mi stupisco se pensate che la scrittura, vista in questo modo, sia molto BDSM.
Giusto stamane pensavo agli arrampicatori da dizionario, coloro i quali scelgone i lemmi per sonorità e ricercatezza.
Ma io no.
Un tavolo si dice tavolo. E questo l’ha detto Hemingway. Il vecchio sporcaccione ubriacone. Che in fondo era un po’ Bukowski.
Non c’è nulla di cui dire “amabilmente“. Persino i vini, amabili, lasciateli al vostro vicino per innaffiare le piante.
E non insegnate questa parola ai vostri figli.
Sono d’accordo sugli avverbi, anche a me non piacciono ma a volte mi scappano. Già Umberto Eco, se non sbaglio, in qualche suo scritto, ha detto che gli avverbi non vanno usati ASSOLUTAMENTE. Tuttavia ( si può dire? forse sì) vorrei fare una piccola osservazione, non sugli avverbi quanto su certe similitudini che ho letto su questo post e che comunque mi pare caratterizzino molti “giovani scrittori” ( ma tu quanti anni hai?) italiani di oggi. Nel citare Malesi e la tua risposta a – , ci sono immagini di donna francamente un po’ passate, del tipo una puttana che va goduta senza pietà (urka! prendi una donna trattala male fuori dal letto nessuna pietà), una troia sodomizzata etc etc. Ora questo genere di immagini come dicevo le ho trovate anche in altri e detto con franchezza mi pare che facciano capo a un immaginario che pensavo fosse passato di moda e invece mi accorgo ( e quanto me ne accorgo, e non solo in rete o sui libri di carta) che è sempre più attuale. Ora, passi che i giovani oggi siano in genere grezzi come non mai con le ragazze e a volte se le violentino pure esercitando un diritto all’uso del corpo delle donne che pare un loro diritto e se non me la danno gliela prendo io perchè si sa le donne sono tutte zoccole e vogliono in fondo essere prese con un po’ di forza e ci godono di più, ma anche chi scrive e mostra di avere in fondo una certa cultura, deve alimentare questo immaginario? E’ una domanda. Adesso vado a mettermi l’elmetto per ripararmi dalla gragnola (?) di colpi. Senza nessun rancore.
no, trovo tu abbia ragione.
tra l’altro il malesi non ha usato la parola in questione.
è stata una mia leggerezza nella metafora, una “sboccataggine” su cui non ho avuto la tua prontezza di riflessione.
ho corretto perchè non volevo portasse immagini semplicistiche, abusate e maschiliste.
@pessimesempio, scrivi: “Nel citare Malesi e la tua risposta a – , ci sono immagini di donna francamente un po’ passate, del tipo una puttana che va goduta senza pietà (urka! prendi una donna trattala male fuori dal letto nessuna pietà), una troia sodomizzata etc etc.”.
Vorrei farti osservare, per amor di completezza, che io non considero certo immaginario erotico prerogativa del bieco maschio, anzi. Tant’è che quando ho scritto:
“possiamo, dobbiamo considerare un libro come una cortigiana con la quale intrattenerci a sollazzarci finché ci dà gusto, per poi scacciarla non appena ci siamo stufati, annoiati, infastiditi”
ho poi aggiunto:
“(se siete donne, rimpiazzate la parola cortigiana con toy boy o uomo oggetto, e tutto va a posto)”
Mi piace la par condicio, a me. Per ogni visconte di Valmont, insomma, è giusto che ci sia una marchesa de Merteuil.
“Un lettore deve essere maltrattato, titillato, preso in giro, sodomizzato. E solo alla fine dargli esattamebte quello che vuole. Ma in quantità ben superiore a quella che si aspetta.”
L’errore è voluto, a causa dell’idiosincrasia per gli avverbi, vero?
Ops, non son anonimo, son marchino, scusa.
“Già Umberto Eco, se non sbaglio, in qualche suo scritto, ha detto che gli avverbi non vanno usati ASSOLUTAMENTE.”
questa frase mi ha fatto davvero ridere
Tra l’altro ha preso ad esempio me, probabilmente s’è scordato che la prima parola del titolo del mio libro… è un avverbio
@marchino : errore mio. “esattamente” lì va bene. perfettamente bene. assolutamente.
cmq lo “scrivere” nel post è inteso come scrivere in narrativa. quindi puoi usarne quanti ne vuoi in tutti gli altri posti. indipendentemente. in narrativa è meglio usarne pochissimi. e se ti dico di non usarli allora ne userai pochissimi.
@davide: ti ho nominato per i consigli, non come esempio di uso degli avverbi. altrimenti stamane in libreria ho trovato un altro malesi.
Indubbiamente eauriente[mente].
Grazie.
evidentemente, hai ragione.
inesorabilmente spinto dall’impetuoso dubbio di zoppicare visibilmente mentre insegno a correre velocemente, ho fatto due conti.
nell’homepage ci sono 4300 parole, circa.
e 22 avverbi, il 5%, dove mezza dozzina me li ha usati hornby.
stasera lo chiamo e lo sgrido violentemente.
ha chiaramente bisogno di essere picchiato selvaggiamente
Per Davide Malesi: siamo sicuri, però che il marchese di Valmont e la marchesa di Merteuil usassero proprio queste espressioni? Oppure il loro era un erotismo un po’ più elegante, non “un certo erotismo”?
@pessimesempio, siamo sicuri. In nessun luogo, in nessuna epoca storica – salvo forse l’Atene del V sec. a.C. – il turpiloquio, e dunque anche il turpiloquio da letto, ha raggiunto le vette che ha toccato in Francia verso la fine del Settecento. Tant’è che la lingua francese ha elaborato espressioni bellissime: in quale altra lingua ho a disposizione una parola dal suono meraviglioso come “chienne”, se voglio chiamare una donna “puttana”?
Ad ogni modo oggi pensavo una cosa. E’ ovvio che non possiate capirlo, ma il mio uso del termine “puttana”, genere, è molto più simile a quello di un aggettivo che di un sostantivo. E’ indice di un comportamento, di un etica, non tanto di un lavoro associato dalla notte dei tempi all’universo femminile. “Sei un uomo puttana”, per me, è un frase giusta. Mi rendo conto che non fosse chiaro, quindi ho modificato.
E in verità ho modificato perchè non volevo che nessun altro interpretasse troppo alla lettera, con troppa rigidità.
Davide da aggirato il problema parlando di “cortigiane”.
Da lì poi è nata tutta questa discussione che siamo riusciti a trattenere scherzando sugli avverbi. Fortunatamente.
Il succo è che c’è un senso lato in tutto questo. Faccio un esempio “Potresti trattare un libro da schiavo.” E qualcuno avrebbe commentato dicendo “è fuoriluogo appellarsi ancora ad un immaginario di trecento anni fa e delle piantagioni di cotone, con quest’uso di Kuntakinte come icona della letteratura”.
Ecco, questo volevo dirvelo.
ecco. mi fai venire le paranoie. adesso vado da me a contarmi tutti gli avverbi! °_°
gli omini sono bellissimi. decisamente. (ops.)