Se nella mia vita ho usato il concetto di “disturbante”, allora scusate. Ho sbagliato.
Come voi avrete sbagliato a dire “sono triste” prima di avere un lutto in casa, come avrete sbagliato a dire “sono senza soldi” prima che la banca vi telefonasse a casa, come avrete sbagliato a dire “ci sto uscendo di testa” senza aver mai preso citalopram, paroxetina, prozac, zoloft, fevarin, seropram, elopram, sereupin, seroxat, dumirox, maveral, cipralex .
Eccediamo nelle espressioni per essere sicuri di attirare l’attenzione.
Esageriamo cosicchè le nostre storie non passino inosservate.
Quando avremo storie degne di una definizione allora alzeremo le mani come se spingessimo via il nostro passato e ci scuseremo.
“Questo” è disturbante, e lo è in tutti i modi.
Tutto il resto di quello che ho visto, che non sia categorizzabile come “mondo movie” o “snuff”, non è sufficientemente disturbato, morboso, cattivo e alienante. E se avessi visto uno snuff non sarei di certo qui a dirvelo a meno che non voglia rischiare la galera.
Però l’idea non è quella.
Martyrs non è sangue, torture, budella, scuoiamenti. E’ quello, ma concettualmente è tutt’altro.
Non impantatevi sull’emoglobina, le piastrine, i glubuli rossi, bianchi, i trigliceridi, il ferro ecc.ecc.
Il risultato finale non è Saw, non è L’esorcista, non è Venerdì 13. Non è ribrezzo o paranoia. Se per voi è quello, allora siete un caso patologico di totale assenza di empatia ed emozione.
Se l’unico scopo dell’Arte, in qualsiasi forma, fosse quello di portare a riflettere, a scuotere il pubblico, Martyrs sarebbe un capolavoro.
Ma è una storia capace di danneggiare il pubblico.
Se avete da smerigliare una ringhiera, la ruggine che la sta divorando, fatelo.
Se dovete levarvi dei punti neri, germi di miglio, brufoli bianchi, peli incarniti, è meglio che mettervi a guardare Martyrs.
E non perchè Martyrs è brutto.
Perchè Martyrs è troppo bello per non poterlo ammirare. E come me, dopo starete male. Con lo stomaco rivoltato, masticando cibo e senza sentirne il gusto, con qualcuno che magari poi vi chiede “Che c’è” e tu sei troppo frastornato per spiegare in che modo possa averti stuprato un film.
Tutto quello che vedrete è in qualche modo esistito e per motivazioni molto più futili e meno nobili.
I concetti sono reali. E dopo aver visto Martyrs sono i concetti che vi perseguitano.
Come nuda e cruda esperienza narrativa, come storia, come cinema, Martyrs spezza la banalità narrativa in tre tronconi. E’ obbligato a fare l’occhiolino al clichet, obbligato a richiamarlo, per spazzarlo completamente via. Questo è un grande limite.
Per difendersi, il film sente l’obbligo di citare il banale per dimostrare di non esserlo.
Si mette sulle punte dei piedi per dimostrare la sua altezza, quando era già alto a sufficienza.
Martyrs in questo fallisce. Fallisce nella necessità di voler essere troppo esplicito.
Fallisce nell’essere troppo poco “Sartre”, nell’essere troppo poco “una storia che dovrebbe far vergognare il lettore” per essere troppo “una storia che fa vomitare il lettore”.
Tuttavia il cinema europeo ancora una volta sbeffeggia gli americani.
Attendo beffardo il prossimo remake con i soliti Charlize Theron, Naomi Watts ebblablablablabla.