La vita ti spezza in ogni modo possibile e immaginabile


Stamattina sul marciapiede c’era la Morte.
Stava riparando la sua falce fienaia.
L’ho vista dall’autobus.
Aveva un cane nero, vivo, che la guardava mentre cercava di rimettere a posto la lama.
La gente passava di corsa, acchiappando al volo le copie di Metro, City e Leggo.
E lei se ne stava nascosta dietro una colonna, senza la sua tunica nera. Il cane così annoiato che prima o poi avrebbe iniziato a parlare.
E’ bel problema, quello di trovarsi con la falce rotta a metà.
Forse dopo passo, e gli chiedo come va.
Se dalle vostre parte c’è gente che si dipinge d’argento, o d’oro, quasi a sembrare copie immobili dei Rockets, dalle mie funziona così.
C’è un tizio che lavora per la Croce Rossa che urla.
E quando urla imita le telefonate di chi chiama nel bel mezzo della notte.
“Vi prego fate presto”, urla.
“Aiutatemi, mio marito sta male”, urla.
E poi urla ancora e ti dice: “Allora? Quando vi facciamo comodo ci pregate?”
Fa sempre la voce da donna. Piagnucola.
Ditemi voi come ci si sente.
Mi hanno detto che è proprio uno della Croce Rossa. Non uno che ha rubato una barella.
Ho visto un’altro che si era costruito una vecchia macchina da presa di cartone dorato e faceva finta di essere uno dei fratelli Lumiere. Girava la manovella e fissava il nulla. Era un enorme carillon.
Sotto il ponte, c’è una tizia che si gira una gamba dall’altra parte. Poi si piazza in mezzo al via vai di persone.
E’ qualcosa come quindici anni che va avanti facendosi saltare l’articolazione ogni mattina.
All’incrocio tra le due vie principali, la sera, ci sono cinque peruviani con un impianto voce e fanno finta di suonare.
Sono vestiti da indiani e vendono il loro cd.
Prendendo una di queste due vie, a distanza ragionata, poco tempo fa c’erano due uomini e una donna. Lei suonava la chitarra, gli altri due il sassofono e la fisarmonica. Ora sono diventati un complesso.
Attraversando la strada, scendendo giù verso la stazione, poco prima dei peruviani, c’è un altro tizio che suona il contrabbasso. E le corde sono quelle per stendere i panni.
Ma l’idea della Morte mi piace.
C’è qualcuno che la prende sul serio. Si spaventa.
Ora che ci penso anche il cane viene vestito da morte, o qualcosa del genere. Gli mettono una mantella e una piccola falce sulla schiena.
Il Cane della Morte scodinzola. Credo che debba anche pisciare, ogni tanto.
Forse le chiedo due colpi per levarmi ‘sta barba in cambio di mezza ciotola di croccantini.
Le dico: “Come va?”
Perchè ognuno ha il proprio lavoro.
E oggi il tempo fa schifo.

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3 Risposte to “La vita ti spezza in ogni modo possibile e immaginabile”

  • estrellita

    attraverso di corsa, voglio entrare in un negozio, frugare in mezzo alla roba e misurarmi una maglia a pipistrello o un vestito da ragazza dell’est. ma è troppo anni ottanta, tutto già visto. e già portato. però non ho voglia di andare a impanare i petti di pollo. c’è il solito casino sotto i portici, ma la vedo, là in mezzo, perché tutti fanno un tondino intorno alla morte senza cane con la falce. allora rallento un secondo, le sorrido, e passo oltre. non troppo lontano, per fare quella che ha il senso della misura. mi fermo al semaforo e mi sento toccare la spalla. mi volto in tempo per vedere una lama di plastica argentata risalire.
    meglio che prendo l’autobus.

  • Caino

    è il più bel commento che tu mi hai lasciato negli ultimi 47 anni.
    giuro. :)

  • Antonella Beccaria’s blog » Resuscita quindi è

    [...] Stamattina sul marciapiede c’era la Morte. Stava riparando la sua falce fienaia. L’ho vista dall’autobus. Aveva un cane nero, vivo, che la guardava mentre cercava di rimettere a posto la lama. La gente passava di corsa, acchiappando al volo le copie di Metro, City e Leggo. E lei se ne stava nascosta dietro una colonna, senza la sua tunica nera. Il cane così annoiato che prima o poi avrebbe iniziato a parlare. È bel problema, quello di trovarsi con la falce rotta a metà. Forse dopo passo, e gli chiedo come va. Continua a leggere [...]

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