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Archive for Maggio 2007

Al ricovero per animali

31 Maggio 2007 Caino 2 commenti

Tutti i giorni che scopri qualcosa che ti lascia a bocca aperta, ogni volta che ti rendi conto che non c’è davvero limite a quanto può piacerti un libro, un piatto o un altro essere umano, ti ricordi quanto sia indispensabile la scoperta.
Rimani sbalordito quando ormai hai la certezza che tutte le cose che ti piacciono si sono già scelte tra di loro, e che non ce ne sono altre da “aggregare”.
Io e Amy Hempel è come dire voi e Allison Stokke.
Ma poi, anche, perché non ristamparla?
E poi anche, perché tutte le donne scrittrici che adoro sono fuori stampa?

-o-

Amy Hempel - Alle porte del regno animaleOgni volta che vedi una bella donna, qualcuno si è stancato di lei: così dicono gli uomini. E io so dove vanno, queste donne, con la loro stanca bellezza che qualcuno non desidera più… queste donne che devono vivere come il pino bianco dell’alta Sierra, lì già da prima di Cristo, nutrito in qualche modo dal vento della montagna.
Si accostano gli animali, lisciando il loro pelo, dentro a una gabbia, giorno dopo giorno, dicendo, “Come sta il piccolo di mamma? Si sente solo il piccolo di mamma?”
Se ne vanno alla fine della giornata, soffermandosi per chiedere ad un guardiano, “Finiscono in buone mani?”
Tornano dopo un giorno o due e si chinano per esaminare un gatto privo di un occhio chiedendo, come intendessero adottarlo, “Come faccio a imporre un nuovo gatto al mio cane?”
Ma le adozioni sono molto rare.
Ciò che importa è che queste donne abbiano qualcuno da lasciare, abbandonando le amabili creature che mai le abbandonerebbero, una volta concesso il proprio cuore.

Amy Hempel – Alle porte del regno animale – Serra e Riva Editori 1990

 

 

Nonostancipit

29 Maggio 2007 Caino Lascia un commento

In base ad uno dei miei post e su ispirazione di eio, tanto che sembra che oggi abbiamo scambiato argomenti dei post, ecco tre piccole verità:

Nonostante i Duran Duran, nonostante Notorious, nonostante il fatto che un coniglio alto un metro e ottanta, nero, con la faccia a metà tra una sbornia e un golata di acido perclorico, nonostante anche il fatto che le palpebre di Gyllenhaal non sono mai del tutto aperte, nonostante il fatto che in fondo la trama non è comprensibile perchè è come voler indovinare il colore del latte nascendo ciechi, potrei dire che Donnie Darko è “qualcosa”.

-o-

Nonostante le nuvole, questo cielo “che sembra un tv su un canale morto”, nonostante la pioggia, la Morte sul marciapiede che chiede l’elemosina, nonostante le elezioni, il ciclismo, l’offerta Eur0nics della EOS350d a metà prezzo, che tu hai pagato a prezzo pieno, in fondo è una fantastica giornata.
Nonostante anche le ascelle della gente.
Compratevi meno macchine fotografiche e più roll-on.

-o-

Nonostante questa sia una copia, poco inventiva, nonostante non abbia voglia di rispondere alle mille critiche sterili di quanto si parli di scrittura, di quanto poco si legga, di quanto poco si vada avanti e di quante poche ferie abbia il metalmeccanico medio italiano, nonostante tutto mi sembra il caso di festeggiare.
Anche Paris Hilton ha un difetto. Non è mica tanto brava in certe faccende da cortigiana.

Categories: Senza Categoria

I fratelli chimici

28 Maggio 2007 Caino Lascia un commento

C’è davvero così poco in questo video?
Ho letto una critica ferocissima sulla letteratura trasgressiva. Così feroce da essere pura e vera e totale.
Ora, io non so bene, ma se c’è un immaginario che adesso prende a calci nello stomaco è proprio questo.
Fatevi i vostri conti.

Chemical Brothers, Do ti Again, We are the night [2007]

Categories: narrativa

Zodiac di Fincher

27 Maggio 2007 Caino 3 commenti

Di Zodiac mi rendo conto che Fincher non è più quel Fincher. Non di Fight Club, o di Seven.
E questo era anche un dubbio scaturito dopo Panic Room.
Che diciamolo pure che era una noia pazzesca.
Innanzitutto, per chi non lo sapesse, perciò tutti gli italiani, nel 2005 è stato girato un altro Zodiac. Non l’ho visto, se non un paio di scene anebbiate dal filtro tobacco della telecamera. Così annebbiate che tutto era giallo, come se registra, macchinisti, attori avessero pisciato dappertutto come cani randagi. Le facce della pellicola sono tutte quelle che Fincher ha potuto evitare. Un attore di Grey’s Anatomy, una di Prison Break, uno di Lost. Rispettivamente, nei loro lavori settimanali quelli che si fanno chiamare: Kareb-quello-che-ce-l’ha-mollo, la-tipa-occhiverdimora-che-aiuta-l’avvocato, Ethan-quello-che-rapisce-Claire.
Di questo Zodiac si può dire che, nonostante non succeda nulla, nonostante non sia chiaro chi sia l’assassino [e questa è una cosa da sapere bene prima ancora di entrare al cinema altrimenti potevi spendere i tuoi soldi in una birra media], nonostante Zodiac sia un continuo parlarsi sopra, un dialogo imperterrito con delle buone inquadrature, una buona fotografia e un buon ex-Donnie Darko [Jake Gyllenhaal] e un ottimo ex-GuidaAlRiconoscimentoDeiTuoiSanti nonchè ex-ScannerDarkly [Robert Downy Jr.], alla fine ecco, è questo.
Un “nonostante”.
E ci sono queste due espressioni assurde per esprimere un complimento e un giudizio.
La prima è “però”, appendendo la “p” sulle labbra.
La seconda è “nonostante”, facendo scivolare il complimento in fondo, nelle ultime parole.
Ah, io sono sempre in caccia della prima, sia chiaro.

 

 

Categories: cinema, rigurgito

La nostra battaglia contro la Scrittura [Pt.7]

25 Maggio 2007 Caino 1 commento

Non ricordo com’è che mi imbatto in post come “My struggles with novel writing”.
Dice: “Non trovo un ritmo di narrazione e dopo 400 parole ho già raccontato tutto. Come scrivo le altre 59.600 parole?”
Non ricordo neppure come e quando ho letto in un altro blog, italiano, qualcosa come: “Non mi serve che tu mi dica come migliorare il mio racconto, perché io lo voglio proprio così.”
Mi manca il primo caso.
Mi manca come il freddo nell’inverno del 2007. So che ci doveva essere, ma non c’è stato.
Dopo il mio commento ne sono seguiti altri, e li ho letti tutti. Una colonna di dritte divorate, brutalizzate, smontate e ricollegate.
Ho indicato me stesso come caso limite, mi sono riguardato sotto quelle ottiche.
Una dice: “Ora scrivi 2000 parole e chiamami domattina. Scrivi più velocemente, ma meno pesantemente.”
Un’altra, quella che mi piace di più, suona come: “Scrivi ‘Prima Bozza di Merda’ in cima al tuo lavoro, e scrivilo in alto su ogni pagina.”

La mia risposta è sull’inutilità delle domande che non hanno risposta.
Non c’è un ritmo narrativo da scegliere,  da decidere, o da possedere.
Questa potrebbe essere un’altra cosa da evitare, la numero 7, ovvero “non pensare a nulla che somigli ad un romanzo finito e completo”.
Non pensare ad un ritmo, non pensare ad una trama completa, ad un colpo di scena, all’ultimo capitolo.
Ci sei tu, un word processor, e la lotta contro la prossima pagina e quella successiva.
E non è una lotta sulla qualità delle tue parole, ma una lotta su quanto ti stai divertendo, quanto stai riuscendo a stupirti e immedesimarti.

Un altro commenta dice: “Scrivi come un pazzo, senza ritegno.”
Sono tutti ottimi consigli, tutti.
E me li devo ricordare. Tutti.
Uno ancora dice: “Io non faccio altro che scrivere tutta l’idea in poche pagine e poi aggiungo scene dentro scene dentro scene. Ho ancora problemi con la mia scrittura, ma sto migliorando.”
Tutti questi commenti che non assomigliano a marchette, e che non sono “ciao-bello-qui-mi-link”, questi post come tavoli da discussione, non sono di uomini che hanno un righello in mano, in fila, di fronte ad una toilet. Non è la stessa gente che ti guarda storto perché hai portato un righello da 20cm, mentre a loro, almeno, gliene serve uno da un metro. Non c’è questo grosso cartellone bianco dove c’è la classifica.
E non c’è il nome di chi ce l’ha più lungo.
Vado in giro a collezionare consigli, idee, ottiche, metafore, frasi fatte, espressioni, colori, dritte, arredamenti, tessuti e condizioni meteorologiche.
Però non risponderei mai: “La mia scrittura non me la devi correggere. Perché io la voglio proprio così.”
Perchè io, come loro, ho un problema.
E il mio problema è essere criptico.

Categories: scrittura

Un altro messaggio al nostro Sponsor

23 Maggio 2007 Caino 5 commenti

Delle volte che ti svegli ed hai tante piccole idee del cazzo in fila indiana, separate, ognuna che guarda dove le pare, e nessuna di queste che condividano l’amore per lo stesso cantante, l’attrice preferita o la data di compleanno. Nessuna di queste idee che  abbiano lo stesso segno zodiacale, il numero fortunato in comune, una messa in piega che non le faccia sembrare idee vecchie ed irrequiete ad una fermata del tram, di tutte queste volte che il tuo cervello sembra un centro per sfollati di idee diseredate.
Di queste volte amo quando sento i tentacoli e le ventose del mio cervello.
Quando è come Tetris e trova i lati combacianti.
A Natale rompo i gusci delle noci con le mani non per il gusto di mangiarle, ma per il rumore, e per rimettere insieme i cocci, incollarli e infilarci dentro un bigliettino. Peggio ancora un nocciolo di oliva.
Così che tu possa aprire la noce e non capire cosa ci faccia un nocciolo di oliva là dentro.
Di tutte queste idee dove nessuna è davvero buona, davvero sufficiente, e che tu fai diventare il tutto un unico mattone.
Un mattone che quando lo lancerai dalla finestra sei sicuro che ammazzerà qualcuno.
Sono questi i giorni in cui non vorresti far altro che srotolare le parole come carta igienica, farle essiccare al sole, trasformarle in piccole cose dal senso concetrato.
Tutto questo mi ricorda che ho letto da qualche parte del fatto che DeLillo scriva solo in uno stato di euforica grazia.
Io non so se questa, di questo mio polpocervello, sia euforia, ma so che non dovrei essere a lavoro.
E so che ogni scusa che trovi per non scrivere è finta.

p.s. in foto, l’affascinante cervello di un polpo.

Categories: scrittura

Non traduceteci, Grazie.

22 Maggio 2007 Caino Lascia un commento

In verità non è che morissi dalla voglia di scrivere questo post.
Solo che io me ne sto tranquillo a cuocermi i miei tre etti e mezzo di carne bianca, che deve essere pollo e mai tacchino perchè nel tacchino ci possono infilare qualsiasi cosa e puoi scommeterci che è una cosa, quella di siringare tranquilli tacchini goglottanti, che fanno con regolarità, e allora mentre c’è puzza di pollo e metto le spezie e il sale la televisione dice:
“I libri italiani in America non c’arrivano neppure, vengono ignorati. Il perchè è che fanno abbastanza schifo, mentre la letteratura americana è su un altro piano qualitativo, così alta che noi possiamo solo guardare. E’ giusto così.”
Dicono che questa dichiarazione è di Alessandro Piperno, quello di “Con le peggiori intenzioni“.
Non è che il libro di Connelly sulla credenza mi faccia pensare proprio la stessa cosa. Ma quasi.
E non è un concetto così rivoluzionario.
Prendiamo un dialogo, nel pilot di DiRT, serie TV che vedremo in autunno.
La scena è ad un party di celebrità, quando un regista si avvicina a quella che un tempo si faceva chiamare Monica e aveva altri cinque amici, quelli di Friends, ma che ora si fa chiamare Lucy Spiller e dirige un giornale scandalistico.
Non ci vuole molto a capire cosa manca.

“Nessuna donna dovrebbe lasciare il suo bicchiere incustodito in questi tempi difficili. Soprattutto tu.
Hai mai sentito parlare di Jatropha Curcas?”

“La tua seconda moglie?”
“No. E’ una pianta velonosa che cresce ai tropici. Molto difficile da rintracciare, insapore, e uccide in 15 minuti. Hai idea di quante di queste persone ti vorrebbero sdraiata al suolo supplicando qualcuno di chiamare il 911?
Damien Fields, a meno di sei metri.
Hai foto di lui mentre faceva un pompino a qualche tizio in Griffith Park.”

“Almeno ho preso la sua parte buona.”
“Cara Valente. Servizio su di lei e il suo tato.”
“Manny.”
“Giusto. Manny. Ed io, per la sequenza del via vai di prostitute dal mio yacht.”
“E’ stato molto intelligente. E molto divertente.”
Non e’ neanche finito in copertina.”
“Non sei propriamente Spielberg, Harvey.”
Non piu’ di sicuro dopo essere diventato una barzelletta su uno dei tuoi giornali.
Sai, quel divorzio mi e’ costato due delle mie tre case.
A Hollywood, e’ come essere dei senzatetto, praticamente.”

“Sai perche’ non sono preoccupata?”
“Mmh?”
“Perche’ tu e tutti i tuoi compari di Hollywood leggete le mie riviste, e segretamente le adorate. E sapete che ogni parola e’ vera. E tanto intensamente quanto odiate ammettere di aver bisogno di me.”
Sei strepitosa.”

Non è tanto la scorrettezza “politica” dei contenuti.
E’ questo paletto di legno che ancora vogliamo tenerci dentro, come i guardiani di una buona letteratura che fu, che spendono meno a tradurre che a editare, perchè in fondo delle vostre biografie cosa ci può più interessare?
Non mi ci vuole Piperno per ricordarmi che l’ultimo Underworld di DeLillo in italia è stato scritto mezzo secolo fa.
Che adesso abbiamo cantanti in testa anche in libreria.
Di sicuro non ci vuole un genio a capire che persino un dialogo tv prende più colpi della pentolaccia in termini letterari.
E a me sembra di vedere tutti questi scrittori con un pennellino da restauro mentre imbiancano le pareti.
Mi mangio il pollo, va.

p.s Mi sono reso conto che effeffe ha scritto questo. Penso sia omogeneo, anche se magari in tono diverso, e vada letto. Inoltre “a gamba tesa” è un immagine che rende.

La meravigliosa storia di Tania Dervaux

20 Maggio 2007 Caino 7 commenti

fellatio.jpgCome narrazione, lei non si limita ad affermare qualcosa di estremo. Quello che leggi nei giornali, su google, nei blog, nei portali, è il suo gioiellino condensato. Racconta una storia, con un inizio e una fine, una storia che sta su tutti i titoli dei giornali.
Lei è nessuno, lei sarà qualcuno. Inizio e fine.
La racconta così bene che ci credono tutti. Sceglie una trama che interessa ad almeno il trenta per cento della popolazione del Belgio.
I pompini.
E la cosa migliore è che c’è un rapporto “numero di parole-costruzione della storia da parte del lettore” incredibile.
E poi, soprattutto, Tania Dervaux esagera.
Non si limita ad offrire un pompino, e tutti non pensano al singolo pompino. L’immaginazione dei lettori è sulle file di erezioni che si ritroverà dietro la porta dell’ufficio, al rossetto sbavato, gli occhi arrossati. Le donne penseranno al sapore, all’odore di pesce di un uomo pescato per strada, che ha votato e che ora vuole la “sua”.
Ti senti battere in testa una voce che rimbomba in un corridoio e dice: “Avanti un altro.”
Questa storia è la versione cosciente del rutto di Cameron Diaz.
Lei è in tv e rutta, e tutti pensano alla sua gola. A quello che è transitato per la sua laringe per tirare fuori quel genere di suono.
La domanda innestata è: “Cosa avrà mai fatto passare là dentro?”
Alesaggio, è una parola che ti può venire in mente.
Venire, è un altra parola ancora.
Voi state pensando alla mandibola indolenzita di Tania Dervaux, alla sua mano che si tasterà l’orecchio, la tempia, al suo sguardo annoiato.
C’ è anche il colpo di scena.
Lei racconta questa storia facile e semplice e ti fa credere che sta tutto lì. Nulla di più.
Io succhio, tu voti.
Ma lei è il Diavolo e nasconde il vero nocciolo della questione.
E’ per questo che c’ho pensato un po’.
Ora sei qui a leggere, per esempio, e chiediti perché.
Mentre qualcun altro starà a guardare il suo programma elettorale, se per davvero c’è scritto “fellatio ai sostenitori”.
Stai dando attenzione, stai prendendo appunti su chi sia, stai creando un precedente che ti permetterà di ricordarla.
E alla fine molti penseranno: “Tanto non saprei chi votare, almeno questa è sportiva. E simpatica.”
Io direi: “Ti ha fatto entrare i pantaloni dalla parte della testa, e non te ne sei manco accorto.”
Fantastico.
E’ pubblicità, ma è anche saper raccontare molto bene qualcosa di assolutamente irreale, irrealizzabile ed assurdo.

(Per)Versione della Verità

18 Maggio 2007 Caino 2 commenti

Sbadiglio che mi stanno raccontando delle reti umane.
Mi sveglio che stanno ancora leggendo un pezzo di navi vichinghe.
Sbadiglio che mi stanno spiegando la ciclicità della vita, l’impalpabilità degli attimi preziosi, quelli che non noti e che oggi potresti immortalare con la tua telecamera da tre megapixel, la coriacea ignoranza che ci porta a non sapere che in verità di lì ci siamo già passati, che abbiamo già provato tutto e che in realtà non siamo in grado di accorgercene. E che cerchiamo quell’istante in cui c’è il lampo di eccitazione per la finta novità.
Dicono ancora: “Déjà vu”, che senza accento francese suona come un insulto.
Non c’è caldo, se tento di prendere la sedia davanti quella suona come una campana. E’ di ferro.
Sbadiglio perchè certe persone hanno nove libri inediti dentro una cassapanca, in casa. Che magari, penso, c’hanno messo anche una decina d’anni a finirne uno.
Mentre ne scrivevano altri due.
Mi annoia il fatto che non sappiano perchè siano nove.
Sbadiglio perchè c’è differenza tra un fine pensatore, un uomo che sa di scienza ed ha una spiccata emotività, e che possiede un’ottima padronanza del linguaggio, una richezza di vocaboli, da chi “sa farlo”.
La sostanziale differenza che divide una poltrona con imbottitura in lattice, scheletro in acciaio, snodata, con poggiapiedi estraibile e alcantara, da un trono nero opaco di Giger.
Ai reading trovi questo, campionari di limatori dei vocaboli, gente che si interroga guardando il cielo, scrivendo “v’è” al posto di “c’è”. Scrittori che ti dicono chi è il cattivo, quant’è buono il protagonista. Esplicitamente.
Quella versione della verità che vogliono regalarti.
Questa perversione della verità che non ti interessa.

Dopo il miglior complimento.

17 Maggio 2007 Caino Lascia un commento

Era questo, il miglior complimento.
Oggi qualcuno è atteratto qui con: “bl0g s1m1l3 4 p.0.r.n..0.r.0.m.4.n.t.1.c.4″.
Io non dico nulla. Metto solo degli zeri al posto delle “o”. Che non si sa mai.
E poi qualcuno dice di meglio, già.

Categories: scrittura