
Nella sala quasi fai fatica ad entrare.
E se entri ti metti in coda, come se tu stesso fossi un commento.
Guardi là davanti e vedi di cosa parlano, esattamente come leggeresti i commenti che ti hanno preceduto e che magari hanno stabilito una relazione e un dibattito.
In verità, non senti.
Molte persone sono pesci, “ablah-ablah-ablah”. E neppure rossi.
Anche questa è un sala con il soffitto a volta lunettata, quella che nasce dall’incrocio di due cilindri sezionati perpendicolarmente. E’ la stessa che ospita GenovaInedita.
Tutti, ma tutti, hanno sulle ginocchia qualcosa in garanzia e che hanno pagato tra un terzo e il doppio del loro stipendio.
Per un attimo, ma poi con il nome “Caino” sul petto mi son detto “meglio di no, Johnny”, anche se Johnny non è il mio vero nome, altrimenti mi incazzerei non poco con i miei genitori che almeno potevano chiamarmi Actarus oppure Venusia se fossi stato donna, insomma per un attimo io stavo per venirvi a chiedervi gli scontrini.
E poi dirvi: “Huè che si scoloriscono in meno di tre mesi.”
C’è chi dice: “Ah, allora esisti per davvero.”
C’è chi dice: “Ma chi è Pudo?”
C’è chi non contiene la gioia per aver trovato il suo blogger preferito.
Là fuori, fuori da questo pascolo di duecento persone, c’è una piazza così grande e così piena di gente che ignora cosa sia questo luogo, questo raduno. Questa riunione.
Ci sono spruzzi d’acqua, sole, pelle scoperta e noi ce la stiamo a raccontare.
Più tardi qualcuno che srotola idee robuste come la sua costituzione, dice: “C’è un blogger ogni duemila, e forse in tutto il resto di Genova adesso non ci sono altri blogger, statisticamente parlando.”
Altri alzano la mano e dicono che quello è il loro terzo, quarto o quinto BarCamp. E lasciano moglie, figli, amici, parenti, la macchina nuova in garage, la bozza di un progetto da completare e si sparano anche trecento chilometri.
Chi ha sorpassato quella soglia, è ben oltre la semplice partecipazione per adesione.
Tutti quelli che passano guardano la spilla che ti sei sparato al capezzolo.
Quella che dice chi sei e quale posto ti sei creato per provenire.
Con lo stesso tipo di soffitto, a volta lunettata, ci sono tre sale, pesto-focaccia-farinata, e dozzine di spunti e di argomenti.
Voi li chiamate interventi, ma sono solo post orali.
Repliche con lingua, saliva che schizza, alito pesante, incomprensibilità degli accenti regionali ma sempre “post”.
E quando finiscono gli interventi, ecco le domande e le riflessioni. I commenti.
Tutto quanto dura il tempo medio che dedichi a leggere e commentare. Mezz’ora.
Qualcuno riflette sul futuro, pensa all’evoluzione di questi Barcamp, getta l’idea del “tutto virtuale-tutto in rete”.
Campers che prima si esaltavano di uscire dalle loro tastiere per vedersi in faccia e che ora vogliono tornarci, dietro quelle tastiere, magari questa volta usando una webcam.
E forse perché le troie gotiche dark di splinder non esistono davvero.
Forse perché il livello di ferormoni è da omosessualità tra carcerati.
Ci sono grafici terrificanti di emorroidi verdi e marroni collegati da tratti di matita.
Quelli verdi non sono i blog, gli altri lo sono e le righe sono i link. E BeppeGrillo non linka un cazzo di nessuno. I Barcamp hanno il senso di ogni manifestazione fatta di aggregazioni spontanee basate su interessi comuni.
Non è corretto definirli brainstorming.
E’ corretto definirli brainstorming personali.
Nella massa di idee e persone ci puoi vedere quello che ti pare. Puoi vedere chi posta via wi-fi, chi controlla se è ripreso dalle telecamere, chi si fa il bicchiere di vino davanti al suo decimo link del blogroll in carne ed ossa. C’è chi salta da una sala all’altra per mangiare e combattere ogni argomento.
Qualsiasi cosa tu non possa comprendere per davvero, gestirla come il cubo di test delle Direct-X, contenertela e girartela in testa, allora puoi solo amputarla, rimodellarla. E finalmente assumerla.
Ingoiarla, tirare giù un post e ri-iniziare.
In mezzo a tante persone che ci credono, ti senti parte di qualcosa che farà cambiare tutto il resto.
E non solo della rete.
Allo ZenaCamp il bello che percepisco è soprattutto questo.
Anche se un Barcamp si vive per attimi, nelle occhiate, nei brevi momenti in cui ci si sfiora.
Mi sono perso il 90% delle vostre parole e non l’ho fatto di proposito.
Enormi sorrisi di persone che vorrebbero dire “E ora che cazzo ti dico?”.
Occhi che sbarellano all’indietro, posseduti, per concentrarsi su dove hanno letto Tizio o cosa aveva scritto Caio.
Quelli che dicono: “Domani ti vado a leggere!”
Quelli che dicono: “Ah si, ti conosco di nome, bello il tuo blog.”
Una delle persone che mi iniziarono alla blogosfera mi disse: “Se nel web c’è vita, è nei blog.”
Al prossimo BarCamp ci sarà quel tizio che non ti linka, quello che gli ha telefonato Mitnik in casa per chiedergli come si formattano i floppy da 2mb, quella che pensavi fosse una psicopatica e che invece è solo una rottura di palle.
C’è quello che non puoi vedere perché secondo te non capisce un cazzo. O quello che diventerà qualcuno.
C’è chi dice: “I Bloggers hanno un livello culturale e intellettuale superiore alla media.”
Senza snocciolare troppo su di me, sono finito almeno in tre o quattro “tipologie” di aggregazione standard definite intellettualmente superiori alla media.
Sono un cazzo di genio, allora.
Oppure, e invidio la lingua inglese che permette questo modo di dire, non sono mai stato “dentro” nessuna di queste.
O forse abbiamo sempre questa convinzione. Questa fissa per essere unici e sopra la media.
p.s. Non ho linkato nessun, di proposito. Sarebbe un torto a tutti gli altri partecipanti. Grazie di cuore a tutti.
Che bella cronaca.
E beppe grillo non linka nessuno perchè non ha mica tanto capito cos’è davvero un blog.
Al prossimo barcamp.
Ah ma che brutto, c’eri e non lo sapevo. Mi sarebbe pure piaciuto conoscerti. Pensa che io non avevo manco la spilletta col nome, che scazzo, avrei voluto tanto to belong, invece come al solito ciccia.
(comunque io mi sono divertita)
magari ero quello di fronte, o di lato, e dicevi “di sto tizio non leggerei mai il blog.”
siamo come l’invasione degli ultracorpi, noi altri.
la prossima volta mi metto la tuta da superman.
se tu eri un commento ho capito quale
e dai, che c’hai sballato nonostante non volessi
sono rimasto “emozionato”. è la parola migliore che possa trovare.
[...] solo l’ultimo, si fan male…). Lo trovate da lei, e per un fugace istante si vede anche Caino (così si becca i suoi 15 secondi di celebrità e non rompe più il cazzo ). E’ quello [...]
con molta invidia confesso che questo post avrei voluto scriverlo io.
ma almeno il buffet, com’era?
bel post, bella la descrizione della gente che c’era in questo barcamp, ho avuto la stessa sensazione anche io a l barcamp di roma, anche da te c’era una invasione di Apple? Sono fighi è vero, ma non li sopporto, li vedo come una cosa bella ma troppo chiusa in un mondo che secondo me dovrebbe evitare qualsiasi tipo di limite.
@flounder: il buffet era buono, un po’ ridotto.
per me ce ne volevano altri due piatti, per una persona normale almeno un altro mezzo, per una donna era sufficiente.
una cosa non l’hai chiara, credo: “voi li chiamate interventi, ma sono solo post orali” è un complimento
anche il commento antropomorfo lo trovo fantastico.
è più una constatazione, ed effettivamente ora che mi ci fai pensare è anche un complimento.
[...] da sembrare enormi vermoni da innescare. Nei BarCamp forse stiamo innescando qualcosa, ed è sempre questa la sensazione che si prova. La prossima volta lo spiego anche all’impiegato delle [...]